Omicidio Pasolini, spunta un nuovo testimone: è un ex carabiniere che partecipò alle prime indagini

Pasolini

Un carabiniere in pensione, oggi settantenne, potrebbe offrire nuovi elementi per ricostruire l’omicidio di Pier Paolo Pasolini. È lui il testimone rimasto finora senza nome che ha contribuito a riportare l’attenzione degli investigatori su uno dei delitti più discussi della storia italiana. Nel 1975, quando lo scrittore venne ucciso all’Idroscalo di Ostia, l’uomo faceva parte dei militari impegnati nelle prime attività investigative e partecipò alla raccolta delle dichiarazioni di alcune persone ascoltate dopo il delitto.

A distanza di oltre mezzo secolo, la Procura di Roma vuole tornare a sentire la sua versione. Nei prossimi giorni i carabinieri incaricati di svolgere i nuovi accertamenti, lo ascolteranno per verificare se i ricordi e le informazioni raccolte allora possano contribuire a chiarire alcuni passaggi ancora controversi.

Il lavoro dell’avvocato Maccioni e le nuove verifiche

La figura dell’ex militare non è nuova agli investigatori. Le autorità avevano già raccolto le sue dichiarazioni in passato, ma l’avvocato Stefano Maccioni ha deciso di rintracciarlo e ascoltarlo nuovamente, riportando quelle parole al centro dell’attenzione. Secondo il legale, alcuni particolari potrebbero assumere oggi un significato diverso se confrontati con gli elementi emersi nel corso degli anni.

Maccioni, che assiste l’Ordine dei giornalisti del Lazio, ha presentato alla Procura un’istanza integrata con ulteriori elementi. Tra questi figurano anche le immagini dei telegiornali Rai dell’epoca, che il legale ha esaminato per ricostruire il contesto e i momenti successivi all’omicidio.

Al centro della nuova richiesta c’è soprattutto un interrogativo: Pino Pelosi era davvero solo quando Pasolini venne ucciso? La tesi sostenuta da Maccioni è che il materiale raccolto in oltre cinquant’anni debba essere riletto nel suo insieme, per verificare se altre persone fossero presenti all’Idroscalo quella notte.

Il delitto Pasolini e i dubbi mai chiariti

Pasolini morì nella notte tra il primo e il 2 novembre 1975. Per l’omicidio arrestarono Pino Pelosi, che all’epoca aveva 17 anni. I giudici lo condannarono in via definitiva a nove anni e sette mesi di reclusione. Pelosi è morto nel 2017, ma la sua posizione e la ricostruzione di quanto accadde all’Idroscalo continuano ad alimentare interrogativi.

Nel 2015 la magistratura archiviò un’inchiesta sul caso. Anche le successive richieste di riapertura, presentate nel 2016 e nel 2023, non ottennero accoglimento. Tra gli elementi rimasti senza una spiegazione definitiva ci sono alcune tracce di Dna individuate sugli abiti dello scrittore, alle quali gli investigatori non sono riusciti ad attribuire un’identità.

Nel corso degli anni sono emerse anche le dichiarazioni di Maurizio Abbatino, ex esponente della Banda della Magliana, che aveva parlato di un possibile movente legato al furto delle pellicole di Salò o le 120 giornate di Sodoma, il film diretto da Pasolini.

La Procura torna a esaminare il caso

Ora la nuova attività investigativa punta a verificare se gli elementi già acquisiti, insieme alle testimonianze di chi partecipò alle prime indagini, possano offrire una prospettiva diversa sul delitto.

L’audizione dell’ex carabiniere rappresenta un passaggio importante di questa fase: gli investigatori vogliono capire se le dichiarazioni raccolte nel 1975 contengano dettagli utili a ricostruire la presenza di altre persone sulla scena del crimine.