La difesa di Andrea Sempio non era preparata fino in fondo al contenuto dei video recuperati dall’hard disk del proprio assistito. I legali sapevano dell’esistenza di alcune registrazioni, ma non le avevano mai visionate e soltanto dopo la conclusione delle indagini hanno potuto esaminare direttamente il materiale sequestrato dalla Procura di Pavia.
A rivelarlo è Armando Palmegiani, ex commissario capo della Polizia di Stato e consulente dell’indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, che ha ammesso come alcuni filmati contengano dichiarazioni particolarmente impressionanti, arrivando a definirne una parte «aberrante». Un’ammissione significativa, soprattutto perché arriva da chi è impegnato nella strategia difensiva di Sempio, mentre le registrazioni continuano a suscitare polemiche e interrogativi.
Il particolare più interessante riguarda proprio ciò che Sempio aveva raccontato ai suoi avvocati prima che potessero accedere ai file. Secondo Palmegiani, l’indagato aveva anticipato soltanto alcune informazioni, parlando dell’esistenza dei video anche con delle amiche, ma senza che i difensori conoscessero direttamente il contenuto delle registrazioni. Una situazione che ha lasciato la squadra legale soltanto parzialmente preparata davanti a materiale che gli investigatori stanno esaminando anche per ricostruire il profilo comportamentale dell’indagato.
La difesa sapeva dei video, ma non li aveva mai visti
A sollevare la questione è stata Federica Panicucci, che ha chiesto a Palmegiani se gli avvocati fossero stati informati da Sempio dell’esistenza dei filmati e, soprattutto, se conoscessero già le dichiarazioni che sarebbero emerse dall’analisi dell’hard disk.
La risposta del consulente ha chiarito che la conoscenza del materiale era soltanto parziale. I difensori avevano ricevuto alcune anticipazioni, ma non disponevano dei filmati e non avevano avuto la possibilità di verificarne personalmente il contenuto prima della chiusura delle indagini.
L’hard disk era stato sequestrato nel maggio 2025, ma i legali hanno potuto esaminare direttamente le registrazioni soltanto dopo la conclusione dell’attività investigativa. Fino a quel momento, dunque, la conoscenza di quanto contenuto nei video dipendeva anche dalle informazioni fornite dallo stesso Sempio.
Palmegiani ha spiegato che l’indagato aveva accennato all’esistenza delle registrazioni, parlandone anche con alcune amiche. Non ha però chiarito quali particolari fossero stati comunicati ai difensori, né se Sempio avesse descritto le espressioni più controverse contenute nei monologhi.
È questa la circostanza che rende particolarmente delicata la vicenda: la difesa conosceva l’esistenza del materiale, ma non era stata messa nelle condizioni di valutarne preventivamente tutti i contenuti. Non significa che Sempio abbia deliberatamente nascosto qualcosa ai suoi avvocati, circostanza per la quale non sono stati forniti riscontri, ma conferma che la squadra difensiva ha dovuto confrontarsi con registrazioni delle quali possedeva soltanto informazioni incomplete.
Palmegiani riconosce la gravità delle immagini: «Alcuni video sono aberranti»
La seconda ammissione riguarda il giudizio espresso dal consulente sul contenuto dei filmati. Palmegiani non ha negato che alcune registrazioni possano provocare una forte impressione e ha riconosciuto che, quando vengono affrontati determinati argomenti, le espressioni utilizzate da Sempio sono «aberranti».
Il riferimento riguarda soprattutto i passaggi relativi alla violenza sessuale, sui quali il consulente aveva già espresso una condanna particolarmente netta, definendo le frasi sullo stupro «deprecabili» e «devastanti».
Non si tratta quindi di una difesa indiscriminata di tutto ciò che compare nell’hard disk. Palmegiani ha cercato piuttosto di distinguere il contenuto delle registrazioni dalla loro eventuale rilevanza investigativa, riconoscendo la gravità di alcune dichiarazioni senza considerarle automaticamente indicative di una responsabilità nell’omicidio di Chiara Poggi.
Una distinzione che assume particolare importanza perché i video sono stati realizzati dallo stesso Sempio, che in alcune registrazioni parla da solo davanti a una telecamera. Il materiale è ora al centro dell’attenzione degli investigatori, interessati a comprendere se quei monologhi possano fornire elementi utili alla ricostruzione della personalità dell’indagato.
