Garlasco, su Stasi potrebbe essere arrivata alla svolta più clamorosa di questi diciannove anni, e questa volta non si tratta di una nuova testimonianza, di un ricordo riemerso a distanza di tempo o dell’ennesima interpretazione di un vecchio reperto. La nuova inchiesta della Procura di Pavia ha riportato alla luce i dati originali prodotti nel settembre 2007 dalle apparecchiature del Ris di Parma e dentro quei file gli investigatori hanno trovato qualcosa che per quasi due decenni non era comparso negli atti: dopo il test che aveva individuato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi 2,78 nanogrammi di Dna attribuito a Chiara Poggi, qualcuno nel laboratorio effettuò due controanalisi. Entrambe diedero risultato negativo. Quegli esiti, però, non arrivarono alla Procura che indagava sull’omicidio, non entrarono nel fascicolo e la difesa di Stasi non poté conoscerli né utilizzarli nei processi che seguirono.
La portata della scoperta diventa ancora più evidente osservando ciò che accadde immediatamente dopo, perché quel Dna non rappresentò un dettaglio marginale dell’indagine. Il risultato positivo entrò nella relazione preliminare dei Ris e contribuì al fermo di Alberto Stasi del 24 settembre 2007 come colpevole per il delitto di Garlasco, mentre le due verifiche negative effettuate quattro giorni prima rimasero fuori dalla documentazione conosciuta dagli inquirenti. Oggi, dopo avere recuperato i cosiddetti “raw data”, la Procura di Pavia ipotizza che quel dato positivo possa essere derivato da un errore nella registrazione oppure da uno scambio di provette. Se gli ulteriori accertamenti confermeranno questa ricostruzione, uno degli elementi che accompagnarono Stasi lungo la vicenda giudiziaria di Garlasco potrebbe assumere, diciannove anni dopo, un significato completamente opposto.
Garlasco, cosa accadde davvero ai pedali della bicicletta di Stasi
Per capire perché questa scoperta possa diventare decisiva bisogna ricostruire senza salti la sequenza degli esami. Il 10 settembre 2007 gli investigatori sottoposero la bicicletta Umberto Dei sequestrata ad Alberto Stasi a Garlasco al luminol e al Combur test, cercando eventuali tracce di sangue, ma entrambi gli accertamenti diedero esito negativo. Il giorno successivo gli uomini del Ris prelevarono materiale dai due pedali, denominarono i campioni “bu_p1” e “bu_p2” e successivamente li riunirono nel campione “bu_p”. Anche il primo tentativo di estrazione e quantificazione non fornì il risultato cercato, perché l’esame risultò inibito e quindi negativo.
Il 19 settembre, dopo la purificazione del campione, il Ris ripeté la quantificazione e ottenne invece un risultato completamente diverso: 2,78 nanogrammi di Dna, una quantità molto elevata rispetto al precedente esame e soprattutto un profilo particolarmente pulito, senza impurità e rumore di fondo significativo, che risultò sovrapponibile a quello di Chiara Poggi. Proprio l’eccezionalità di quel dato deve avere spinto qualcuno all’interno del laboratorio a effettuare ulteriori controlli, perché il giorno successivo, 20 settembre, le apparecchiature registrarono altre due analisi sul campione. Tutte e due diedero risultato negativo, ma la Procura di Vigevano non ricevette quegli esiti e nei successivi processi nessuno li portò all’attenzione dei giudici.
Quattro giorni più tardi, alle 14.10 del 24 settembre, gli investigatori fermarono Alberto Stasi sulla base del quadro indiziario allora raccolto, nel quale il Dna attribuito a Chiara sui pedali aveva assunto un peso rilevante. Il gip di Vigevano Giulia Pravon non convalidò il fermo e il 28 settembre rimise Stasi in libertà senza applicare misure cautelari, ma il tema dei pedali continuò ad accompagnare l’intera storia processuale e i giudici lo valorizzarono successivamente nel complesso degli elementi utilizzati per arrivare alla condanna definitiva a 16 anni.
I dati grezzi del Ris raccontano ciò che mancava nel fascicolo
La nuova inchiesta di Garlasco ha cambiato prospettiva quando la Procura di Pavia, il 6 novembre 2025, ha acquisito dal Ris di Parma i “raw data”, cioè i registri originali prodotti dalle macchine utilizzate per gli accertamenti genetici. Analizzando quei file, gli investigatori hanno potuto ricostruire le operazioni effettuate nel laboratorio e individuare la traccia delle due verifiche negative del 20 settembre 2007, rimaste fino a quel momento fuori dalla documentazione processuale conosciuta.
La difesa di Alberto Stasi ha affidato l’esame del materiale ai genetisti Ugo Ricci e Pasquale Linarello, mentre la Procura ha svolto autonomamente i propri approfondimenti. Le verifiche hanno riportato l’attenzione sul risultato da 2,78 nanogrammi e sulle possibili spiegazioni di un dato così diverso dagli altri accertamenti: secondo l’ipotesi investigativa, potrebbe esserci stato un errore nella registrazione oppure uno scambio di provette. A rendere ancora più delicata la questione contribuisce la somiglianza tra il campione positivo attribuito ai pedali e il cosiddetto “reperto 29”, il cucchiaino utilizzato da Chiara Poggi per fare colazione e trovato nella villetta di via Pascoli, perché i valori dei due campioni risulterebbero sovrapponibili persino nei decimali.
