Bollette luce e gas, Bruxelles prepara il taglio: meno tasse sull’elettricità per spingere famiglie e imprese fuori dal gas

Parlamento europeo

Bruxelles prepara la guerra delle bollette e questa volta il fronte non passa soltanto dai prezzi dell’energia, ma dalle tasse. La Commissione europea sta lavorando a un piano per alleggerire il conto pagato da famiglie e imprese, intervenendo su oneri di rete e aliquote fiscali. L’obiettivo politico è chiaro: rendere l’elettricità più conveniente del gas e spingere l’Europa verso una maggiore elettrificazione di consumi, riscaldamento, trasporti e industria.

La proposta legislativa dovrebbe arrivare il 22 luglio, ma le prime bozze hanno già acceso l’allarme in diverse capitali. Il motivo è semplice: la tassazione appartiene ai singoli Stati e, in linea generale, richiede l’unanimità dei Ventisette. La Commissione, però, starebbe valutando una base giuridica capace di far approvare almeno una parte del piano a maggioranza qualificata, aggirando così il rischio dei veti nazionali.

Bollette luce e gas, il piano di Bruxelles

Il cuore della proposta riguarda il rapporto tra elettricità e gas. Bruxelles non vuole imporre un’aliquota uguale in tutta Europa, ma punta a fissare una cornice entro cui i governi dovranno muoversi. I singoli Paesi potranno stabilire le proprie aliquote nazionali, ma dovranno mantenere quelle sull’elettricità più basse rispetto al gas.

La logica è industriale prima ancora che ambientale. Se la corrente costa meno, famiglie e imprese hanno un incentivo concreto a scegliere pompe di calore, veicoli elettrici, processi produttivi meno dipendenti dal metano e consumi più flessibili. L’Unione europea vuole aumentare la percentuale di elettrificazione dal 23% attuale al 32% entro il 2030 e sa che, senza una differenza di prezzo percepibile nelle bollette, la transizione rischia di restare una promessa scritta nei documenti.

Meno oneri di rete e più elettricità nelle ore convenienti

La Commissione ritiene che ci sia spazio per intervenire sul conto finale anche senza modificare il prezzo della materia prima. Oggi famiglie e imprese pagano bollette fortemente esposte alle oscillazioni dei mercati energetici, ma imposte e oneri di rete pesano per una quota rilevante, pari a circa un quarto dell’importo complessivo.

Per questo Bruxelles vuole ridurre quella componente e rendere più trasparente il costo dell’energia. Il piano punta anche a incentivare l’uso dell’elettricità nelle fasce orarie in cui costa meno, cioè quando la rete dispone di una maggiore quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili e più economiche. Entro il 2030, secondo l’obiettivo europeo, la metà dei clienti dovrà avere un contatore intelligente per monitorare i consumi e sfruttare le tariffe più convenienti.

Il nodo fiscale e lo scontro con i governi

La vera battaglia, però, riguarda il potere fiscale. Se Bruxelles inserirà il capitolo sulle aliquote come elemento accessorio della proposta sulle reti elettriche, l’approvazione potrebbe avvenire a maggioranza qualificata. Sarebbe uno stratagemma giuridico pesante, destinato a irritare i governi più gelosi delle proprie competenze nazionali.

La proposta resta ancora modificabile e non è detto che la versione finale sopravviva al pressing degli Stati membri. Ma la direzione politica appare ormai chiara: la Commissione vuole usare anche la leva fiscale per spostare consumi e investimenti dal gas all’elettricità. In altre parole, Bruxelles prova a trasformare la bolletta in uno strumento di politica industriale e climatica.

L’Italia tra aiuti green e flessibilità sui conti

La partita riguarda da vicino anche Giorgia Meloni. La Commissione ha appena approvato il piano italiano da 23 miliardi di euro per gli aiuti di Stato alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili. La misura sostiene nuovi impianti eolici, solari, idroelettrici e a biogas, con l’obiettivo di aumentare l’energia pulita e ridurre il costo delle bollette nel medio periodo.

Una parte di questi costi potrebbe rientrare nella flessibilità concessa nell’ambito del Patto di Stabilità, anche se Bruxelles ha ricordato che si tratta di una misura limitata e temporanea: vale fino allo 0,6% del Pil e riguarda soltanto le spese sostenute fino al 2028. Per il governo italiano, dunque, il dossier diventa delicato. Da un lato Roma ha ottenuto margini sugli investimenti green. Dall’altro dovrà decidere come comportarsi davanti a una proposta europea che entra nel campo minato della tassazione nazionale.

La guerra delle bollette, insomma, è appena cominciata. E questa volta non si combatterà soltanto sui mercati del gas o nei rigassificatori, ma nelle stanze in cui si decide chi paga tasse, oneri e costi della transizione energetica.