Garlasco, la birra bevuta da Stasi e mai repertata e il mistero delle scarpe Lacoste: cosa raccontano davvero le foto della villetta

Una lattina di birra bevuta da Alberto Stasi la sera prima dell’omicidio e rimasta nella cucina di casa Poggi senza essere repertata. Un paio di scarpe Lacoste che, quasi vent’anni dopo, potrebbe offrire una possibile spiegazione per alcune misteriose tracce a forma di «V» fotografate sul pavimento. Nel caso Garlasco sono ancora una volta gli oggetti più comuni a sollevare domande sulla scena del crimine e soprattutto su ciò che venne acquisito, analizzato oppure semplicemente lasciato nella villetta di via Pascoli.

Nessuno dei due elementi dimostra da solo qualcosa sull’identità dell’assassino. Entrambi, però, riguardano un problema diventato centrale nelle nuove riletture dell’indagine: quanto sappiamo davvero delle tracce presenti nella casa di Chiara Poggi e quanto materiale potenzialmente utile non venne repertato nel 2007?

La lattina di birra bevuta da Stasi e rimasta nella villetta

Il primo particolare arriva dalla cucina. Nelle fotografie scattate durante gli accertamenti compare una lattina di birra che, secondo la ricostruzione della difesa, era stata consumata da Alberto Stasi la sera precedente all’omicidio. Quella lattina non venne però repertata.

Il dettaglio assume interesse non perché la birra costituisca una nuova prova, ma perché offre un esempio concreto di oggetti presenti nell’abitazione che non furono acquisiti dagli investigatori. Il professor Francesco Maria Avato, medico legale e consulente della difesa di Stasi, ha ricordato che i consulenti non potevano intervenire direttamente sui reperti: «Noi non eravamo in condizione di repertare nulla. Potevamo soltanto osservare e fotografare».

Avato sostiene che non sarebbe stato possibile neppure esaminare direttamente il contenuto della pattumiera. Ed è proprio il cestino della cucina ad avere assunto un’importanza crescente nelle nuove discussioni sul caso.

Il medico legale segnala infatti quella che considera una possibile anomalia: «Quello che mi sembra possa emergere adesso è una discrepanza tra il lotto contenitore di Estathé ancora presente nel frigorifero e quello ritrovato nella pattumiera».

Una questione che si aggiunge quindi a quella della birra: oggetti presenti nella cucina, consumazioni attribuite alle ultime ore trascorse nella villetta e reperti che non vennero trattati tutti nello stesso modo.

Le scarpe Lacoste e quelle misteriose impronte a «V»

Il secondo elemento riguarda invece il pavimento della casa. Tra le tracce fotografate nella villetta figurano alcuni segni dalla caratteristica forma a «V». Una ricerca indipendente realizzata dal grafico Mario Felici e mostrata a Filorosso su Rai3 ha proposto una possibile sovrapposizione tra quelle tracce e il disegno della suola delle scarpe Lacoste che Alberto Stasi ha sempre dichiarato di avere indossato quando entrò nell’abitazione e trovò Chiara.

Se questa compatibilità venisse dimostrata scientificamente, la lettura delle tracce potrebbe cambiare: almeno alcuni dei segni presenti sul pavimento potrebbero essere stati lasciati da Stasi durante il suo ingresso nella casa successivo all’omicidio e non necessariamente dall’assassino.

Al momento, tuttavia, si tratta di un’ipotesi di comparazione e non di un’attribuzione forense definitiva. A sollevare dubbi è stato anche l’ex comandante dei Ris Luciano Garofano: «Ma anche se ci fossero una o due di queste presunte impronte, è poco rilevante: dove sono le altre? Perché le persone non volano».

L’obiezione riguarda quindi la continuità del percorso. Se quelle tracce appartenessero effettivamente alle Lacoste di Stasi, bisognerebbe spiegare perché non sia possibile ricostruire attraverso impronte analoghe l’intero tragitto compiuto all’interno dell’abitazione.

Due dettagli che riportano al problema della scena del crimine

Birra e scarpe finiscono così per convergere sullo stesso interrogativo. La lattina mostra che non tutto ciò che era presente nella villetta venne necessariamente repertato. Le presunte impronte delle Lacoste ricordano invece quanto sia difficile, a distanza di anni, attribuire con certezza segni documentati fotograficamente ma non sempre cristallizzati attraverso accertamenti capaci di rispondere alle domande emerse successivamente.

È un problema che riguarda anche la pattumiera. Avato sostiene che i consulenti poterono soltanto osservarla e fotografarla, mentre proprio il suo contenuto è tornato centrale per la questione dell’Estathé. Il punto non è trasformare ogni oggetto dimenticato in una prova decisiva. È l’esatto contrario: stabilire quali conclusioni possano ancora essere tratte da una scena del crimine sulla quale alcune domande non possono più essere sottoposte direttamente ai reperti originali.

La difesa di Stasi guarda alle tracce del 2007

Antonio De Rensis continua intanto a indicare proprio nella rilettura degli elementi originari una delle possibili strade per la difesa di Alberto Stasi. «Attendo questo settembre, che a mio modesto avviso ci porterà tante novità riferite al 2007», ha dichiarato il legale, mentre la Procura di Pavia prosegue separatamente le nuove indagini che vedono Andrea Sempio indagato.

La birra dimenticata nella cucina e le tracce che potrebbero richiamare la suola delle Lacoste non riscrivono da sole il delitto di Garlasco. Raccontano però qualcosa di altrettanto importante: nella villetta di Chiara Poggi esistevano oggetti e segni dei quali, diciannove anni dopo, si tenta ancora di stabilire il significato. E per alcuni di essi le fotografie potrebbero essere ormai l’unica possibilità rimasta per cercare una risposta.