Cataliotti preferisce non commentare: la linea prudente dei legali
Mentre Palmegiani ha affrontato pubblicamente la questione, Liborio Cataliotti, uno degli avvocati di Sempio insieme ad Angela Taccia, ha preferito non commentare i video emersi nelle ultime ore.
Una scelta che evidenzia la prudenza con la quale almeno una parte della difesa intende affrontare un argomento particolarmente controverso, soprattutto in una fase nella quale la Procura potrebbe essere vicina alla richiesta di rinvio a giudizio.
Alla domanda se le registrazioni preoccupassero la squadra difensiva, Palmegiani ha comunque risposto negativamente, sostenendo che l’ipotesi accusatoria della Procura fosse già molto definita prima dell’emersione pubblica dei filmati.
Quando gli è stato osservato che il contenuto dei video potrebbe rafforzare il quadro investigativo, il consulente ha replicato che «più rafforzata di così non può essere», ribadendo che, dal suo punto di vista tecnico, resta ancora da dimostrare la presenza di Sempio sulla scena del delitto.
La posizione difensiva è dunque quella di separare il giudizio sulle dichiarazioni contenute nei video dalla necessità di dimostrare, attraverso elementi concreti, un eventuale coinvolgimento nell’omicidio.
L’intercettazione che potrebbe spiegare i soliloqui di Sempio
Accanto alla questione dei video, Palmegiani ha annunciato un’altra novità che la difesa considera particolarmente importante. Durante l’ascolto delle intercettazioni rimaste fuori dal fascicolo investigativo, Angela Taccia e un collaboratore di Cataliotti avrebbero individuato una conversazione nella quale lo stesso Sempio spiegherebbe il significato dei propri soliloqui.
Secondo il consulente, la registrazione non sarebbe stata ritenuta utile dalla Procura, ma per i difensori avrebbe un valore completamente diverso. «Per noi è fondamentale», ha dichiarato Palmegiani, spiegando che ne è già stata richiesta l’acquisizione.
La questione riguarda i monologhi pronunciati da Sempio e registrati attraverso dispositivi video oppure captati dalle microspie. Per quanto riguarda alcune intercettazioni ambientali, i legali sostengono da mesi che l’indagato non stesse necessariamente parlando da solo, ma commentando podcast e programmi dedicati al delitto di Garlasco.
Il 19 ottobre la difesa ha presentato un’istanza per ottenere l’inserimento nel fascicolo di 81 intercettazioni ambientali precedentemente escluse perché considerate non rilevanti. Palmegiani non ha chiarito se la conversazione appena individuata rientri tra queste registrazioni.
Il contenuto integrale dell’intercettazione non è stato reso pubblico e, di conseguenza, non è ancora possibile stabilire in che modo potrebbe contribuire a spiegare le dichiarazioni di Sempio.
Verso il rinvio a giudizio, con i video al centro delle polemiche
La vicenda arriva mentre l’inchiesta della Procura di Pavia si avvicina a una possibile svolta. Il 28 settembre ad Andrea Sempio è stata notificata una seconda comunicazione di conclusione delle indagini e, secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, la richiesta di rinvio a giudizio potrebbe arrivare nei primi giorni di novembre.
I difensori si stanno preparando a un eventuale confronto davanti al giudice, mentre continuano a esaminare il materiale investigativo e a contestare gli elementi sui quali si fonda l’ipotesi accusatoria.
I video rappresentano uno degli aspetti più discussi di questa fase, ma il loro significato processuale resta da determinare. La presenza di dichiarazioni disturbanti non costituisce di per sé una prova di responsabilità per l’omicidio, così come l’eventuale rilevanza di una registrazione deve essere valutata nel contesto degli altri accertamenti.
Resta però un fatto emerso dalle parole di Palmegiani: gli avvocati di Sempio conoscevano soltanto in parte ciò che avrebbero trovato nell’hard disk del loro assistito. E quando hanno potuto esaminare direttamente i filmati, si sono confrontati anche con contenuti che il loro stesso consulente non ha esitato a giudicare aberranti. Una circostanza che aggiunge un nuovo elemento alla discussione sulla strategia difensiva, proprio mentre si avvicina il momento delle decisioni della Procura.







