Il rito italiano per eccellenza rischia di diventare un piccolo lusso quotidiano. Bere un caffè al bar costa sempre di più e in alcune città la tradizionale tazzina ha raggiunto prezzi che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati impensabili. In alcuni locali del centro di Merano un espresso arriva a 2 euro, mentre sotto i portici di Bologna si può pagare fino a 1,70 euro.
Non si tratta soltanto di casi isolati. Secondo l’analisi del Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), realizzata con Assoutenti sui dati ufficiali del Mimit, il prezzo medio del caffè al bar in Italia è arrivato a 1,29 euro, contro 1,04 euro del 2021. In cinque anni l’aumento è stato quindi di 25 centesimi, pari al 24,2%.
Gli esercenti attribuiscono i rincari all’aumento del prezzo del caffè all’ingrosso, ai costi energetici e alle maggiori spese necessarie per gestire i locali. A incidere sulla materia prima ci sono anche le conseguenze dei cambiamenti climatici nei Paesi produttori, mentre le quotazioni del caffè sui mercati internazionali sarebbero aumentate del 130% nell’arco di tre anni.
Bolzano e Pescara le città più care per un espresso
La geografia della tazzina mostra differenze notevoli tra una città e l’altra. Bolzano guida la classifica nazionale con un prezzo medio di 1,51 euro, seguita da Pescara con 1,49 euro. Complessivamente sono undici le province nelle quali la media ha superato la soglia di 1,40 euro: tra queste figurano Ferrara, Trieste, Padova e Udine.
Una concentrazione prevalentemente settentrionale che rende evidente il divario territoriale. All’estremo opposto della graduatoria si trova infatti Messina, dove un espresso costa mediamente 1,06 euro, seguita da Catanzaro con 1,08 euro. Sotto 1,20 euro si trovano anche Aosta, Siracusa, Varese, Roma e Pistoia.
La differenza tra gli estremi della classifica raggiunge così 45 centesimi. Una cifra apparentemente modesta che diventa molto più consistente per chi consuma uno o più caffè al bar ogni giorno.
A rincarare, inoltre, non è soltanto l’espresso tradizionale. In diversi locali il decaffeinato costa qualche decina di centesimi in più, così come il macchiato, per il quale vengono conteggiati il latte e la preparazione aggiuntiva.
Da Pescara a Napoli, dove il caffè è aumentato di più
Ancora più significativo è osservare quanto siano cambiati i prezzi nell’arco di cinque anni. Pescara registra un aumento del 49%, seguita da Parma con il 41%, Bari con il 39,5% e Napoli con il 37,8%. Gli incrementi più contenuti si registrano invece ad Aosta, dove la crescita si ferma al 6,7%, mentre Cagliari, Biella e Reggio Emilia si attestano intorno al 15%.
Dietro queste differenze ci sono anche i costi fissi sostenuti dagli esercenti: affitti, energia, personale e gestione del locale incidono inevitabilmente sul prezzo finale. A questi si aggiunge la corsa delle quotazioni della materia prima, che ha reso sempre più difficile mantenere i vecchi listini senza ridurre i margini.
C’è ancora chi vende il caffè a 70 centesimi
In un’Italia nella quale l’espresso da un euro sta progressivamente scomparendo, resistono però alcune eccezioni. Una delle più sorprendenti si trova a Cossato, nel Biellese, dove al bar Fante di Cuori la tazzina viene ancora servita a 70 centesimi.
Un prezzo rimasto sostanzialmente invariato da trent’anni. I titolari spiegano di aver scelto deliberatamente di mantenere il caffè accessibile a tutti, rinunciando a una parte del margine di guadagno. Anche a Torino esiste ancora chi difende la vecchia soglia: al 61KF Cafè di corso Dante l’espresso costa un euro.
Sono ormai eccezioni in un mercato che sembra andare nella direzione opposta. Per decenni il caffè al bancone è stato uno dei consumi più economici e popolari degli italiani. Oggi la soglia dei due euro è già stata raggiunta in alcuni locali e la domanda diventa inevitabile: quanto costerà ancora il rito della tazzina nei prossimi anni?







