C’è una mano senza nome dentro la villetta di Garlasco. Un’impronta sporca del sangue di Chiara Poggi, impressa accanto alle scale dove la ragazza venne colpita e poi trascinata verso la morte. È uno dei punti più inquietanti emersi dalla nuova Bloodstain Pattern Analysis realizzata dal Ris di Cagliari e depositata nel fascicolo della Procura di Pavia che oggi indaga Andrea Sempio per l’omicidio del 13 agosto 2007.
Diciotto anni dopo il delitto, i carabinieri del Ris sono tornati nella casa di via Pascoli con laser scanner, rilievi tridimensionali e nuove tecnologie capaci di ricostruire al millimetro la posizione delle macchie di sangue repertate nel 2007. Il risultato è una ricostruzione ancora più feroce e dettagliata degli ultimi minuti di Chiara Poggi. E soprattutto riporta al centro una traccia mai identificata: una mano sinistra aperta, sporca di sangue, che non appartiene alla vittima.
L’impronta della mano sinistra vicino alle scale
Secondo la consulenza firmata dal tenente colonnello Andrea Berti, Chiara Poggi sarebbe stata colpita inizialmente tra i due divani del salotto. In quella zona il killer avrebbe agito a mani nude, prendendola a pugni prima ancora di impugnare l’arma del delitto, probabilmente un martello. Le piccole macchie circolari di sangue trovate lì confermerebbero che la vittima si trovava ancora in piedi o comunque in movimento.
Poi l’aggressione si sarebbe spostata verso le scale interne della villetta. È lì che gli investigatori si concentrano sulla presenza di una macchia ematica “riconducibile a una mano sinistra aperta”. Una traccia che non sarebbe attribuibile a Chiara Poggi e che quindi, molto probabilmente, apparterrebbe all’assassino.
La nuova Bpa del Ris precisa però un elemento cruciale: la posizione della traccia e la sua direzionalità rendono impossibile stabilire con esattezza in quale momento e in quale postura quella mano sia stata appoggiata. In altre parole, si sa che c’è una mano adulta sporca del sangue della vittima, ma ancora oggi non si sa a chi appartenga.
Una mano adulta sporca del sangue di Chiara
I carabinieri del Ris sono riusciti almeno a stabilire le dimensioni dell’impronta: circa 10 per 8 centimetri. Misure compatibili con una mano sinistra adulta. Accanto alla traccia principale sarebbe stata trovata anche un’altra impronta misteriosa lunga circa sei centimetri, descritta come “una linea orizzontale congiunta alle estremità con due linee oblique”. Anche in questo caso gli esperti non sono riusciti a identificare l’oggetto o la superficie che avrebbe generato quel segno.
È uno dei grandi vuoti rimasti nel caso Garlasco. Perché quella mano, se davvero appartenesse all’aggressore, sarebbe rimasta impressa nella scena del crimine per quasi vent’anni senza un’identificazione certa.
La nuova ricostruzione del delitto cambia la dinamica
La Bloodstain Pattern Analysis del Ris modifica anche una parte fondamentale della ricostruzione dell’omicidio. Dopo i primi colpi, Chiara Poggi sarebbe stata trascinata per i piedi verso il mobiletto del telefono, dove sarebbe stata colpita nuovamente con l’arma contundente. Altri colpi sarebbero arrivati vicino alla porta delle scale interne.
Ma il passaggio più importante riguarda proprio il corpo della vittima sulle scale. Secondo il Ris di Parma, nel 2007, Chiara sarebbe stata sollevata e gettata lungo i gradini. La nuova consulenza del Ris di Cagliari sostiene invece una dinamica diversa: il corpo sarebbe stato fatto scivolare dal gradino zero verso i gradini inferiori.
A suggerirlo sarebbero i segni di trascinamento trovati sui primi quattro gradini della scala, descritti come linee parallele ben evidenti. Infine, secondo la ricostruzione, Chiara Poggi avrebbe ricevuto gli ultimi colpi mentre si trovava già sdraiata con la testa all’altezza del quarto gradino, iniziando poi un lento scivolamento verso il basso.
Una scena del crimine che continua a parlare
La nuova consulenza non chiude il mistero di Garlasco. Anzi, aggiunge nuovi dettagli inquietanti a una scena del crimine che, dopo quasi vent’anni, continua a restituire domande. La mano insanguinata vicino alle scale resta senza identità. Le tracce raccontano una violenza lunga, fisica, ravvicinata. E la nuova tecnologia del Ris sembra avere trasformato la villetta di via Pascoli in una mappa tridimensionale dell’aggressione.
Nel fascicolo della Procura di Pavia, quella mano aperta sporca del sangue di Chiara Poggi oggi pesa come un fantasma. Perché è lì da diciotto anni. Ed è ancora senza nome.







