di Luca Falbo
Il disegno di legge di Bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, prevede all’articolo 66 nuovi tagli agli organici della scuola. Sono 4.925 posti in meno tra i docenti e 2.049 tra il personale ATA, per un totale di 6.974 unità. Sommandoli a quelli della manovra precedente, la Flc Cgil conta oltre 14mila posti in meno nel giro di tre anni. La motivazione è il calo demografico, e il calo è reale: secondo i dati diffusi dal governo, gli alunni complessivi delle scuole italiane, dall’infanzia alle superiori, passano da 6,9 a 6,8 milioni. Chi nega questo dato non fa un favore alla scuola. Ridurre il personale in proporzione agli alunni, lasciando intatto tutto il resto, però, si chiama ragioneria.
Dove finiscono i soldi?
La domanda da fare riguarda i soldi. La riduzione degli organici produrrà risparmi stimati in 83,9 milioni di euro nel 2027 e 251,7 milioni l’anno a partire dal 2028. Quei 252 milioni non restano alla scuola. Non vanno agli stipendi dei docenti, che restano sotto quelli dei colleghi dei principali Paesi europei. Non finanziano la valutazione, l’autonomia degli istituti o il sostegno a chi resta indietro. Vengono assorbiti da una manovra che sposta risorse altrove. Si taglia sulla scuola per far quadrare i conti dell’anno, e il costo lo pagheranno studenti che oggi hanno dieci anni.
L’Italia parte già da una posizione debole. Secondo Eurostat, nel 2023 l’Italia ha dedicato all’istruzione il 4,1% del Pil, contro una media europea del 4,7%. Con la denatalità avremmo un’occasione rara: a parità di spesa, investire di più su ogni studente. Il governo fa il contrario e riduce la spesa insieme agli alunni.
Il caso degli ITS Academy
Il caso degli ITS Academy rende la scelta ancora più difficile da capire. Secondo il monitoraggio nazionale Indire, l’84% dei diplomati trova lavoro entro dodici mesi dal titolo. È il segmento della formazione italiana che funziona meglio, come ricorda anche Laura Scalfi, direttrice del Polo Veronesi di Rovereto. Eppure, secondo una memoria di Confindustria depositata alla Camera, il fondo nazionale raggiunge i 100 milioni nel 2026 per poi scendere a 82 milioni nel 2027 e nel 2028. I risparmi sugli organici valgono tre volte il fondo che finanzia i percorsi con il tasso di occupazione più alto del sistema. Nella stessa manovra trova posto la proroga del bonus fino a 1.500 euro per le famiglie che iscrivono i figli alle paritarie: una misura che richiede 20 milioni di euro.
La necessità di una riforma
Convince poco, però, anche la reazione di sindacati e opposizioni. Elvira Serafini, segretaria dello Snals, riconosce la diminuzione della popolazione scolastica ma sostiene che gli organici vadano mantenuti comunque. Difendere ogni cattedra a prescindere dal numero di alunni significa difendere una scuola che non valuta i risultati e non distingue le carriere. Significa anche difendere graduatorie che assegnano i docenti ignorando spesso le esigenze reali dei singoli istituti. Più posti identici non cambiano questo quadro. Servono un’autonomia vera, dirigenti che possano scegliere almeno una parte dei propri insegnanti, retribuzioni legate alle responsabilità e un sistema di valutazione nazionale che produca conseguenze.
Come trasformare i tagli in un’opportunità
La transizione demografica può servire a riorganizzare la scuola invece che a impoverirla. La prima condizione è semplice: ogni euro risparmiato sugli organici deve restare vincolato all’istruzione. Con quei soldi si possono pagare di più i docenti che assumono responsabilità, estendere il tempo pieno dove manca, rafforzare l’orientamento e la formazione tecnica. La seconda è aprire il cantiere che nessun governo ha voluto aprire davvero: la riforma dello stato giuridico dei docenti e dell’autonomia scolastica. È l’unico modo per trasformare un calo di alunni in un aumento di qualità.
Al 1° novembre si tratta ancora di un disegno di legge, non di una legge approvata. Il passaggio in Parlamento è il momento per chiedere una modifica precisa: un vincolo che riporti alla scuola i 252 milioni che oggi le vengono tolti.







