Un altro vecchio mistero di Garlasco potrebbe tornare ufficialmente sul tavolo della Procura di Pavia. Mentre proseguono le nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli, il procuratore Fabio Napoleone sarebbe pronto a occuparsi anche della morte di Giovanni Ferri, l’88enne trovato senza vita il 22 novembre 2010 e il cui decesso venne attribuito a un suicidio.
A riportare il caso all’attenzione della Procura è stata la famiglia dell’anziano, che non ha mai accettato quella ricostruzione. Durante l’estate l’avvocato Fabrizio Gallo, che assiste gratuitamente la vedova Gabriella Ferri, avrebbe incontrato il procuratore per sottoporgli i dubbi accumulati negli anni. A quel punto sarebbe emerso anche un particolare sorprendente: il fascicolo relativo alla morte dell’uomo non sarebbe stato immediatamente rintracciabile. Napoleone ne avrebbe quindi disposto la ricostituzione e, secondo quanto riferito in televisione, potrebbe presentare nei prossimi giorni un’istanza per la riapertura delle indagini.
Giovanni Ferri trovato con la gola tagliata e un coltello in mano
Il corpo di Giovanni Ferri venne scoperto nella tarda mattinata del 22 novembre 2010 all’interno di un’intercapedine in via Molino, a Garlasco. L’anziano presentava un taglio alla gola e una ferita al polso sinistro. Nella mano sinistra avrebbe avuto un coltello. La morte venne considerata un suicidio e sul corpo fu eseguita l’autopsia, ma secondo quanto ricostruito oggi non sarebbe stata avviata un’indagine vera e propria sulla possibilità che Ferri fosse stato ucciso.
È proprio la dinamica del ritrovamento ad avere alimentato negli anni le perplessità della moglie. «Non avrebbe mai fatto una cosa del genere», continua a sostenere Gabriella Ferri, convinta che il marito possa essere stato vittima di un omicidio e determinata a ottenere nuovi accertamenti: «Si vada fino in fondo».
Ci sono poi alcuni elementi materiali sui quali la famiglia chiede chiarezza. Uno riguarda il coltello: Ferri sarebbe stato trovato con l’arma nella mano sinistra, ma aveva anche una ferita proprio al polso sinistro. Un particolare che da solo non consente naturalmente di riscrivere la dinamica della morte, ma che secondo chi chiede la riapertura del caso merita di essere riesaminato insieme a tutto il resto.
I dubbi sulla scena della morte: «Sul muro non c’era sangue»
A destare interrogativi è anche il luogo scelto, secondo la ricostruzione dell’epoca, dall’anziano per togliersi la vita. Ferri venne trovato in uno spazio angusto, che non sarebbe rientrato nei percorsi che frequentava abitualmente. Un luogo sul quale adesso si concentra nuovamente l’attenzione anche per un altro dettaglio: sulla parete accanto alla quale si trovava il corpo, secondo quanto riferito, non sarebbero state individuate tracce di sangue.
Da qui nasce una delle ipotesi sostenute da chi contesta il suicidio: Ferri potrebbe essere morto in un altro punto e il corpo potrebbe essere stato successivamente spostato nell’intercapedine. È, allo stato, soltanto un’ipotesi che dovrà eventualmente essere verificata dagli investigatori se il fascicolo verrà effettivamente riaperto.
Proprio questo è il punto centrale della vicenda. A sedici anni di distanza non si tratta di stabilire sulla base di anomalie e sospetti che Giovanni Ferri sia stato assassinato, ma di verificare se la ricostruzione del suicidio regga ancora di fronte a un nuovo esame degli atti, della relazione autoptica e di tutto ciò che venne raccolto sulla scena.
L’ombra del delitto di Chiara Poggi
Inevitabilmente il nome di Ferri finisce oggi per incrociare il grande caso che continua a ruotare attorno a Garlasco. Giovanni morì tre anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi e negli ultimi mesi è stata avanzata anche l’ipotesi che l’anziano potesse avere visto o sentito qualcosa collegato al delitto della ragazza.
È però un terreno sul quale occorre procedere con estrema cautela. Non risultano, sulla base degli elementi finora emersi, prove che colleghino la morte di Ferri all’assassinio di Chiara Poggi. L’eventuale riapertura del fascicolo servirebbe proprio a stabilire innanzitutto qualcosa di molto più elementare: Giovanni Ferri si suicidò davvero?
Soltanto se nuovi accertamenti dovessero mettere seriamente in discussione quella conclusione si aprirebbe inevitabilmente una seconda domanda: chi poteva avere interesse a uccidere un pensionato di 88 anni e perché?
Il procuratore Napoleone potrebbe riaprire il fascicolo
La novità più importante è quindi il possibile intervento diretto del procuratore Fabio Napoleone. Dopo l’incontro con il legale della famiglia e la ricostituzione del fascicolo, il passo successivo potrebbe essere la richiesta formale di riapertura delle indagini. Se questo avvenisse, una morte rimasta per sedici anni classificata come suicidio tornerebbe sotto la lente della magistratura proprio mentre Garlasco è nuovamente al centro di una gigantesca attività investigativa.
Per Gabriella Ferri sarebbe soprattutto la possibilità di ottenere finalmente una risposta alla domanda che porta con sé dal 2010. La donna non ha mai creduto che suo marito abbia deciso di morire in quel modo e in quel luogo.
Adesso potrebbe essere la Procura a tornare a chiedersi che cosa accadde davvero quella mattina del 22 novembre 2010. E, in una Garlasco nella quale vecchi fascicoli e vecchi interrogativi stanno tornando uno dopo l’altro alla luce, anche la morte di Giovanni Ferri potrebbe non essere più un caso chiuso.







