Una missione prolungata ben oltre i tempi stabiliti, assenza di prospettive sul rientro e condizioni di vita al limite della sopportazione. È questa la combinazione critica che sta mettendo a dura prova i circa 5.000 membri dell’equipaggio della portaerei statunitense USS Abraham Lincoln. Rarissime soste in porto, settimane continuative in assetto da combattimento, carenza di generi alimentari freschi, problemi igienici, impossibilità di lavare gli indumenti e comunicazioni a singhiozzo con i propri cari hanno generato un profondo stato di malessere a bordo.
Tra propaganda estera e reali segnali di crisi
Mentre l’agenzia iraniana Wana parla di presunti disordini interni con vittime — un’indiscrezione priva di riscontri ufficiali e verosimilmente riconducibile alla guerra d’informazione di Teheran —, la gravità della situazione trova conferme su autorevoli testate specializzate d’oltreoceano. Fogli militari di riferimento come Stars and Stripes e Military Times segnalano il rapido diffondersi di stress psicofisico, malumore diffuso e crescenti problematiche legate alla salute mentale.
Casi di autolesionismo e l’allarme delle famiglie
Le testimonianze raccolte dai familiari delineano un quadro ancora più preoccupante: vengono riferiti episodi di autolesionismo e tentativi di marinai di lanciarsi fuoribordo, sventati solo all’ultimo dal tempestivo intervento dei compagni.
Schierata al largo delle coste iraniane a fine gennaio 2026, dopo essere salpata da San Diego nel novembre 2025, la Lincoln ha effettuato soltanto due brevi soste operative (a Guam e in Oman), senza che tutto il personale potesse toccare terra. Il rientro, inizialmente previsto per maggio, è stato rinviato a data da destinarsi, alimentando il senso di incertezza.
I vertici della Marina a confronto con i parenti
Di fronte alle crescenti preoccupazioni, giovedì scorso circa duecento familiari hanno ottenuto un vertice a San Diego con il segretario ad interim della Marina USA, Hung Cao, e una successiva videoconferenza con i viceammiragli Douglas Verissimo e Joseph Cahill.
I vertici militari hanno rassicurato sulla presenza a bordo di medici, cappellani e specialisti della salute mentale, confermando che la portaerei USS Theodore Roosevelt è in fase di preparazione per avvicendare la Lincoln, pur non fornendo tempistiche dettagliate per ovvie ragioni di sicurezza strategica.
Il precedente della USS Gerald Ford
Il caso della Lincoln non è isolato. Pochi mesi fa si sono concluse le traversie della USS Gerald Ford, rientrata negli Stati Uniti lo scorso 16 maggio dopo ben 326 giorni consecutivi di missione tra Mediterraneo, Medio Oriente e coste venezuelane — una durata record che sfiora i primati risalenti alla guerra del Vietnam.
Nel corso del suo pattugliamento, la Ford aveva dovuto affrontare seri problemi logistici, tra cui un incendio in lavanderia che aveva lasciato centinaia di marinai senza alloggio e ripetuti guasti agli impianti igienico-sanitari della nave.







