«È palese che i Sempio non sappiano assolutamente niente della corruzione». Angela Taccia, avvocata di Andrea Sempio, non ha dubbi e difende pubblicamente la famiglia del suo assistito dalle ombre che accompagnano l’inchiesta della Procura di Brescia. Ma mentre la legale rivendica il contenuto delle intercettazioni a sostegno della propria tesi, altre conversazioni sollevano interrogativi sulla provenienza e sulla destinazione del denaro contante utilizzato per pagare le spese legali. A complicare il quadro arriva uno scambio tra Giuseppe Sempio e la moglie Daniela Ferrari, nel quale la donna contesta al marito di aver fornito versioni differenti agli investigatori. E quando il conduttore Gianluigi Nuzzi chiede spiegazioni su una frase che chiama in causa Soldani, Taccia preferisce non rispondere.
La vicenda emerge durante la puntata del 30 ottobre di Quarto Grado, che torna a occuparsi dell’ipotesi di corruzione legata alla precedente indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Al centro degli accertamenti della magistratura bresciana figura Giuseppe Sempio, padre dell’uomo che la Procura di Pavia indaga per il delitto di Garlasco.
Angela Taccia: «Le intercettazioni dimostrano che i Sempio non sanno niente»
La posizione dell’avvocata è netta. Secondo Taccia, le conversazioni che la difesa ha ascoltato raccontano una famiglia all’oscuro di qualsiasi eventuale accordo corruttivo.
«Nel momento in cui noi abbiamo sentito delle intercettazioni, sia quelle rilevanti sia quelle non rilevanti, è palese che i Sempio non sappiano assolutamente niente della corruzione», dichiara.
La legale richiama in particolare una conversazione familiare nella quale i presenti si interrogano sulla destinazione di alcune somme di denaro.
«Dalle intercettazioni che abbiamo ascoltato, incluse quelle che la Procura ha ritenuto degne di attenzione, la famiglia Sempio è, mi pare, in cucina e tutti si domandano: “Io non so quei soldi dove possono essere andati a finire, speriamo che non abbiano fatto qualcosa con i contanti che noi non sappiamo”. Quindi è palese che loro non sappiano niente».
Per Taccia, quelle parole dimostrano che i familiari non conoscevano eventuali destinazioni illecite del denaro. La sua interpretazione, tuttavia, deve confrontarsi con gli altri elementi dell’inchiesta e con le valutazioni della Procura, che continua a indagare sull’ipotesi di corruzione.
«È Soldani che ha fatto quella baraonda là»: la domanda che Taccia evita
Durante la trasmissione, Gianluigi Nuzzi porta l’attenzione su un’altra intercettazione, nella quale Giuseppe Sempio pronuncia una frase che chiama in causa Soldani.
«Quando Giuseppe Sempio, in un’intercettazione, dice: “È Soldani che ha fatto quella baraonda là”. Quella baraonda cos’è?», domanda il conduttore.
La risposta di Taccia non entra nel merito della conversazione. L’avvocata precisa di non assistere Giuseppe Sempio e di non voler interferire con il lavoro del collega che ne cura la difesa.
«Io non sono l’avvocato di Giuseppe Sempio, non vorrei confondere i piani anche per correttezza del mio collega Pisapia. Lo segue lui e delle parole di Giuseppe Sempio risponderà lui».
La legale sceglie quindi di non interpretare pubblicamente la frase. Resta da chiarire a quale episodio Giuseppe Sempio si riferisse parlando di «baraonda» e quale significato attribuisse a quell’espressione.
L’inchiesta di Brescia e il sospetto di corruzione per archiviare Sempio
La Procura di Brescia ha iscritto Giuseppe Sempio nel registro degli indagati nel 2025 nell’ambito di un’inchiesta per corruzione. L’ipotesi investigativa riguarda un presunto intervento illecito finalizzato a favorire l’archiviazione della posizione di Andrea Sempio nella precedente indagine sull’omicidio di Chiara Poggi.
Si tratta di un procedimento distinto dalla nuova inchiesta della Procura di Pavia sul delitto del 13 agosto 2007, anche se le due vicende condividono alcuni protagonisti e una parte del contesto investigativo.
All’inizio di ottobre Quarto Grado ha inoltre riferito l’indiscrezione secondo cui anche Andrea Sempio potrebbe figurare tra gli indagati per corruzione. I suoi difensori hanno presentato un’istanza per conoscere l’eventuale esistenza di un’iscrizione a suo carico.
