Il punto è sempre lo stesso da quasi vent’anni. Alberto Stasi quella mattina entrò nella villetta di via Pascoli da fidanzato che scopre un corpo o da uomo che sapeva già perfettamente cosa avrebbe trovato dentro casa?
Per la famiglia di Chiara Poggi la risposta non cambia. E adesso una nuova consulenza tecnica torna a colpire proprio il cuore della versione fornita dall’ex bocconiano condannato in via definitiva per l’omicidio di Garlasco.
Secondo gli approfondimenti commissionati dai familiari della vittima, sarebbe stato praticamente impossibile per chiunque entrare nella villetta senza sporcarsi di sangue. Un elemento che, ancora una volta, demolirebbe il racconto di Stasi sul ritrovamento del corpo della fidanzata.
Perché il sangue, spiegano i consulenti, era presente in più punti della casa. E il percorso descritto dall’allora fidanzato di Chiara Poggi sarebbe incompatibile con l’assenza di impronte ematiche sulle sue scarpe Lacoste.
“Non era il racconto di uno scopritore”
La famiglia Poggi parla apertamente di una conferma di ciò che già aveva stabilito la Cassazione nel 2015: Alberto Stasi non avrebbe raccontato il comportamento di uno scopritore casuale del cadavere, ma quello dell’assassino.
Il tema torna centrale mentre la Procura di Pavia porta avanti la nuova indagine su Andrea Sempio. Perché, nonostante il nuovo filone investigativo, i familiari di Chiara continuano a sostenere che gli elementi contro Stasi restino solidissimi.
Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna ricordano infatti la famosa perizia geomatica del 2014, già utilizzata nel processo d’appello bis. Secondo quei calcoli, spiegano i legali, esisterebbe appena lo “0,00002% di possibilità” che Stasi abbia realmente compiuto il percorso descritto nei suoi verbali senza lasciare impronte delle scarpe sul sangue presente nella villetta. Una percentuale praticamente nulla.
Il nodo delle scarpe pulite
È proprio questo il punto che continua a ossessionare investigatori, consulenti e criminologi: le scarpe di Alberto Stasi. Secondo il suo racconto, il giovane sarebbe entrato nella casa, avrebbe attraversato ambienti contaminati dal sangue, avrebbe guardato lungo le scale dove si trovava il corpo di Chiara Poggi e poi sarebbe uscito senza praticamente sporcarsi. Una dinamica che da anni viene considerata incompatibile con la scena del crimine. Ed è qui che entra in gioco anche Roberta Bruzzone.
Bruzzone: “Due passaggi impossibili”
Durante la trasmissione Quarto Grado, la criminologa ha annunciato di stare lavorando a un nuovo studio basato sugli atti processuali, destinato alla parte civile. E le sue parole sono state pesantissime.
“Ci sono aspetti molto interessanti che non sono mai stati trattati”, ha spiegato Bruzzone. “Ci sono elementi che sconfessano Stasi in maniera molto evidente”. La criminologa sostiene di essersi concentrata soprattutto su alcune azioni che Alberto Stasi avrebbe detto di avere compiuto all’interno della villetta. Secondo Bruzzone, almeno due passaggi del suo racconto sarebbero “impossibili”.
Non entra ancora nei dettagli, ma lascia intendere che quelle incongruenze potrebbero avere un peso importante nelle future valutazioni della parte civile.
La guerra delle consulenze
Il caso Garlasco ormai sembra diventato una battaglia infinita tra perizie e controperizie. Da una parte la Procura di Pavia che oggi accusa Andrea Sempio e sostiene di avere trovato nuovi elementi investigativi. Dall’altra la famiglia Poggi che continua a difendere l’impianto accusatorio contro Stasi.
E intanto ogni dettaglio della scena del crimine viene nuovamente analizzato. Impronte, macchie di sangue, scarpe, percorsi dentro casa, tempi di movimento. La sensazione è che nessun elemento venga più considerato definitivo.
Il “finto soccorritore”
La definizione utilizzata dalla famiglia Poggi resta durissima: “finto soccorritore”. Secondo i consulenti della parte civile, il comportamento di Stasi nella villetta sarebbe incompatibile con quello di una persona che entra casualmente in una scena del crimine senza sapere cosa sia accaduto.
E la nuova consulenza rilancia proprio questo concetto: chiunque avesse attraversato quella casa si sarebbe inevitabilmente sporcato di sangue. Per questo, secondo la famiglia di Chiara, il racconto fornito dall’ex fidanzato continuerebbe a presentare falle enormi.
Il nuovo equilibrio dell’inchiesta
La questione pesa inevitabilmente anche sulla nuova indagine contro Andrea Sempio. Perché mentre la Procura di Pavia lavora sull’ipotesi di un nuovo killer, i legali della famiglia Poggi continuano a ribadire che gli elementi contro Stasi non sarebbero affatto stati smontati. Così il delitto di Garlasco continua a vivere in questo doppio binario: da una parte la nuova accusa contro Sempio, dall’altra una condanna definitiva che i familiari della vittima considerano ancora pienamente fondata.







