Garlasco, la Procura chiede il processo per Andrea Sempio: «Uccise Chiara Poggi per odio e con crudeltà». Rischia l’ergastolo

Sempio e Chiara Poggi

Garlasco, la Procura di Pavia chiede il processo per Andrea Sempio e lo accusa di aver ucciso Chiara Poggi con crudeltà, spinto dall’odio per un approccio sessuale respinto. Per il 38enne, amico di Marco Poggi, fratello della vittima, si profila il rischio dell’ergastolo. I magistrati confermano le aggravanti già contestate al termine delle indagini e descrivono un’aggressione feroce. Secondo l’accusa, Sempio avrebbe colpito Chiara almeno dodici volte alla testa e al volto, continuando a infierire anche dopo averle fatto perdere conoscenza. La richiesta apre una nuova fase del delitto di Garlasco, per il quale Alberto Stasi sta già scontando una condanna definitiva a sedici anni. Sempio respinge ogni responsabilità e i suoi avvocati annunciano battaglia davanti al giudice dell’udienza preliminare.

Garlasco, la Procura di Pavia chiede il processo per Andrea Sempio

Il procuratore capo Fabio Napoleone annuncia la decisione con una nota ufficiale. «La procura di Pavia, valutati anche gli atti da ultimo depositati dalla difesa dell’indagato, ha richiesto in data odierna il rinvio a giudizio di Andrea Sempio davanti al tribunale di Pavia». I magistrati hanno esaminato le ultime consulenze difensive, ma non hanno modificato l’impianto accusatorio. Confermano quindi l’omicidio volontario aggravato e chiedono al giudice di aprire il processo.

La prima aggravante riguarda la crudeltà. La Procura contesta a Sempio l’aver «agito con crudeltà verso la vittima in considerazione dell’efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte alle vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto». La seconda riguarda i motivi abietti e introduce il presunto movente sessuale. I magistrati parlano dell’«aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale».

Le due aggravanti potrebbero portare all’ergastolo in caso di condanna. La richiesta della Procura, però, non equivale all’apertura automatica del processo. Il giudice dell’udienza preliminare dovrà esaminare gli atti e valutare se mandare Sempio a giudizio.

Chiara colpita mentre tentava di reagire: la ricostruzione dell’omicidio

La Procura ricostruisce gli ultimi momenti di Chiara Poggi attraverso una sequenza di colpi, cadute e tentativi di difesa. Secondo i magistrati, l’assassino avrebbe affrontato la giovane mentre si trovava ancora in piedi. Dopo una prima colluttazione, l’avrebbe colpita alla fronte e allo zigomo con un oggetto contundente, facendola cadere.

Chiara avrebbe cercato di reagire, ma l’aggressore l’avrebbe trascinata verso la porta della cantina. La giovane avrebbe tentato di rialzarsi mettendosi carponi. A quel punto l’assassino avrebbe sferrato altri tre o quattro colpi alla testa, provocandole la perdita di conoscenza.

Napoleone descrive così la prima fase dell’aggressione: «In particolare, dopo un’iniziale colluttazione, colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra. A seguito di ciò, la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina e, dopo che la parte offesa provava a reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore, lungo la linea mediana e in regione parietale sinistra paramediana, facendole perdere i sensi».

Garlasco, i colpi sulle scale della cantina quando Chiara era già incosciente

La ricostruzione della Procura descrive una seconda fase ancora più violenta. L’aggressore avrebbe spinto il corpo di Chiara lungo le scale della cantina e avrebbe continuato a colpirla. La ragazza, ormai incosciente, non poteva più opporre resistenza.

«A seguito di ciò, spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra, cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso».

Proprio questa sequenza sostiene, secondo i magistrati, l’aggravante della crudeltà. L’assassino avrebbe continuato a infierire su Chiara anche dopo averla privata della possibilità di difendersi. Le lesioni cranio-encefaliche avrebbero infine provocato la morte della giovane.

La Procura attribuisce l’intera aggressione ad Andrea Sempio. La difesa, invece, contesta la ricostruzione e nega che il proprio assistito abbia partecipato all’omicidio.

