Garlasco, la madre di Alberto Stasi non ha dubbi: «Se avessi sospettato di lui lo avrei portato io dai carabinieri»

Alberto Stasi madre e Chiara Poggi

Diciannove anni dopo il delitto di Chiara Poggi, una delle voci più ascoltate e al tempo stesso più dolorose della vicenda torna a farsi sentire. È quella di Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, l’uomo condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata. In una lunga intervista rilasciata a Repubblica, la donna affronta la nuova fase del caso Garlasco, segnata dall’indagine che coinvolge Andrea Sempio, e ribadisce una convinzione che non è mai cambiata in quasi vent’anni: suo figlio è innocente. Le sue parole arrivano mentre la Procura di Pavia continua ad approfondire nuovi elementi investigativi e mentre il caso è tornato quotidianamente al centro del dibattito televisivo e mediatico.

Il passaggio più forte dell’intervista

Elisabetta Ligabò racconta di non avere mai avuto il minimo sospetto sul figlio e di essere pronta a dirlo senza esitazioni. «Se solo avessimo avuto, sia io sia mio marito, il minimo sospetto che fosse stato lui, io personalmente lo avrei preso e portato dai carabinieri».

Una frase che fotografa il livello di certezza con cui la famiglia Stasi continua a sostenere l’innocenza di Alberto. Per la madre del condannato non si tratta di una convinzione nata oggi, alla luce delle nuove indagini, ma di una posizione mantenuta fin dal 2007, quando il caso esplose e travolse la vita di tutti i protagonisti.

Ligabò ammette che la condanna definitiva abbia incrinato la sua fiducia nella giustizia, ma spiega che oggi guarda con favore al lavoro svolto dalla Procura di Pavia. «Questa Procura ha lavorato in modo eccellente», afferma, mostrando fiducia negli sviluppi dell’inchiesta che vede Andrea Sempio al centro dei nuovi approfondimenti investigativi.

La fiducia nei nuovi indizi su Andrea Sempio

La madre di Alberto Stasi non nasconde di credere che gli elementi emersi negli ultimi mesi possano portare a una svolta. «Sono elementi forti. Sì, a questo punto certo che ci credo», dice riferendosi ai nuovi indizi che hanno portato alla riapertura delle indagini.

Una posizione che inevitabilmente si scontra con quella della famiglia Poggi, che continua a ritenere Alberto Stasi l’unico responsabile dell’omicidio di Chiara. Ma dal punto di vista della famiglia Stasi, la nuova inchiesta rappresenta una possibilità concreta di vedere finalmente rivalutata una vicenda che considerano profondamente ingiusta. «Spero fin dal 2007. Non potevo accettare quello che stava succedendo ad Alberto», aggiunge.

Lo sfogo di Elisabetta

Nell’intervista c’è spazio anche per un duro sfogo contro il clima che si è creato attorno al caso negli ultimi mesi. Ligabò parla di attacchi ricevuti e di un dibattito che, a suo giudizio, avrebbe superato molti limiti. «Una cosa vergognosa, dal mio punto di vista. Imbarazzante», dice.

Poi l’affondo: «Evidentemente non vogliono che si venga a sapere come sono andate le cose». Parole che riflettono la crescente tensione che accompagna il caso Garlasco. Negli ultimi mesi, tra trasmissioni televisive, consulenze, intercettazioni e nuove piste investigative, la vicenda è tornata a occupare stabilmente il dibattito pubblico.

Secondo la madre di Stasi, però, qualcosa sarebbe cambiato nell’opinione pubblica. Racconta infatti di ricevere spesso attestati di solidarietà da parte di persone comuni incontrate per strada, oltre a lettere e messaggi di sostegno.

Il ricordo di Chiara Poggi

Tra i passaggi più toccanti dell’intervista c’è il ricordo di Chiara Poggi. «Erano due ragazzi stupendi», dice parlando della relazione tra Alberto e Chiara. Della giovane uccisa il 13 agosto 2007 conserva soprattutto un’immagine precisa: «Mi rimane il suo sorriso. Sorrideva sempre».

Poi riaffiora un ricordo personale. L’ultima volta che vide Chiara fu poche settimane prima del delitto, quando la ragazza passò da casa Stasi per recuperare alcuni vestiti da portare a Londra, dove Alberto si trovava in quel periodo.

«Chiara è sempre nei miei pensieri e nelle mie preghiere», aggiunge. Una frase che prova a separare il dolore per la morte della ragazza dalla battaglia che la famiglia Stasi continua a portare avanti per dimostrare l’innocenza del figlio.

Il messaggio all’assassino

L’intervista si chiude con una riflessione inevitabile. Se Alberto Stasi non fosse il responsabile dell’omicidio, allora l’assassino di Chiara Poggi sarebbe rimasto libero per diciannove anni. Alla domanda su come possa aver vissuto tutto questo tempo il vero colpevole, Elisabetta Ligabò risponde senza rabbia ma con fermezza.

«Mi auguro che lo abbia vissuto male. E io non sono abituata ad augurare il male a nessuno. Ma mi auguro non li abbia passati bene, se ha una coscienza». Sono parole che riassumono perfettamente il punto di vista della famiglia Stasi: la convinzione che la verità sul delitto di Garlasco non sia ancora stata completamente scritta.

Mentre la Procura di Pavia continua a lavorare sulla nuova inchiesta e il confronto tra le diverse ricostruzioni resta apertissimo, la madre di Alberto Stasi continua a ripetere ciò che sostiene da quasi vent’anni: se avesse avuto anche un solo dubbio sul figlio, sarebbe stata lei stessa a consegnarlo ai carabinieri.