Schlein e Conte, il quasi bacio che accende il campo largo: la foto di Palermo diventa il manifesto della nuova fase

Schlein scavalca Conte nelle primarie del campo largo

Altro che documento politico. Altro che tavolo programmatico. Altro che vertice tra leader con comunicato finale scritto in politichese stretto. La nuova fase del campo largo, almeno per un giorno, sta tutta in una foto: Elly Schlein che abbraccia Giuseppe Conte a Palermo, il volto vicinissimo, il bianco e nero a fare il resto, l’effetto quasi cinematografico, il sospetto irresistibile del quasi bacio. Una di quelle immagini che la politica produce raramente e che, quando accade, raccontano molto più di una conferenza stampa.

Lo scatto di Igor Petyx ha subito acceso commenti, ironie e letture maliziose. Perché la foto funziona. E nella politica di oggi, piaccia o no, funzionare visivamente conta quasi quanto avere una linea. Forse di più.

Il quasi bacio del campo largo

Schlein appare intensa, perfino emozionata. Il braccio stringe Conte con un trasporto raro nelle solite foto da palco, dove i leader si abbracciano come chi firma una pratica amministrativa. Qui invece c’è un’energia diversa, quasi affettiva, accentuata anche dal fatto che Conte è uscito da poco dall’ospedale. La segretaria Pd sembra volerlo avvolgere, proteggerlo, portarlo dentro un’immagine comune.

Conte, invece, appare più sorpreso. O forse semplicemente consapevole del proprio ruolo scenico. L’ex premier conosce benissimo la forza della propria immagine, quel capitale personale che lo ha trasformato negli anni in un leader capace di parlare a un pubblico molto più emotivo che ideologico. Le “bimbe di Conte” non erano soltanto folklore social: erano la prova che anche la politica può funzionare come seduzione.

La politica dei corpi prima dei programmi

Il punto vero è che, nel vuoto di grandi ideali e nella fatica dei programmi, i corpi dei leader finiscono per dire quello che le parole non riescono più a spiegare. Un abbraccio, una distanza, un sorriso, una mano sulla spalla diventano messaggi politici. E la foto Schlein-Conte racconta esattamente questo: il tentativo di dare carne, volto e calore a un’alleanza che finora è sembrata spesso più un problema geometrico che un progetto di governo.

Il “campo largo”, espressione già stanca prima ancora di diventare vincente, avrebbe bisogno proprio di questo: meno formule, più riconoscibilità. Meno arida ingegneria delle sigle, più immagine di unità. E quello scatto, volente o nolente, offre alla sinistra una cosa che le mancava: una scena.

Dietro l’abbraccio resta il rebus dell’alleanza

Naturalmente una foto non risolve nulla. Restano le primarie impossibili, le differenze sulla politica internazionale, le ambizioni personali, i negoziati sulle candidature e quella tendenza antichissima della sinistra a complicarsi la vita appena sente odore di possibile vittoria.

Però la foto di Palermo dice che Schlein vuole l’alleanza e vuole intestarsela. Conte è il partner necessario, complicato, corteggiato e temuto. Il Pd ha bisogno del Movimento 5 Stelle, il M5s ha bisogno di non sembrare un semplice satellite del Pd. E in mezzo c’è l’elettorato, che forse capisce più da un abbraccio riuscito che da dieci documenti unitari.

Il quasi bacio non è ancora un patto. Ma è una promessa di scena. E in una politica che vive di immagini, può bastare per aprire una fase nuova. Almeno fino alla prossima lite.