Il consueto approfondimento del lunedì sera targato Rai 3 con Filorosso è tornato sul delitto di Garlasco nella puntata del 17 agosto 2026. Al centro dello studio guidato dal conduttore Antonino Monteleone, insieme ad Adele Grossi, c’è ancora una volta il ricorso per la revisione della condanna di Alberto Stasi, attualmente in affidamento in prova ai servizi sociali, ma deciso a dimostrare la propria estraneità ai fatti.
Tensioni e frecciate tra i legali delle parti
Il blocco dedicato al caso di cronaca nera parte con il consueto confronto tra Monteleone e l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Stasi. Con l’avvicinarsi del termine delle indagini fissato per il 28 settembre, la tensione resta alta. Durante la trasmissione viene mandato in onda un commento dell’avvocato Biscotti, legale del colonnello Gennaro Cassese, che definisce debole l’impianto investigativo messo in atto per la richiesta di revisione. De Rensis risponde con sarcasmo dichiarandosi ammirato dalla sicurezza del collega e ricordando come il suo team, composto anche dall’avvocato Bocellari, stia analizzando riga per riga un’imponente mole di documenti. Il legale ribadisce inoltre la massima fiducia nella Procura di Pavia, citando le rilevanti omissioni emerse dalle dichiarazioni dell’ex pubblico ministero Pezzino come spunto di riflessione cruciale.
I dubbi dei consulenti e i misteri sulla spazzatura
A dare forza alla discussione sulla presunta alterazione della scena del crimine interviene il medico legale Francesco Maria Avato, consulente di Stasi, che solleva perplessità sulle modalità di repertazione della spazzatura nella villetta della famiglia Poggi, analizzata solo molti mesi dopo il delitto, e sul mancato rilievo di una lattina di birra in frigo.
Sulla stessa linea la direttrice del settimanale Giallo, Albina Perri, che anticipa la pubblicazione di documenti riguardanti lo spostamento di vasi all’esterno dell’abitazione quando la struttura era ancora sotto sequestro. L’avvocato De Rensis sottolinea con fermezza che, in un’indagine per omicidio, ogni singolo reperto, compresi i capelli rinvenuti nel lavandino del bagno, avrebbe dovuto essere sottoposti a un’analisi rigorosa fin da subito.
Gli scatti fotografici in Procura
L’approfondimento prosegue con la trasmissione dell’interrogatorio svolto dalla Procura di Brescia al carabiniere Pappalardo, chiamato a chiarire tre scatti registrati sul suo cellulare la vigilia di Natale del 2016 e legati a fascicoli riservati sull’inchiesta. De Rensis definisce grave l’accaduto, sottolineando come l’accesso a documenti riservati da parte di un ufficiale non possa essere derubricato a un’imprudenza superficiale. In studio interviene anche l’avvocato Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, chiamato a commentare un’intercettazione dell’estate precedente in cui il suo ex assistito affermava di non passare da Vigevano fin da adolescente. Questo passaggio smentirebbe la presenza del giovane in una libreria della città pavese la mattina del delitto, sebbene Lovati precisi che si trattava di dichiarazioni riservate scambiate tra cliente e difensore.
Lo scontro scientifico tra Ricci e Garofano
La trattazione del caso si chiude sul tema scientifico dell’impronta numero 33 lasciata a ridosso delle scale dove venne rinvenuto il corpo di Chiara Poggi. Il genetista del team Stasi, Ugo Ricci, sostiene che le analisi e i test di laboratorio possano dimostrare come i precedenti riscontri negativi sul sangue siano derivati da limiti tecnici dell’epoca. Di parere nettamente contrario l’ex generale dei RIS Luciano Garofano, il quale ribadisce che la traccia, valutata sulla base del materiale fotografico originario, non presenti le caratteristiche dattiloscopiche e le minuzie sufficienti per essere attribuita con certezza a Sempio o per essere considerata una traccia di sangue dell’assassino. Al dibattito e all’analisi degli aspetti psicologici e mediatici del caso prendono parte anche la criminologa Flaminia Bolzan e la content creator Francesca Bugamelli (Bugalalla).







