Le immagini della guerriglia esplosa sabato attorno al cantiere Tav di Chiomonte continuano a dominare il lavoro degli investigatori. Digos e Procura hanno già identificato 450 persone che hanno preso parte alla manifestazione degenerata in durissimi scontri con le forze dell’ordine. Intanto cresce anche il bilancio dei feriti. Secondo alcune fonti gli agenti contusi superano quota 120, mentre altre fanno salire il numero fino a 143. Gli assalti hanno inoltre distrutto quattro camionette della polizia, finite in fiamme durante i momenti più violenti della protesta.
Gli investigatori stringono il cerchio sui responsabili
Le indagini procedono senza sosta. Gli investigatori analizzano centinaia di fotografie, filmati e riprese delle telecamere di sorveglianza per attribuire responsabilità precise a chi ha partecipato agli assalti contro il cantiere e contro gli schieramenti di polizia e carabinieri. Le 450 identificazioni rappresentano soltanto il primo risultato dell’inchiesta. Nelle prossime ore il numero potrebbe aumentare grazie all’esame del materiale raccolto sul posto e ai riconoscimenti effettuati dagli uomini della Digos.
L’obiettivo della Procura non riguarda soltanto gli autori materiali delle violenze. Gli inquirenti vogliono ricostruire anche l’organizzazione della giornata di protesta, verificare eventuali ruoli di coordinamento e accertare chi abbia preparato le azioni più aggressive contro le forze dell’ordine.
Il movimento No Tav rivendica la giornata di lotta
Mentre le indagini avanzano, il movimento No Tav difende apertamente quanto accaduto. In un comunicato diffuso dopo gli scontri, gli attivisti respingono le accuse rivolte ai manifestanti e rivendicano il significato politico della mobilitazione. «Una grande giornata di lotta per la Val di Susa. Il movimento No Tav, a distanza di quindici anni dall’esperienza della Libera Repubblica della Maddalena e dal 3 luglio, ha dimostrato ancora una volta di avere la forza di arrivare là dove la devastazione del territorio è all’ordine del giorno», si legge nella nota.
Lo stesso comunicato attacca inoltre chi definisce i partecipanti «facinorosi» o «incappucciati» e rivendica la protesta come risposta alle opere considerate dannose per il territorio. Secondo il movimento, alla manifestazione avrebbero partecipato circa 20 mila persone, una cifra che le autorità non hanno confermato.
Molotov, occhialini e ombrelli: gli inquirenti ricostruiscono il piano
Gli investigatori concentrano l’attenzione anche sulle modalità con cui alcuni gruppi hanno affrontato gli scontri. Le prime ricostruzioni indicano una preparazione accurata dell’azione. Durante gli assalti sono comparsi ordigni incendiari artigianali, occhialini per limitare gli effetti dei lacrimogeni e ombrelli utilizzati per ostacolare le riprese e rendere più difficile il riconoscimento dei partecipanti.
Proprio questi elementi potrebbero aiutare gli inquirenti a distinguere chi ha partecipato alla manifestazione da chi, invece, avrebbe organizzato e diretto gli episodi più violenti. L’inchiesta continua e nei prossimi giorni potrebbe portare a nuove identificazioni e ai primi provvedimenti giudiziari.







