Garlasco, Tarfusser lancia la bomba: «Sempio deve aspettare Stasi. Due condanne per lo stesso omicidio sarebbero aberranti»

Cuno Tarfusser

Il caso Garlasco continua a dividere magistrati, avvocati e osservatori della giustizia. A intervenire adesso è Cuno Tarfusser, ex magistrato italiano ed ex giudice della Corte penale internazionale dell’Aia, che affronta la questione da un punto di vista esclusivamente processuale e arriva a una conclusione destinata a far discutere.

«Premetto che non conosco gli atti processuali relativi ai fatti di Garlasco e quindi non mi esprimo sul merito della vicenda», chiarisce subito Tarfusser. «Vorrei però dare un contributo sul piano strettamente procedurale».

L’ex magistrato racconta di essersi posto una domanda fin dal momento in cui la Procura di Pavia ha deciso di riaprire le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi.

«Mi sono chiesto se fosse legittimo procedere a nuove indagini in presenza di un giudicato già formato. Mi domandavo se non sarebbe stato più corretto eliminare prima quel giudicato attraverso una revisione del processo a carico di Alberto Stasi».

Il nodo del concorso con ignoti

Secondo Tarfusser, la situazione è cambiata quando gli investigatori hanno ipotizzato un coinvolgimento di Andrea Sempio «in concorso con ignoti».

«In quel momento mi sono ricreduto. L’ipotesi che nell’omicidio fossero coinvolte altre persone legittimava certamente nuove indagini anche in presenza di una sentenza definitiva. Mi sembrò una mossa ardita ma intelligente».

Tuttavia, aggiunge, quel ragionamento avrebbe inevitabilmente dovuto arrivare a una verifica finale.

«Pensai subito che, alla chiusura delle indagini, l’ignoto concorrente avrebbe dovuto ricevere un nome oppure sparire dalla scena».

E qui emerge il punto centrale della sua riflessione.

«L’unico nome compatibile con il giudicato era quello di Alberto Stasi. In quel caso l’accusa avrebbe potuto contestare a Sempio di avere agito in concorso con Stasi, giudicato separatamente. Qualsiasi altra soluzione si sarebbe scontrata con la sentenza definitiva già esistente».

«Due assassini per la stessa vittima? Inaccettabile»

Per Tarfusser la situazione attuale presenta una contraddizione difficilmente sostenibile.

«Siamo arrivati al punto in cui Stasi avrebbe ucciso Chiara Poggi e contemporaneamente Sempio viene accusato di avere ucciso Chiara Poggi. Ognuno indipendentemente dall’altro».

Una prospettiva che l’ex giudice definisce senza mezzi termini.

«In uno Stato di diritto anche solo pensare che due persone possano essere condannate come autori materiali dello stesso omicidio è aberrante. È qualcosa di insopportabile sul piano giuridico».

La stoccata agli “esperti del nulla”

Particolarmente duro il passaggio dedicato a chi sostiene che un eventuale conflitto tra sentenze potrebbe essere risolto successivamente attraverso la revisione di uno dei processi.

«Ci sono alcuni esperti del nulla e opinionisti da strapazzo che sostengono che non esisterebbe alcun ostacolo al processo contro Sempio perché l’eventuale contrasto tra giudicati consentirebbe poi una revisione».

Secondo Tarfusser il ragionamento non regge.

«La norma richiamata da questi commentatori parla di incompatibilità tra fatti accertati da sentenze definitive. Non riguarda semplicemente l’attribuzione della responsabilità. Sono concetti profondamente diversi».

Cosa farebbe se fosse il giudice

L’ex magistrato arriva infine a spiegare quale strada seguirebbe se si trovasse a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio di Andrea Sempio.

«Fisserei l’udienza preliminare molto avanti nel tempo per consentire alle parti legittimate di presentare una richiesta di revisione della condanna di Alberto Stasi».

Se quella richiesta arrivasse, spiega, attenderebbe prima la decisione.

«Se la revisione venisse accolta e la condanna di Stasi revocata, allora la strada verso un processo a Sempio sarebbe aperta, naturalmente sempre che esistano elementi probatori sufficienti».

In caso contrario, la conclusione sarebbe opposta.

«Se la richiesta di revisione venisse respinta o dichiarata inammissibile, non potrei fare altro che dichiarare il non luogo a procedere nei confronti di Sempio».

L’ultima riflessione

Tarfusser chiude con una considerazione che sintetizza tutto il suo ragionamento.

«L’omicida della povera Chiara può essere soltanto uno. Mi auguro che almeno lei possa finalmente riposare in pace».