Garlasco, perché Andrea Sempio non è indagato per femminicidio: la risposta è in una regola fondamentale della Costituzione

Sempio e il video Forza Chiara

Tra le tante domande che accompagnano la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco ce n’è una che ricorre spesso sui social, nei programmi televisivi e nelle discussioni pubbliche: perché Andrea Sempio è indagato per omicidio aggravato e non per femminicidio? A prima vista la questione può sembrare sorprendente.

Chiara Poggi era una donna e il reato di femminicidio oggi esiste nel nostro ordinamento. Eppure la Procura di Pavia non ha contestato questa fattispecie al nuovo indagato. La spiegazione, però, non ha nulla a che fare con la forza degli indizi o con le strategie investigative. È una questione di diritto costituzionale.

Il delitto è del 2007, il femminicidio del 2025

L’omicidio di Chiara Poggi risale al 13 agosto 2007. Il reato autonomo di femminicidio, invece, è stato introdotto nell’ordinamento italiano soltanto con la legge 181 del 2025, entrata in vigore il 17 dicembre dello stesso anno. Tra i due eventi passano diciotto anni.

È proprio qui che nasce la risposta alla domanda. Quando si valuta un fatto di reato, magistrati e giudici devono applicare la legge vigente al momento in cui quel fatto è stato commesso. Non quella entrata in vigore successivamente. È uno dei principi più importanti del diritto penale moderno e rappresenta una garanzia fondamentale per ogni cittadino.

Per questo motivo la Procura di Pavia ha contestato ad Andrea Sempio l’omicidio aggravato dai motivi abietti, fattispecie prevista dalla legge già nel 2007, e non il reato di femminicidio introdotto quasi vent’anni dopo.

Cosa dice la Costituzione

La regola è contenuta nell’articolo 25 della Costituzione italiana. Il principio è molto chiaro: «Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso». In altre parole, il legislatore non può creare un nuovo reato oggi e applicarlo a un fatto accaduto anni prima. Sarebbe una violazione di una delle garanzie fondamentali dello Stato di diritto.

Lo stesso concetto compare anche nelle cosiddette Preleggi, le disposizioni generali che accompagnano il Codice Civile. L’articolo 11 stabilisce infatti che «la legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo». Tradotto in termini semplici: una legge guarda al futuro, non al passato.

Il principio di irretroattività della legge penale

Gli esperti chiamano questa regola principio di irretroattività della legge penale. Si tratta di una delle colonne portanti di tutti i sistemi democratici contemporanei. Anche il Codice Penale, all’articolo 2, ribadisce che «nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato».

La ratio è semplice: nessuno può essere giudicato sulla base di norme che non esistevano quando ha agito. In caso contrario, qualsiasi cittadino potrebbe essere esposto a cambiamenti legislativi successivi e imprevedibili. È per questo che, anche se oggi il reato di femminicidio esiste e prevede pene severissime, non può essere utilizzato per qualificare giuridicamente un omicidio avvenuto nel 2007.

Cos’è il reato di femminicidio

La legge 181 del 2025 ha introdotto nel Codice Penale l’articolo 577-bis, creando per la prima volta una figura autonoma di reato. La norma prevede l’ergastolo per chi provoca la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio, discriminazione, controllo, possesso, dominio o prevaricazione nei confronti della vittima in quanto donna.

La stessa pena si applica anche quando il delitto viene commesso in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere una relazione affettiva oppure come forma di limitazione della sua libertà personale. Si tratta quindi di una fattispecie molto specifica, che individua particolari motivazioni alla base dell’omicidio e che il legislatore ha ritenuto meritevoli di una disciplina autonoma.

Cosa cambia per il caso Garlasco

Dal punto di vista pratico, la mancata contestazione del femminicidio non significa che il delitto venga considerato meno grave. L’omicidio aggravato contestato dalla Procura resta uno dei reati più severamente puniti dal nostro ordinamento e può portare a pene elevatissime. La differenza riguarda esclusivamente l’inquadramento giuridico del fatto. Gli investigatori devono lavorare all’interno delle norme esistenti al momento del delitto e non possono utilizzare categorie introdotte successivamente.

Per questo motivo, indipendentemente dagli sviluppi della nuova indagine su Andrea Sempio, il caso Garlasco continuerà a essere valutato secondo il quadro normativo vigente nel 2007. È una regola che vale per tutti i procedimenti penali e che rappresenta una delle garanzie fondamentali previste dalla Costituzione italiana.