Ranucci replica alle accuse: «Mai pensato alla politica». Ecco cosa dice davvero di Lavitola e del suo sondaggio

Sigfrido Ranucci

«Balle. Non ho mai voluto entrare in politica». Sigfrido Ranucci liquida così le indiscrezioni secondo cui avrebbe valutato una discesa in campo nel centrosinistra grazie a un progetto coltivato da Valter Lavitola. Il conduttore di Report respinge con decisione la ricostruzione emersa negli ultimi giorni e sostiene di non avere mai preso in considerazione l’ipotesi di lasciare il giornalismo per un incarico politico.

Secondo quanto ricostruito, sarebbe stato Lavitola a commissionare un sondaggio per verificare il potenziale elettorale del volto di Report, immaginandolo come possibile figura capace di attrarre consenso nell’area progressista. Un progetto che, però, Ranucci sostiene di non avere mai condiviso.

«Lavitola sapeva già come avrei risposto»

Il giornalista racconta di non avere mai dovuto scoraggiare l’amico, semplicemente perché quest’ultimo conosceva già la sua posizione. «Non aveva bisogno che lo scoraggiassi. Sapeva bene che non mi sarei candidato». Per spiegare le ragioni dell’iniziativa, Ranucci avanza un’ipotesi personale. «Forse cercava di accreditarsi verso altri».

Una frase che lascia intendere come il progetto potesse rispondere più agli interessi dello stesso Lavitola che a una reale disponibilità del conduttore. Ranucci rivela inoltre di avere ricevuto, nel corso degli anni, proposte e manifestazioni d’interesse provenienti da diversi schieramenti politici.

«Centrosinistra, centrodestra, movimenti». La risposta, però, sarebbe sempre rimasta la stessa. Con una battuta che sintetizza la sua scelta di restare nel giornalismo: «Non mi candido perché se mi eleggono mi tocca finire nella Commissione di Vigilanza Rai».

«La pista più credibile riguarda Report»

Ranucci torna anche sull’attentato che nell’ottobre scorso colpì la sua abitazione, ribadendo di continuare a ritenere più convincente una pista investigativa diversa da quelle emerse nel dibattito politico.Secondo il giornalista, il movente potrebbe essere collegato alle inchieste realizzate da Report, in particolare a un servizio dedicato al Cantiere Navale Vittoria.

«Penso che quella sia la pista più sensata», afferma, spiegando di continuare a ritenere che qualcuno volesse interrompere il flusso di informazioni verso la trasmissione. Una convinzione che aveva già illustrato agli investigatori e che continua a sostenere anche dopo i recenti sviluppi dell’inchiesta.

L’amicizia con Lavitola e le polemiche

Ranucci affronta anche il tema del rapporto personale con Valter Lavitola, finito al centro delle polemiche dopo l’inchiesta della Procura di Roma. Spiega che il loro legame nacque per ragioni professionali. In un primo momento sperava che Lavitola potesse favorire un’intervista con Marcello Dell’Utri. Successivamente racconta di avere cercato di aiutare l’imprenditore sul piano personale, mettendolo in contatto con la figlia psicologa per affrontare alcune difficoltà legate al figlio affetto da autismo.

Accanto a questo, aggiunge, c’erano interessi giornalistici comuni. Lavitola, grazie ai suoi contatti nel settore della cantieristica e della difesa, avrebbe fornito alcuni spunti investigativi utilizzati dalla redazione di Report. Il giornalista respinge però con decisione l’ipotesi che quel rapporto abbia mai influenzato il lavoro della trasmissione. «Ranucci può avere degli amici. Report no». E definisce «l’illazione che più mi fa male» quella secondo cui la vicinanza con Lavitola avrebbe garantito trattamenti di favore o un atteggiamento più morbido da parte della trasmissione.

«Tutti conoscevano Lavitola»

Ranucci risponde infine alle critiche sulle sue frequentazioni ricordando che Lavitola era una figura ben conosciuta nel mondo dell’informazione. «Il suo numero era nelle rubriche di tanti direttori di giornale. A presentarmelo fu Guido Ruotolo». Da qui anche la replica alle fotografie che lo ritraevano nel ristorante romano dell’imprenditore. «Tutti vanno in quel ristorante».

Una spiegazione che, però, non basta a spegnere le polemiche. Fratelli d’Italia ha infatti preparato un dossier interno con cui chiede chiarimenti sul rapporto tra il conduttore e Lavitola, sostenendo che, dopo gli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato, sia necessario fare piena luce sui rapporti tra i due.

Intanto gli investigatori continuano ad analizzare il materiale sequestrato a Lavitola, comprese chat, dispositivi elettronici e documenti, nel tentativo di chiarire il movente dell’attentato e il ruolo dei diversi protagonisti di una vicenda che continua a sollevare interrogativi.