Uno era uno studente della Bocconi, tornato da una vacanza in Inghilterra e concentrato sulla tesi di laurea in Economia. L’altro era un ragazzo di diciannove anni, amico del fratello minore di Chiara Poggi, che frequentava la villetta di via Pascoli per giocare ai videogiochi. Diciannove anni dopo il delitto di Garlasco, Alberto Stasi e Andrea Sempio non sono più i due giovani immortalati nelle fotografie del 2007. Il tempo ne ha cambiato i volti, le vite e le speranze, ma non li ha liberati da quella casa e dalla mattina del 13 agosto.
Oggi Stasi studia le carte e aspetta che i suoi legali decidano come tentare la revisione della condanna definitiva a sedici anni. Sempio lavora come commesso e attende di sapere se la Procura lo porterà davanti a un giudice per lo stesso omicidio. Uno spera che la nuova inchiesta possa restituirgli l’innocenza che ha sempre rivendicato; l’altro teme che quella stessa inchiesta gli tolga definitivamente la vita costruita lontano dai riflettori. Due attese opposte, unite dal nome di Chiara Poggi, la ragazza di ventisei anni che il frastuono di sospetti, processi e apparizioni televisive rischia ancora una volta di lasciare sullo sfondo.
Alberto Stasi, dalla Bocconi alla lunga attesa della revisione
Il 13 agosto 2007 Alberto Stasi aveva ventiquattro anni ed era il fidanzato di Chiara. Studiava Economia alla Bocconi e, dopo una vacanza in Inghilterra, lavorava alla tesi di laurea. Quel pomeriggio entrò nella villetta di via Pascoli e lanciò l’allarme. Da quel momento smise di essere soltanto il compagno della vittima e diventò il principale protagonista dell’inchiesta.
I capelli biondi, lo sguardo che molti definirono glaciale e un atteggiamento controllato davanti alle telecamere contribuirono a costruire intorno a lui un’immagine destinata a durare. Stasi ha sempre dichiarato la propria innocenza, anche dopo la condanna definitiva e l’ingresso in carcere nel dicembre 2015. Non ha confessato, non ha modificato il proprio racconto e ha continuato a sostenere di aver trovato Chiara già morta.
Negli anni ha ottenuto prima il beneficio del lavoro esterno, svolgendo un impiego da contabile in uno studio professionale, e poi la semilibertà. La sua vita si divide ormai tra un percorso di graduale ritorno nella società e lo studio di un fascicolo che potrebbe offrirgli l’ultima possibilità di cancellare la condanna. La nuova inchiesta su Sempio ha aperto uno scenario che per molto tempo sembrava impossibile: chiedere alla giustizia di tornare ancora una volta sul processo e dimostrare che la verità stabilita dai giudici non coincide con quanto accadde nella villetta.
Stasi non può però considerare già vinta la propria battaglia. Una nuova indagine non annulla una sentenza passata in giudicato e il sospetto rivolto a un altro uomo non basta da solo a dichiararlo innocente. La revisione richiede elementi nuovi capaci di incrinare concretamente le basi della condanna. Per questo l’ex studente della Bocconi aspetta e studia le carte, mentre il caso che gli ha sottratto quasi vent’anni continua a decidere anche il suo futuro.
Andrea Sempio, il commesso che si aspetta il processo
Andrea Sempio vive l’attesa dalla parte opposta. Aveva diciannove anni quando qualcuno uccise Chiara e frequentava la famiglia Poggi perché amico di Marco. I due giocavano ai videogiochi sul computer della ragazza. Per anni il suo nome rimase ai margini della storia, poi entrò nell’inchiesta, ne uscì con un’archiviazione e infine vi rientrò quando la Procura decise di indagarlo nuovamente.
Oggi Sempio ha trentotto anni. La barba incolta e lo sguardo spesso smarrito hanno sostituito il volto del ragazzo del 2007. La pressione dell’inchiesta lo ha costretto anche a lasciare il lavoro da commesso in un negozio di telefonia, travolgendo una quotidianità che aveva costruito lontano da Garlasco e dalle telecamere.
«Mi aspetto un rinvio a giudizio», ha ammesso durante una delle ultime apparizioni televisive, con il tono di chi sembra prepararsi al peggio. Poi ha pronunciato una frase che racconta il peso privato dell’accusa: «Meno male che non mi sono costruito una famiglia, non avrei mai voluto che si fosse trovata in mezzo a queste vicende».
Sempio attende che la magistratura decida se processarlo. Il suo nome pesa ormai quanto quello di Stasi nel racconto pubblico del delitto, ma la sua posizione giudiziaria resta diversa: non ha ricevuto alcuna condanna e va considerato innocente. Anche lui, come Stasi, sostiene di non aver ucciso Chiara. Se la Procura chiederà il rinvio a giudizio, dovrà difendere questa innocenza in un’aula di tribunale e affrontare un procedimento che potrebbe riscrivere l’intera storia giudiziaria di Garlasco.
Le famiglie e gli amici trascinati nel giallo infinito
Attorno ai due protagonisti ruotano da quasi vent’anni i familiari e gli amici di Chiara. Giuseppe e Rita Poggi continuano ad abitare nella villetta nella quale qualcuno ha ucciso la figlia. Quella casa non rappresenta per loro un fondale televisivo né una scena del crimine da analizzare all’infinito: resta il luogo della vita familiare, trasformato per sempre dalla mattanza del 13 agosto.
Marco Poggi, fratello minore di Chiara e amico di Sempio, ha scelto di trasferirsi in Veneto nel tentativo di lasciarsi alle spalle una storia che continua comunque a raggiungerlo. Ogni nuova indagine riporta sotto esame le amicizie dell’epoca, le frequentazioni della villetta e i ricordi di un ragazzo che ha perduto la sorella e ha visto la propria vita privata diventare materia d’inchiesta.
Nel racconto mediatico sono entrate anche le cugine Stefania e Paola Cappa, figlie dell’avvocato Ermanno Cappa. Il fotomontaggio realizzato dopo il delitto, nel quale comparivano insieme a Chiara, le rese due figure immediatamente riconoscibili del caso. Negli anni molti hanno attribuito loro misteri e segreti mai dimostrati, ma nessuna delle due ha mai ricevuto un’accusa formale per l’omicidio.
Tutti dentro al delitto senza fine
Poi vengono gli amici, i testimoni, gli avvocati e il lunghissimo elenco di consulenti che hanno studiato impronte, tracce, fotografie e verbali. Alcuni hanno costruito la propria notorietà nelle battaglie giudiziarie e televisive nate intorno al delitto. Quasi tutti, volontariamente o meno, hanno finito per occupare uno spazio nella narrazione collettiva di Garlasco.
Al centro, però, dovrebbe restare Chiara Poggi. Una giovane impiegata, laureata in Economia all’Università di Pavia, che rischia ancora di scomparire dietro il confronto tra lo studente della Bocconi e il commesso, tra il condannato che spera nella revisione e l’indagato che teme un processo. Stasi e Sempio attendono entrambi una decisione capace di cambiare le loro vite. Chiara, da diciannove anni, attende che il suo nome torni a essere più importante di quello degli uomini accusati di averla uccisa.







