Donald Trump affronta oggi, 3 novembre 2026, il primo grande giudizio elettorale del suo secondo mandato. Gli americani tornano alle urne per le elezioni di metà mandato, le midterm, e decidono se lasciare ai repubblicani il controllo del Congresso oppure consegnare ai democratici gli strumenti parlamentari per contrastare la Casa Bianca.
La battaglia per la Camera dei Rappresentanti richiede ai democratici un guadagno netto di appena tre seggi. Al Senato, invece, il percorso è più complicato: per conquistare la maggioranza devono ottenerne quattro in più rispetto alla composizione attuale, senza perdere quelli che già controllano. Otto sfide, dal Texas al Michigan, dall’Alaska all’Ohio, concentrano una parte decisiva dell’attenzione nazionale.
I sondaggi delle ultime settimane registrano una crescita dei democratici in diversi Stati, anche tradizionalmente repubblicani. Il malcontento per il costo della vita, l’aumento della benzina e la guerra in Iran accompagnano la campagna elettorale. Ma i margini restano incerti e le rilevazioni non garantiscono alcun risultato: saranno gli elettori a stabilire i nuovi equilibri del Congresso.
Texas, Talarico sfida Paxton
In Texas, uno degli Stati simbolo del conservatorismo americano, il democratico James Talarico affronta il procuratore generale repubblicano Ken Paxton. La competizione ha attirato finanziamenti enormi e un’attenzione nazionale.
Talarico, seminarista presbiteriano e protagonista di una raccolta fondi eccezionale, ha costruito la campagna intorno al costo della vita e all’influenza dei grandi interessi economici sulla politica. Paxton, invece, gode del sostegno dell’area Maga, nonostante le controversie che hanno accompagnato la sua carriera.
Gruppi repubblicani finanziati in larga misura da Elon Musk hanno investito quasi 300 milioni di dollari a sostegno di Paxton. Trump e il vicepresidente JD Vance hanno partecipato più volte alla campagna nello Stato.
Per i democratici il Texas rappresenta un banco di prova importante: un risultato competitivo in uno Stato che da decenni elegge senatori repubblicani avrebbe conseguenze anche sulle strategie per le presidenziali del 2028.
Michigan, El-Sayed contro Rogers
In Michigan, il democratico Abdul El-Sayed, epidemiologo quarantenne di origini egiziane e fede musulmana, affronta il repubblicano Mike Rogers per un seggio che il suo partito deve difendere.
La candidatura di El-Sayed ha aperto un confronto all’interno dello stesso Partito democratico. La componente progressista, vicina ad Alexandria Ocasio-Cortez, considera la sua campagna un banco di prova per un programma più radicale in materia di sanità, disuguaglianze e servizi pubblici.
Rogers e Trump hanno attaccato duramente il candidato democratico, ricorrendo anche ad accuse di estremismo religioso prive di prove. El-Sayed ha replicato richiamando la propria esperienza nella sanità pubblica di Detroit e della contea di Wayne.
A complicare il quadro è arrivata la scelta di Haley Stevens, sconfitta da El-Sayed alle primarie democratiche, di sostenere Rogers. La sfida riguarda quindi non soltanto il controllo del Senato, ma anche gli equilibri tra moderati e progressisti nel Partito democratico.
Georgia, Ossoff contro Collins
In Georgia, il democratico Jon Ossoff, 39 anni, cerca la riconferma contro il repubblicano Mike Collins. Ossoff ha costruito la propria immagine su una combinazione di posizioni moderate e forte opposizione politica a Trump. Il suo nome circola anche nelle discussioni sul futuro della leadership democratica, benché abbia negato di preparare una candidatura presidenziale per il 2028.
Collins ha cercato di trasformare queste indiscrezioni in un argomento elettorale, accusando l’avversario di dedicare più attenzione alle ambizioni nazionali che agli interessi della Georgia.La campagna del repubblicano ha inoltre dovuto affrontare controversie relative a contenuti razzisti e antisemiti pubblicati da persone della sua cerchia e a un’indagine sul presunto uso improprio di fondi pubblici.
Per i democratici, conservare il seggio di Ossoff è essenziale: ogni perdita negli Stati che già controllano renderebbe più difficile raggiungere la maggioranza al Senato.
Alaska, Peltola contro Sullivan e il candidato omonimo
In Alaska, la democratica Mary Peltola sfida il senatore repubblicano Dan S. Sullivan in una competizione segnata da una controversia elettorale. A complicare la corsa è comparso un altro candidato, Dan J. Sullivan Jr., insegnante in pensione che porta quasi lo stesso nome del senatore uscente.
Trump ha accusato i democratici di aver favorito la candidatura dell’omonimo per confondere gli elettori. Successivamente un’inchiesta giornalistica ha ricostruito il coinvolgimento di collaboratori di Peltola nel reclutamento del secondo Sullivan.
Il governatore repubblicano Mike Dunleavy ha ordinato accertamenti e anche la senatrice repubblicana Lisa Murkowski ha criticato la candidata democratica.
Il caso assume particolare importanza perché in Alaska anche differenze di pochi voti possono incidere sugli equilibri di una competizione serrata. Sullivan ha comunque dichiarato che accetterà il risultato anche in caso di sconfitta.