La successione degli eventi assume quindi un significato completamente nuovo: gli investigatori partono da accertamenti negativi sulla bicicletta, ottengono improvvisamente un campione molto abbondante e pulito di Dna della vittima, il laboratorio decide di controllare quel risultato e le due verifiche successive risultano negative, ma proprio questi ultimi esiti non arrivano nel fascicolo. È su questa anomalia che oggi lavorano i magistrati di Pavia, chiamati a ricostruire non soltanto l’affidabilità tecnica delle analisi, ma anche il percorso seguito dai risultati all’interno del Ris.
Garofano ascoltato dai pm, ora bisogna ricostruire cosa accadde nel laboratorio
Negli ultimi giorni la Procura ha ascoltato alcuni appartenenti al Ris che parteciparono agli accertamenti scientifici del 2007 e venerdì i magistrati hanno convocato anche Luciano Garofano, allora comandante del Ris di Parma e, molti anni dopo, per un periodo consulente della difesa di Andrea Sempio. Garofano non ha voluto commentare il contenuto dell’audizione e si è limitato a dichiarare: «Non faccio commenti sull’indagine. Aspettiamo il 415 bis».
Proprio la documentazione recuperata rende adesso necessario chiarire chi decise di effettuare le due verifiche del 20 settembre, chi ebbe conoscenza dei risultati negativi e per quale ragione quei dati non entrarono negli atti consegnati alla Procura. Sono interrogativi ai quali dovranno rispondere gli accertamenti e che, allo stato, non autorizzano ad attribuire automaticamente a qualcuno la volontà di nascondere una prova, ma il fatto che le apparecchiature abbiano conservato la traccia di due analisi assenti dal fascicolo apre inevitabilmente uno dei capitoli più delicati dell’intero caso Garlasco.
C’è inoltre un elemento che potrebbe assumere particolare importanza nella prospettiva della difesa di Stasi. Nel corso degli anni i suoi legali avevano chiesto di accedere proprio ai dati grezzi delle analisi e, secondo la ricostruzione emersa oggi, non riuscirono a ottenerli dal Ris neppure dopo un’autorizzazione della Corte d’Appello di Milano. Soltanto l’acquisizione compiuta dalla Procura di Pavia nel novembre 2025 ha permesso di recuperare quei file e di riportare alla luce ciò che le macchine avevano registrato diciannove anni prima.
Da Sempio a Stasi, l’inchiesta di Garlasco apre adesso due fronti
Il paradosso giudiziario è evidente. La nuova inchiesta nasce attorno ad Andrea Sempio, oggi unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, ma gli approfondimenti disposti dalla Procura hanno contemporaneamente fatto emergere elementi che potrebbero incidere sul percorso giudiziario di Alberto Stasi, condannato definitivamente per lo stesso delitto. I due piani restano autonomi e l’indagine su Sempio non cancella naturalmente la sentenza contro Stasi, sulla quale può intervenire soltanto un procedimento di revisione, ma la scoperta delle due controanalisi negative offre ai legali Giada Bocellari e Antonio De Rensis un elemento nuovo sul quale costruire la loro iniziativa.
È proprio questo a rendere la chiusura dell’inchiesta una delle svolte più importanti nella storia del delitto di Garlasco. Nel 2007 il risultato positivo del Dna sui pedali contribuì a spingere gli investigatori verso Alberto Stasi; nel 2026 i dati originali di quelle stesse analisi potrebbero invece fornire alla sua difesa un argomento per mettere in discussione uno dei tasselli utilizzati contro di lui. Tra questi due momenti ci sono quasi diciannove anni, cinque processi, una condanna definitiva a 16 anni e un’indagine completamente nuova sull’omicidio di Chiara Poggi.
C’è il dna sui pedali o no?
La questione, a questo punto, non riguarda soltanto la presenza o meno del Dna sui pedali, ma ciò che sarebbe accaduto se la Procura e la difesa avessero conosciuto già nel settembre 2007 l’esistenza delle due verifiche negative. Non sappiamo quale direzione avrebbe preso l’indagine e nessuno può stabilire oggi quale decisione avrebbero assunto i giudici davanti a un quadro probatorio diverso, ma proprio questo interrogativo potrebbe diventare uno dei cardini della futura richiesta di revisione del processo.
Diciannove anni dopo, quindi, Garlasco torna incredibilmente al punto di partenza, ai giorni immediatamente successivi all’omicidio di Chiara Poggi e alle analisi che contribuirono a indirizzare l’indagine verso Alberto Stasi. La differenza è che oggi non si discute soltanto di come interpretare quelle vecchie prove: sono riemersi i dati prodotti all’epoca dalle stesse apparecchiature del Ris e quei dati, secondo la ricostruzione della Procura di Pavia, mostrano due controlli negativi dei quali per quasi due decenni il fascicolo giudiziario non ha dato conto. Se questo elemento entrerà nel procedimento di revisione, toccherà ai giudici stabilirne il peso. Ma una cosa è già cambiata: quella che per anni era sembrata una delle tracce capaci di inchiodare Stasi è diventata oggi uno degli elementi sui quali la sua difesa proverà a riaprire il processo.







