L’eventuale assenza dell’Italia dai Mondiali 2026 non provoca più lo stesso terremoto emotivo che avrebbe scatenato qualche anno fa. Anzi. Una parte consistente degli italiani sembra aver ormai accettato l’idea che gli Azzurri possano restare ancora una volta fuori dalla competizione più importante del calcio mondiale.
I numeri raccontano una realtà che dovrebbe preoccupare non soltanto la Figc, ma tutto il movimento calcistico italiano. Secondo un recente sondaggio, il 37,1% degli italiani considera infatti meritata una possibile esclusione della Nazionale. Una bocciatura severa che riflette la delusione accumulata negli ultimi anni tra risultati deludenti, occasioni mancate e un generale senso di declino.
La Nazionale perde i giovani: cresce l’indifferenza
Il dato più sorprendente riguarda però le nuove generazioni. Nella fascia compresa tra i 18 e i 24 anni il 45,9% degli intervistati si dichiara sostanzialmente indifferente al destino della Nazionale italiana. Quasi un giovane su due, dunque, non vive più le partite degli Azzurri come un evento capace di coinvolgere, dividere o emozionare. Un risultato che fotografa una trasformazione culturale profonda.
Per decenni la Nazionale ha rappresentato uno dei pochi simboli capaci di unire l’Italia al di là delle differenze politiche, sociali e territoriali. Oggi quel legame sembra essersi indebolito, soprattutto tra chi è cresciuto nell’epoca dei social network, delle piattaforme streaming e dell’intrattenimento globale.
Perché il calcio italiano non entusiasma più
Secondo il 40,7% degli italiani il problema va oltre il semplice risultato sportivo. La distanza dalla Nazionale rifletterebbe infatti una crisi più ampia che riguarda il rapporto degli italiani con i grandi simboli collettivi. Il calcio continua a occupare spazio nei media, ma ha perso parte della sua capacità di trasformarsi in racconto condiviso.
Un tempo le partite della Nazionale fermavano il Paese. Oggi competono con centinaia di contenuti, piattaforme e forme di intrattenimento diverse. La conseguenza è evidente soprattutto tra i più giovani, che guardano alle vicende degli Azzurri con un coinvolgimento decisamente inferiore rispetto alle generazioni precedenti.
Dai Mondiali 2006 agli Europei 2021
Chi ha vissuto il trionfo mondiale del 1982, la notte di Berlino del 2006 o la vittoria agli Europei del 2021 continua a percepire la Nazionale come un pezzo della propria identità. Per molti tifosi più maturi, le sconfitte dell’Italia non rappresentano semplicemente un risultato sportivo negativo, ma una ferita simbolica. La maglia azzurra resta legata a ricordi personali, emozioni collettive e momenti che hanno segnato un’intera generazione. I giovani, invece, non hanno accumulato lo stesso patrimonio emotivo. Per loro la Nazionale è spesso soltanto una delle tante offerte sportive disponibili.
Le accuse dei tifosi
Quando si parla delle cause della crisi, gli italiani sembrano avere idee piuttosto chiare. Il 33% individua il problema nell’eccessiva presenza di calciatori stranieri in Serie A, mentre il 23,3% denuncia la difficoltà del sistema nel formare e valorizzare nuovi talenti italiani.
Seguono le responsabilità attribuite alla governance federale, indicata dal 16,1% degli intervistati, e quelle legate alle scelte tecniche e tattiche, che raccolgono il 9,2%. Molti tifosi, inoltre, accusano il calcio moderno di essersi trasformato in un’industria che privilegia interessi economici, diritti televisivi e calendario commerciale rispetto alla passione popolare.
Antonio Conte è il nome più richiesto per rilanciare l’Italia
Guardando al futuro, il tecnico più invocato dagli italiani per rilanciare la Nazionale è Antonio Conte, indicato dal 21,9% degli intervistati. Alle sue spalle compaiono Roberto Mancini con il 12,7% e Silvio Baldini con il 10,7%.
Ma al di là del commissario tecnico, il vero problema sembra essere un altro. Vincere aiuta, naturalmente. Anche qualificarsi ai Mondiali sarebbe fondamentale. Tuttavia la sfida più difficile per il calcio italiano potrebbe non essere quella di ritrovare i risultati, bensì quella di riconquistare l’attenzione e l’entusiasmo di una generazione che, sempre più spesso, guarda la Nazionale senza passione e senza aspettative.







