Una vera e propria bomba giudiziaria scuote i vertici del pallone internazionale. La UEFA ha avviato le procedure legali dinanzi alle corti statunitensi per acquisire documentazione contabile e probatoria della FIFA, con l’obiettivo dichiarato di trascinare il presidente Gianni Infantino davanti alla giustizia svizzera. Al centro della bufera c’è l’«affaire Ffe», ovvero il tentativo di cedere il 20% dei diritti commerciali della Coppa del Mondo al fondo di investimento di New York Thrive Capital Management, riconducibile a Joshua Kushner.
Nelle 60 pagine depositate dagli avvocati dell’organismo europeo a Manhattan e in Florida, le accuse lanciate nei confronti del numero uno di Zurigo sono pesantissime: l’operazione da 4,2 miliardi di dollari viene definita un accordo stretto a un «prezzo fraudolentemente fuori mercato, promosso da Infantino a proprio vantaggio».
Il reato di gestione infedele
Il piano dell’unione calcistica europea punta ad attivare un procedimento penale in Svizzera sulla base dell’articolo 158 del codice penale elvetico, che punisce la gestione infedele del patrimonio altrui. Secondo la tesi dei legali di Nyon, le trattative condotte in modo riservato dal vertice FIFA avrebbero arrecato un danno diretto ed economico sia all’istituzione internazionale che alle 211 federazioni affiliate (comprese le 55 europee).
Se venisse accertato il perseguimento di un profitto illecito personale o di terzi, le sanzioni previste dalla legge svizzera potrebbero arrivare fino a cinque anni di reclusione. Un quadro che la UEFA riassume parlando apertamente di vera e propria «cattiva gestione criminale».
La strategia per la sfiducia a Infantino
La mossa giudiziaria segna un’accelerazione politica ben precisa. L’intento della governance europea è quello di convocare un Congresso straordinario della FIFA entro il mese di novembre, accelerando i tempi in vista delle elezioni previste per marzo 2027. La figura individuata per la successione e sostenuta da Aleksander Čeferin sarebbe quella di Victor Montagliani, attuale presidente della CONCACAF.
Nonostante il piano di cessione dei diritti sia stato congelato, Nyon ha ribadito in una nota ufficiale emessa a Montecarlo che il passo indietro «non cancella l’inganno, l’intimidazione e l’abuso di potere», sottolineando come il calcio globale necessiti di una nuova guida strategica che abbandoni la gestione personalistica.
La reazione del calcio italiano
Sul fronte delle federazioni nazionali si registrano già importanti posizioni di rottura. La FIGC guidata da Gabriele Gravina ha ufficialmente ritirato il proprio appoggio al presidente della FIFA, seguita a ruota dalla federazione turca — partner dell’Italia nell’organizzazione degli Europei 2032. Una presa di posizione netta condivisa anche dai vertici dei club, come confermato dal presidente dell’Inter Beppe Marotta. Nel dibattito è intervenuto infine anche il ministro dello Sport Andrea Abodi, prendendo atto della decisione assunta in autonomia dalla Federcalcio italiana.