Il 16 ottobre Angela Taccia aveva spiegato di non aver ancora ricevuto una risposta, precisando che la Procura non aveva l’obbligo di fornirla. L’indiscrezione televisiva, dunque, non equivale a una conferma ufficiale della posizione giudiziaria di Andrea Sempio nell’inchiesta bresciana.
Giuseppe Sempio interrogato sui contanti: «Se ci chiedevano la casa gliel’avremmo data»
Un altro passaggio riguarda il filmato dell’interrogatorio di Giuseppe Sempio del 26 settembre 2025, che Quarto Grado ha mostrato durante la puntata.
Gli investigatori chiedono al padre di Andrea chi abbia deciso di utilizzare denaro contante per i pagamenti.
«Adesso non ricordo. Io gli ho detto “Se devo pagare in contanti vado a prendere i soldi e pago”. Non c’era forse un accordo sul pagare in contanti o con assegno», risponde Giuseppe Sempio.
Gli inquirenti insistono e gli domandano perché la famiglia abbia preferito i contanti anche senza una richiesta esplicita da parte degli avvocati.
«Non era un accordo, non ci è stato richiesto ma non lo abbiamo neanche domandato noi. Lo abbiamo dato per scontato. Noi non sapevamo nulla, eravamo talmente disperati che se ci avessero chiesto la casa gliel’avremmo data».
Giuseppe Sempio descrive quindi una famiglia che, nel tentativo di affrontare la situazione giudiziaria del figlio, avrebbe accettato le modalità di pagamento senza discuterle.
Ma proprio la questione dei contanti torna al centro di una successiva conversazione con la moglie, che offre una versione diversa di come andarono le cose.
Daniela Ferrari contro il marito: «Io ti avevo detto di fare l’assegno»
È l’intercettazione del 7 novembre 2025 a introdurre la contraddizione più evidente.
Daniela Ferrari contesta a Giuseppe Sempio le dichiarazioni che aveva reso durante l’interrogatorio e gli ricorda una discussione sulla modalità dei pagamenti.
«Non cercare scuse. Io ti ho detto di fare l’assegno e tu sei andato avanti a ribadire: “No li vogliono in contanti”», afferma la donna.
Il marito replica: «Sì, perché li volevano in contanti».
Daniela, però, gli fa notare la differenza rispetto a quanto aveva raccontato agli investigatori: «Eh, lì gli hai detto di no, però».
Il confronto mette in luce un punto preciso. Durante l’interrogatorio Giuseppe Sempio aveva sostenuto che nessuno avesse chiesto espressamente alla famiglia di pagare in contanti. Nella conversazione con la moglie, invece, afferma che i contanti li volevano.
La differenza tra le due versioni rappresenta un elemento che gli investigatori possono approfondire per ricostruire chi abbia scelto le modalità di pagamento e per quale ragione.
Non dimostra, da sola, l’esistenza di una corruzione. Il pagamento in contanti di una prestazione professionale non costituisce automaticamente un illecito e il significato della conversazione dipende dal contesto complessivo degli accertamenti.
La difesa di Andrea Sempio e le domande ancora aperte sui soldi
Le dichiarazioni di Angela Taccia e le conversazioni tra i familiari mostrano due aspetti differenti della stessa vicenda.
Da una parte, l’avvocata sostiene che le intercettazioni rivelino l’estraneità della famiglia a qualsiasi presunto accordo corruttivo. Dall’altra, il dialogo tra Giuseppe Sempio e Daniela Ferrari evidenzia una divergenza sulle richieste di pagamento in contanti, mentre la frase su Soldani introduce un ulteriore interrogativo che la legale ha scelto di non affrontare.
La Procura di Brescia dovrà verificare la destinazione delle somme, ricostruire gli eventuali passaggi di denaro e stabilire se emergano elementi capaci di sostenere l’ipotesi di corruzione.
Per Andrea Sempio, intanto, prosegue anche l’indagine della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi. La sua difesa continua a respingere ogni collegamento con il delitto e a contestare le ricostruzioni accusatorie.
Nel caso della presunta corruzione, il nodo più delicato resta quello che emerge dalle parole dei diretti protagonisti: chi voleva i pagamenti in contanti, chi ne conosceva la destinazione e perché Giuseppe Sempio ha fornito spiegazioni differenti?







