Donald Trump cambia metodo, ma non obiettivo. Dopo i maxi blitz altamente mediatici dei mesi scorsi, l’amministrazione americana ha scelto una strategia meno appariscente e più aggressiva per colpire l’immigrazione irregolare. L’Ice, l’agenzia federale incaricata dei controlli sull’immigrazione, ha progressivamente sostituito le operazioni spettacolari con controlli stradali, inseguimenti e interventi condotti da agenti in abiti civili, spesso privi di bodycam. Il cambio di approccio coincide con un aumento degli episodi mortali durante le operazioni: tre persone hanno perso la vita nell’arco di una settimana, portando ad almeno dieci il numero dei decessi registrati dall’avvio della campagna di arresti, rimpatri ed espulsioni di massa.
La Casa Bianca non mostra alcuna intenzione di rallentare. Al contrario, Trump continua a difendere pubblicamente la linea dell’Ice e considera i controlli sul territorio uno degli strumenti più efficaci per contrastare l’immigrazione clandestina. Per il presidente americano la sicurezza dei confini resta uno dei temi centrali in vista delle elezioni di metà mandato e rappresenta uno dei pilastri del consenso dell’elettorato repubblicano.
L’Ice abbandona i blitz mediatici e punta su controlli e inseguimenti
Durante l’inverno l’Ice aveva organizzato vaste operazioni a Chicago e Minneapolis, accompagnate da un imponente dispiegamento di uomini e mezzi. Quelle immagini avevano però alimentato proteste e acceso un duro scontro politico. Da allora l’agenzia ha modificato il proprio modo di operare. Gli agenti hanno ridotto le operazioni ad alto impatto mediatico e hanno aumentato controlli stradali, inseguimenti e interventi con personale in borghese.
Secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa americana, questa nuova tattica punta soprattutto a velocizzare le operazioni e ad aumentare il numero degli arresti. Le polemiche, però, non si sono fermate. Le associazioni per i diritti civili contestano soprattutto l’impiego di agenti senza telecamere personali e denunciano una minore trasparenza durante gli interventi.
Proteste e pressioni internazionali non cambiano la linea della Casa Bianca
Dopo le manifestazioni che hanno attraversato numerose città americane, il Dipartimento per la Sicurezza interna ha sospeso per un giorno alcuni controlli stradali. Trump ha però smentito qualsiasi cambio di rotta e ha ribadito sui social che l’Ice continuerà a utilizzare quello che definisce «uno degli strumenti più importanti ed efficaci» nella lotta contro il crimine.
Nemmeno le proteste dei governi stranieri hanno modificato la posizione dell’amministrazione. La Colombia ha protestato dopo la morte di un proprio cittadino nel Maine, mentre il Messico ha chiesto alle Nazioni Unite di approfondire la morte di diciassette cittadini messicani durante operazioni dell’Ice o nei centri di detenzione. Washington, tuttavia, non ha annunciato alcuna revisione delle proprie procedure.
I numeri della stretta sull’immigrazione
L’attività dell’Ice continua ad aumentare. Nel solo Maine gli arresti sono più che quadruplicati dall’inizio di giugno e hanno raggiunto circa settanta casi al giorno. Secondo il Deportation Data Project, gli arresti effettuati dall’agenzia risultano più che quadruplicati rispetto agli ultimi mesi dell’amministrazione Biden, mentre quelli eseguiti nei luoghi pubblici sono aumentati di undici volte.
Anche il numero delle espulsioni continua a crescere. I dati più recenti parlano di circa 356 mila rimpatri dall’inizio dell’anno fiscale, una media di oltre 1.250 al giorno che potrebbe trasformare il 2026 nell’anno con il maggior numero di espulsioni della storia recente degli Stati Uniti.
Il rapporto sui centri di detenzione accende lo scontro
Le organizzazioni Human Rights Watch e Physicians for Human Rights hanno acceso un nuovo faro sulle condizioni dei centri di detenzione. Secondo un rapporto pubblicato a fine giugno, tra il 20 gennaio 2025 e il 4 giugno 2026 sono morte 52 persone mentre si trovavano in custodia dell’Ice. Lo studio evidenzia un tasso di mortalità più che raddoppiato rispetto all’inizio del mandato di Trump e quasi quattro volte superiore rispetto all’amministrazione Biden.
Il rapporto sottolinea inoltre che sette detenuti si sono tolti la vita nei primi dodici mesi, contro un solo caso registrato nel 2024. Nello stesso periodo la popolazione detenuta ha superato le 71 mila persone, con un incremento di oltre il 70% rispetto ai livelli ereditati dalla precedente amministrazione. Secondo gli stessi dati, circa tre detenuti su quattro non avevano riportato condanne penali, ma risultavano trattenuti esclusivamente per violazioni amministrative delle norme sull’immigrazione.