Iowa, Turek contro Hinson
In Iowa, la decisione della senatrice repubblicana Joni Ernst di non ricandidarsi ha aperto una competizione tra il democratico Josh Turek e la repubblicana Ashley Hinson.
Turek ha raccolto finanziamenti consistenti, mentre Hinson può contare sull’appoggio economico di importanti organizzazioni conservatrici.
Il confronto ruota attorno all’economia dello Stato, dall’allevamento alla produzione industriale. Hinson ha criticato la proposta di Trump di sospendere i dazi sulle importazioni di carne, ritenendola dannosa per gli allevatori locali, ma ha anche affiancato il presidente alla Casa Bianca durante l’annuncio di un investimento da 15 miliardi di dollari per una nuova acciaieria.
La competizione mostra le difficoltà dei candidati repubblicani nel conciliare la fedeltà al presidente con le esigenze economiche dei rispettivi territori.
Kansas, il pastore Hamilton sfida Marshall
Il Kansas non elegge un senatore democratico dal 1932. Quest’anno il partito ha scelto Adam Hamilton, pastore metodista e fondatore di una grande congregazione religiosa, per sfidare il repubblicano Roger Marshall.
Hamilton presenta una piattaforma che cerca di parlare anche agli elettori conservatori, evitando di identificarsi esclusivamente con l’ala progressista del suo partito.
Marshall, medico ginecologo prima di entrare in politica, ha attaccato il rivale per il modello organizzativo della sua congregazione, descrivendolo come un imprenditore del settore religioso.
Anche il senatore uscente deve però rispondere alle critiche sulla propria carriera professionale, durante la quale aveva avviato numerose azioni giudiziarie contro pazienti morosi.
Le rilevazioni più recenti indicano una competizione ravvicinata, pur con le consuete incertezze legate ai campioni e alla partecipazione degli elettori.
Maine, Jackson tenta di interrompere il lungo dominio di Susan Collins
Nel Maine, la senatrice repubblicana Susan Collins, 73 anni e trent’anni di esperienza al Senato, affronta il democratico Troy Jackson, politico locale sostenuto dai sindacati.
La candidatura democratica ha subito una svolta dopo il ritiro di Graham Platner, pescatore di ostriche che aveva attirato grande attenzione prima che una serie di scandali compromettesse la sua campagna.
Jackson ha raccolto il testimone e propone un programma centrato sull’assistenza sanitaria pubblica e su una maggiore tassazione dei redditi elevati. Collins punta invece sulla propria esperienza e sulla capacità di ottenere finanziamenti federali per lo Stato.
La campagna ha mobilitato risorse economiche eccezionali rispetto alla popolazione del Maine. I sondaggi descrivono una sfida ravvicinata, nella quale la reputazione personale dei candidati e la partecipazione elettorale avranno un peso significativo.
Ohio, Sherrod Brown tenta il ritorno contro l’erede di JD Vance
In Ohio, il democratico Sherrod Brown, 71 anni, cerca di tornare al Senato dopo la sconfitta del 2024 contro il repubblicano Bernie Moreno. Brown affronta Jon Husted, che ha assunto il seggio lasciato libero da JD Vance dopo la sua elezione alla vicepresidenza degli Stati Uniti.
Il democratico ha costruito la propria carriera sul rapporto con i sindacati e con il mondo operaio, assumendo spesso posizioni critiche verso il libero commercio anche quando il suo partito sosteneva politiche differenti.
Husted, già vicegovernatore dell’Ohio, cerca di difendere il seggio repubblicano in uno Stato dove Trump ha ottenuto risultati importanti. Il presidente è intervenuto personalmente nella campagna per sostenere Husted, mentre Brown ha concentrato gli attacchi sull’aumento del costo della vita, sulle difficoltà dell’economia agricola e sulle condizioni dei lavoratori.
Congresso diviso può cambiare il secondo mandato di Trump
La battaglia per il Senato si inserisce in un quadro nazionale nel quale i repubblicani partono da una maggioranza di 53 seggi contro i 47 del gruppo democratico, che comprende anche due indipendenti. Per conquistare il controllo della Camera alta, i democratici devono ottenere un guadagno netto di quattro seggi. Non basta dunque prevalere in alcuni Stati repubblicani: devono anche difendere i propri seggi, a cominciare da Michigan e Georgia.
La Camera dei Rappresentanti segue invece una dinamica differente, con tutti i 435 seggi al voto e un margine più ristretto da recuperare per i democratici. L’esito determinerà quanto spazio politico e legislativo avrà Trump nei prossimi due anni. Una maggioranza democratica in una delle due Camere potrebbe rafforzare le indagini parlamentari sull’amministrazione, ostacolare alcune iniziative legislative e aumentare il confronto istituzionale con la Casa Bianca. Il controllo del Senato inciderebbe anche sulle nomine che richiedono la conferma dei senatori.
Per questo, dalle grandi città del Texas ai piccoli centri del Maine, il voto di oggi non riguarda soltanto i singoli candidati. Gli americani decidono anche quale equilibrio di potere accompagnerà la seconda metà della presidenza Trump.







