Tre marcatori genetici potrebbero riaprire la discussione su uno dei dettagli più controversi del delitto di Garlasco: le scarpe che Alberto Stasi sostiene di aver indossato quando entrò nella villetta dei Poggi e trovò il corpo di Chiara. Una nuova lettura delle analisi del 2007, condotta con il contributo del genetista Giorgio Portera, ha evidenziato alcuni segnali genetici sovrapponibili al profilo della vittima. Non si tratta di un nuovo esame di laboratorio, ma di una rivalutazione dei dati già disponibili. E soprattutto non esiste, al momento, una conferma che quel materiale biologico appartenga effettivamente a Chiara Poggi. Il particolare, però, riporta l’attenzione su una domanda che accompagna il caso da diciannove anni: le condizioni delle scarpe di Stasi sono compatibili con il suo racconto del ritrovamento?
Le Lacoste nere consegnate da Stasi dopo il delitto
Alberto Stasi ha sempre sostenuto di essere entrato nella casa della fidanzata il 13 agosto 2007 indossando un paio di scarpe Lacoste nere. Il giorno successivo all’omicidio le consegnò spontaneamente agli investigatori, che le sottoposero ad accertamenti scientifici.
Le analisi individuarono materiale genetico riconducibile allo stesso Stasi. Ora una rilettura dei risultati, effettuata insieme a Portera, che all’epoca lavorava nei Ris, segnala anche una componente minoritaria caratterizzata da tre marcatori sovrapponibili al profilo genetico di Chiara.
È proprio questa componente a suscitare interesse. Se gli approfondimenti riuscissero ad attribuirla alla vittima, il dato potrebbe assumere rilievo nella ricostruzione degli spostamenti di Stasi all’interno dell’abitazione. Ma la compatibilità di tre marcatori non permette, da sola, un’identificazione genetica.
Giorgio Portera: «Dobbiamo capire se sia davvero suo o casuale»
Il genetista invita a distinguere ciò che emerge dai dati da ciò che si può effettivamente dimostrare.
«Nel profilo si vede il DNA di Alberto, ma anche delle piccole parti di DNA che si sovrappongono a quello di Chiara. Dobbiamo capire se sia davvero suo o casuale», spiega Portera.
La questione riguarda la forza statistica della corrispondenza. Tre marcatori possono comparire anche per coincidenza e non consentono automaticamente di attribuire una traccia a una persona specifica.
«È difficile però che questi pochi marcatori possano permetterci di dire che lì dentro ci sia il DNA di Chiara. Vale la pena verificare meglio con i calcoli biostatistici», precisa l’esperto, indicando un possibile approfondimento per la difesa di Stasi.
Il racconto del ritrovamento e il problema delle tracce
La questione delle scarpe occupa da tempo un posto importante nella ricostruzione del delitto. Stasi ha dichiarato di aver attraversato alcuni ambienti della villetta prima di raggiungere il corpo della fidanzata. Gli accertamenti sulle tracce presenti sulle calzature hanno alimentato discussioni sulla compatibilità tra quel percorso e la scena del crimine.
La possibile presenza di materiale genetico della vittima sulle Lacoste nere potrebbe diventare un elemento da valutare in questo contesto, ma non dimostrerebbe automaticamente né il percorso compiuto né le modalità con cui il materiale sarebbe arrivato sulle scarpe.
Anche l’eventuale conferma di una traccia biologica richiederebbe infatti un’interpretazione: il Dna non rivela da solo quando, come e in quali circostanze sia avvenuto un contatto.
La nuova analisi può aiutare la revisione del processo Stasi?
Il dato emerge mentre i difensori di Alberto Stasi preparano la richiesta di revisione della condanna definitiva a sedici anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Nel frattempo la Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, che respinge l’accusa.
Per la difesa di Stasi, ogni elemento capace di chiarire la dinamica del ritrovamento potrebbe assumere importanza. Ma prima occorre stabilire se i tre marcatori abbiano un significato scientificamente affidabile oppure rappresentino una sovrapposizione casuale.
La novità, dunque, non consiste nella scoperta certa del Dna di Chiara sulle scarpe di Stasi. Consiste nell’individuazione, attraverso una nuova interpretazione dei dati del 2007, di un particolare genetico che secondo Portera merita ulteriori verifiche. Una differenza fondamentale, soprattutto in un caso nel quale ogni traccia può incidere sulla lettura di una vicenda giudiziaria ancora aperta.







