Nel delitto di Garlasco sono ancora una volta le parole di Andrea Sempio a finire al centro dell’attenzione. Questa volta non si tratta di uno dei soliloqui pronunciati dall’indagato mentre era solo nella propria automobile, ma di una conversazione con un’amica intercettata il 21 marzo 2025, quando la nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi era appena cominciata.
Sempio parla degli investigatori e dei magistrati che stanno lavorando sul caso e utilizza espressioni durissime: «Sappiamo che dall’altra parte abbiamo gente brutta e conosciuta per essere stra-corrotta. Napoleone, Civardi… sono tutti stra-corrotti».
Non è una frase isolata. Nel corso della conversazione Sempio torna più volte sullo stesso concetto: sostiene che ci siano «troppe cose strane» e arriva a dire di aspettarsi «il peggio possibile» proprio perché, secondo lui, le persone coinvolte nell’indagine sarebbero corrotte.
«È una cosa pilotata»: che cosa dice Sempio nell’intercettazione
Il contesto della conversazione è importante. Sempio sta raccontando all’amica quanto discusso con i suoi difensori dell’epoca, Massimo Lovati e Angela Taccia, e affronta la questione dell’incidente probatorio e degli accertamenti sul DNA trovato sulle unghie di Chiara Poggi. Ed è qui che pronuncia un’altra frase significativa: «Si vede che è una cosa pilotata dove gli elementi non vengono detti».
Nel ragionamento dell’indagato, la decisione di portare gli accertamenti genetici davanti a un giudice terzo sarebbe il segnale dell’esistenza di qualcosa che «non va». Sempio riferisce quindi un giudizio che attribuisce direttamente alla sua avvocata: «L’Angela mi dice: questo qui non è un problema tecnico-giuridico, per me è la gente con cui abbiamo a che fare».
È necessario distinguere nettamente i piani: si tratta delle parole di Sempio intercettate dagli investigatori e, quando riferisce ciò che gli avrebbe detto Taccia, della sua ricostruzione di conversazioni avute con la legale, non di dichiarazioni pubbliche pronunciate direttamente dall’avvocata.
Sempio sulla gip Garlaschelli: prima l’insulto, poi la correzione
Nella stessa conversazione compare anche il nome della gip Daniela Garlaschelli. E anche in questo caso Sempio attribuisce inizialmente ad Angela Taccia un giudizio particolarmente pesante: «C’è la gip che è Garlaschelli che l’Angela m’ha detto che è una str…».
Subito dopo, però, è lo stesso Sempio a correggere il tiro. Dice che la giudice «si è rivelata una persona corretta», distinguendo il carattere e i modi dalla correttezza del suo operato. Aggiunge inoltre che Taccia gli avrebbe riferito di essere stata trattata bene dalla gip.
Un passaggio importante perché mostra come la conversazione non possa essere letta estrapolando una singola espressione: nello stesso dialogo l’indagato formula un’accusa molto dura nei confronti degli inquirenti ma riconosce esplicitamente la correttezza della giudice.
«Se fanno l’incidente probatorio sono tutti pagati»
Lo sfogo prosegue. Sempio ipotizza quello che potrebbe accadere nei giorni successivi e arriva a collegare l’eventuale decisione sull’incidente probatorio ai suoi sospetti: «Se lo fanno lunedì vuol dire che proprio sotto sono… son tutti pagati e via». L’amica prova a capire il ragionamento e gli domanda se possano esserci conoscenze tra le persone coinvolte. Sempio insiste: «Ci son troppe cose sotto strane… Troppe robe strane».
Sono parole che fotografano soprattutto il clima nel quale l’indagato viveva la riapertura dell’inchiesta: diffidenza verso gli investigatori, convinzione che il procedimento potesse essere indirizzato contro di lui e timore per ciò che sarebbe potuto accadere. Naturalmente le accuse di corruzione pronunciate da Sempio costituiscono sue affermazioni e non dimostrano l’esistenza di condotte illecite da parte degli inquirenti citati.
Le perizie della difesa sono già in Procura
Nel frattempo la partita giudiziaria si è spostata dagli sfoghi intercettati agli atti tecnici. La difesa di Andrea Sempio ha già depositato in Procura una memoria, materiale audio e cinque consulenze specialistiche con cui gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia puntano a contestare diversi elementi dell’impianto accusatorio.
Tra i punti affrontati ci sono il DNA, l’impronta 33, gli accertamenti medico-legali e le impronte di scarpe. In particolare, i consulenti della difesa contestano la compatibilità tra il piede di Sempio e le tracce di calzature rilevate nella villetta di via Pascoli. La linea difensiva interviene anche sulle intercettazioni, sostenendo che i soliloqui dell’indagato debbano essere contestualizzati e non abbiano natura confessoria.
Ma è proprio la conversazione del 21 marzo a distinguersi dagli altri audio: Sempio non parla da solo e non sta immaginando scenari ad alta voce. Sta raccontando a un’altra persona ciò che pensa dell’inchiesta e ciò che sostiene di avere discusso con i propri avvocati.
E la frase destinata inevitabilmente a pesare nel racconto di questa nuova fase del caso Garlasco resta quella pronunciata contro chi stava indagando su di lui: «Sono tutti stra-corrotti». Un’accusa gravissima, registrata quando l’inchiesta era ancora ai suoi primi passi, che oggi entra a pieno titolo nel complesso mosaico delle intercettazioni raccolte attorno ad Andrea Sempio.







