Vannacci, il bestiario social dei suoi fan corre su TikTok: dagli “scarafaggi rossi” al “parentado” da espellere

Roberto Vannacci

Roberto Vannacci non ha bisogno di una Bestia organizzata come quella che accompagnò per anni Matteo Salvini. Almeno per ora. Attorno al generale si muove infatti una galassia molto più disordinata, spontanea e difficile da controllare: sostenitori, piccoli influencer, creatori di meme, utenti militanti e profili che rilanciano le sue parole d’ordine trasformandole in video, slogan e commenti spesso estremi. Un ecosistema digitale che non ha ancora numeri da fenomeno travolgente, ma mostra già una capacità di risonanza politica molto significativa.

Vannacci e la galassia social dei sostenitori

Il dato più interessante non riguarda soltanto i follower ufficiali, ma la quantità di contenuti prodotti da chi si muove attorno al generale senza far parte della sua comunicazione diretta. Vannacci rivendica di gestire personalmente i propri canali social e spiega di preferire il controllo diretto dopo alcune esperienze negative: «Dei post sui miei canali mi occupo in prima persona, anche se è un lavoro che occupa parecchio tempo». Il motivo è semplice: nel clima dei social, dice, anche un errore minimo può diventare esplosivo e far pensare che abbia detto cose mai pronunciate. Per questo preferisce tenere tutto in mano, pur facendosi aiutare per grafiche e montaggi.

Dagli “scarafaggi rossi” alla remigrazione

Il problema è ciò che accade fuori dai canali ufficiali. Nel mondo dei sostenitori vannacciani circolano espressioni durissime, dal repertorio classico della destra più aggressiva fino a formule apertamente disumanizzanti. C’è chi usa “scarafaggi rossi” per indicare gli avversari di sinistra, recuperando il vecchio lessico delle “zecche rosse”, e chi arriva a invocare il Ddt. Ancora più radicali risultano alcuni commenti sul tema della “remigrazione”, parola centrale nel vocabolario politico del generale: per alcuni utenti non basterebbe distinguere tra prime e seconde generazioni, perché andrebbe espulso anche il “parentado”. Un linguaggio che segnala quanto, sui social, le parole d’ordine politiche possano diventare rapidamente materiale incandescente.

TikTok supera X nella comunicazione del generale

I numeri raccontano anche uno spostamento di piattaforma. Su X, un tempo il social più politico per eccellenza, Vannacci conta circa 37.500 follower. Su TikTok, invece, il seguito sale a 150 mila. E il dato più curioso è che il generale sostiene di non usare direttamente TikTok: «Ci sono migliaia e migliaia di miei post non diffusi da me che fanno da cassa di risonanza». È proprio questa moltiplicazione spontanea a interessarlo e, in parte, a sorprenderlo. Non una regia centralizzata, dunque, ma una rete di rilanci che amplifica il personaggio e lo trasforma in contenuto permanente.

La politica diventa meme permanente

Il fenomeno vannacciano mostra una trasformazione ormai evidente della comunicazione politica. Non basta più il leader che parla: servono utenti che tagliano, montano, rilanciano, estremizzano e trasformano ogni frase in contenuto da condividere. Vannacci definisce i social «un sistema molto democratico che consente visibilità a tutti», ma proprio questa visibilità rende più difficile distinguere tra messaggio ufficiale, interpretazione militante e deriva incontrollata. Nel frattempo, anche gli avversari non usano toni più leggeri e spesso rispondono con la stessa aggressività. Il risultato è una battaglia digitale permanente, dove il generale resta al centro anche quando non pubblica nulla.