Il movente sessuale: l’odio dopo il presunto rifiuto di Chiara

La seconda aggravante riguarda il motivo che, secondo gli inquirenti, avrebbe scatenato la violenza. La Procura sostiene che Sempio nutrisse un interesse sessuale per Chiara Poggi e che la giovane avesse respinto un suo approccio. Quel rifiuto avrebbe provocato una reazione di odio culminata nell’omicidio.

La difesa contesta questa ipotesi e nega che gli investigatori abbiano dimostrato l’esistenza di avances o di un rifiuto. Gli avvocati respingono anche l’interpretazione accusatoria di alcune intercettazioni, dei diari e dei video personali dell’indagato.

Liborio Cataliotti sostiene che Sempio abbia ripetuto informazioni già circolate pubblicamente attraverso podcast, video online e approfondimenti giornalistici. Secondo il legale, quelle frasi non dimostrano una conoscenza diretta del delitto. La Procura, tuttavia, ha mantenuto entrambe le aggravanti anche dopo aver esaminato gli ultimi documenti della difesa.

Garlasco, Sempio respinge le accuse: «Sarà dimostrata la mia innocenza»

Andrea Sempio continua a proclamarsi innocente. Attraverso i legali fa sapere di essere «pronto ad affrontare anche questa fase del procedimento davanti al gup» e di essere «convinto che sarà dimostrata» la sua «innocenza».

Cataliotti non considera inattesa la richiesta della Procura. «Non c’è nulla di nuovo o inatteso, siamo assolutamente pronti a fronteggiare questa imputazione», dichiara. Il legale precisa inoltre: «L’imputazione mi sembra articolata secondo quelle che erano le aspettative, certo non rosee ma assolutamente attese, perché si parla di una imputazione che corrisponde al reato e alle aggravanti della fine delle indagini e, quanto alla dinamica, alle ipotesi ricostruttive».

Anche Angela Taccia conferma che la difesa aveva previsto questo passaggio. «L’imputazione è conforme a quelle che erano le nostre previsioni. Attenderemo decisione del gup», afferma l’avvocata.

La data dell’udienza preliminare resta ancora da stabilire. Cataliotti non esclude un appuntamento entro la fine dell’anno, ma richiama l’attenzione sulla mole degli atti. «In ipotesi potrebbe celebrarsi anche entro fine anno», osserva. Il legale aggiunge che «essendo mastodontico il fascicolo penso che il gup necessiterà di tempo per studiarlo come ne abbiamo abbisognato noi».

Il caso Alberto Stasi e le parole del ministro Nordio

La richiesta di processo introduce un nuovo capitolo in una vicenda che ha già attraversato numerosi gradi di giudizio. Il 12 dicembre 2015 la Cassazione ha reso definitiva la condanna di Alberto Stasi a sedici anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Ora la Procura di Pavia indica in Andrea Sempio il responsabile dello stesso delitto.

Le due vicende giudiziarie seguono percorsi distinti. La richiesta di rinvio a giudizio non cancella la condanna di Stasi e non stabilisce la colpevolezza di Sempio. Sarà il giudice dell’udienza preliminare a decidere se la nuova accusa debba affrontare il dibattimento.

Sul caso interviene anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che sottolinea le difficoltà di ricostruire un omicidio a quasi vent’anni dai fatti. «Non posso commentare le decisioni della magistratura, che è autonoma e indipendente; posso dire che a distanza di tanti anni, come potrebbe accadere per il caso di Pasolini che ho visto viene riaperto, è molto difficile recuperare tutte le prove che si sarebbero potute, forse dovute, ottenere subito. Comunque rispettiamo ovviamente le decisioni della magistratura».

Il Guardasigilli richiama poi la posizione dei due uomini coinvolti nella vicenda giudiziaria. «Possiamo anche capire il disagio però di entrambi i protagonisti: una persona che è stata condannata e ha espiato parecchi anni di prigione per una cosa per la quale invece oggi viene imputata una persona diversa a distanza di tanto tempo».

La Procura ha dunque formalizzato la propria accusa e chiede di portare Sempio davanti a un tribunale. I suoi difensori preparano la risposta e puntano a contestare gli elementi dell’inchiesta. Il prossimo passaggio spetta al giudice, che dovrà valutare la richiesta di rinvio a giudizio e decidere se aprire il processo.