Garlasco, tre settimane alla decisione su Andrea Sempio: tutti gli indizi che potrebbero portarlo a processo per l’omicidio di Chiara Poggi

Sempio e Chiara Poggi

A poco più di tre settimane dal termine entro il quale la Procura di Pavia dovrà decidere il destino giudiziario di Andrea Sempio, il nuovo caso Garlasco entra nella sua fase decisiva. Dopo mesi di consulenze, sequestri, interrogatori, intercettazioni recuperate dal passato e nuovi accertamenti scientifici, gli inquirenti dovranno stabilire se il materiale raccolto sia sufficiente per chiedere che l’amico di Marco Poggi affronti un processo per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007.

Sempio è indagato e resta innocente fino a un’eventuale condanna definitiva. Ma il dossier costruito dalla Procura è ormai molto più ampio rispetto alla sola traccia genetica che aveva riaperto il caso. Sono almeno 21 gli elementi, di natura e peso molto differenti, finiti nel mosaico investigativo. Presi singolarmente possono avere spiegazioni alternative. La scommessa dell’accusa è dimostrare che, osservati insieme, raccontino una storia coerente.

Dna e impronta 33, il cuore scientifico dell’inchiesta

Il punto di partenza rimane il Dna maschile recuperato sulle unghie di Chiara Poggi, ritenuto compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio e incompatibile con Alberto Stasi e con i Poggi. La questione decisiva è stabilire origine, qualità e significato della traccia e soprattutto se possa essere collegata all’aggressione.

Accanto al Dna c’è la ormai celebre impronta 33, rilevata sulla parete della scala che conduce alla cantina. Le nuove analisi l’hanno attribuita a Sempio e gli investigatori ritengono significativa anche la posizione nella quale venne lasciata. Le ricostruzioni biometriche e tridimensionali avrebbero messo in relazione altezza e caratteristiche fisiche dell’indagato con la dinamica necessaria a imprimere la mano in quel punto.

La difesa contesta però che la presenza di tracce di Sempio nella casa possa assumere automaticamente valore accusatorio: il giovane frequentava Marco Poggi e dunque era già entrato nell’abitazione.

Ed è proprio sulla frequenza di quelle visite che si apre un altro fronte. I genitori di Chiara non ricorderebbero una presenza abituale di Sempio e lo stesso Marco lo ha descritto come un frequentatore occasionale.

Le telefonate a casa Poggi prima dell’omicidio

Poi ci sono tre telefonate effettuate da Sempio al numero fisso dei Poggi tra il 7 e l’8 agosto 2007, pochi giorni prima dell’omicidio. Sempio ha spiegato che cercava Marco per sapere se fosse partito per le vacanze. Secondo la ricostruzione investigativa, però, gli amici del gruppo sapevano che Marco aveva lasciato Garlasco il 5 agosto.

Perché allora chiamare ripetutamente casa Poggi? È una delle domande sulle quali la Procura sembra concentrare l’attenzione. Quelle telefonate potrebbero essere considerate perfettamente innocue oppure acquistare un significato completamente diverso se inserite nell’ipotesi accusatoria secondo cui Sempio avrebbe avuto interesse a sapere chi si trovasse nella villetta in quei giorni.

Il possibile movente sessuale e il video di Chiara

Uno dei passaggi più delicati riguarda il presunto movente sessuale, che rimane un’ipotesi investigativa. Secondo questa ricostruzione, Sempio avrebbe visto un filmato intimo riguardante Chiara e avrebbe sviluppato un interesse nei suoi confronti, arrivando successivamente a tentare un approccio respinto dalla ragazza.

Gli investigatori attribuirebbero particolare importanza ai soliloqui registrati mentre Sempio era solo in automobile, nei quali parla della vittima anche con espressioni offensive, e ai riferimenti a una pen drive che avrebbe contenuto materiale privato.

L’accusa potrebbe leggere quelle parole come il segnale di un risentimento rimasto vivo negli anni. La difesa, naturalmente, può opporre che frasi pronunciate quasi vent’anni dopo un omicidio non dimostrano né un movente né tantomeno la partecipazione al delitto.

Lo scontrino di Vigevano e il problema dell’alibi

C’è poi uno dei misteri più longevi del caso: lo scontrino del parcheggio di Vigevano delle 10.18 del 13 agosto 2007, conservato da Sempio e consegnato quando venne sentito l’anno successivo.

I nuovi accertamenti sui tabulati collocherebbero però il suo cellulare nell’area di Garlasco alle 9.58. La compatibilità temporale tra i due dati è diventata così oggetto di una nuova verifica.

A rendere ancora più delicato il punto c’è un’intercettazione nella quale il padre Giuseppe, parlando con la moglie dello scontrino, pronuncia una frase destinata inevitabilmente ad attirare l’attenzione degli investigatori: «Lo scontrino l’hai fatto tu».

Il significato della conversazione è contestato, ma per l’accusa potrebbe diventare un elemento da mettere in relazione con la costruzione dell’alibi.

La bicicletta, via Pascoli e gli spostamenti del 13 agosto

Anche gli spostamenti di Sempio quella mattina sono tornati sotto la lente. L’indagato ha raccontato di essere passato due volte nei pressi di via Pascoli mentre si recava dalla nonna. Gli investigatori stanno cercando di capire se quel percorso fosse realmente naturale o se rappresentasse invece un passaggio deliberato vicino alla casa dei Poggi.

Nei quaderni del padre Giuseppe compaiono inoltre annotazioni sulla questione della bicicletta nera vista da una testimone nella zona. Sono appunti che la Procura sta confrontando con le diverse ricostruzioni fornite nel tempo dalla famiglia e dallo stesso Andrea.

Nessuno di questi elementi, isolatamente, colloca Sempio dentro la villetta nell’ora dell’omicidio. Il loro peso dipenderà dalla possibilità dell’accusa di inserirli in una cronologia complessiva compatibile con il delitto.

Le frasi registrate: «Quando sono andato io il sangue c’era»

Tra il materiale più controverso ci sono poi le parole pronunciate dallo stesso Sempio negli anni. Una delle frasi che gli investigatori stanno analizzando riguarda il sangue presente nella villetta e le scarpe pulite di Stasi. Parlando da solo, Sempio avrebbe detto: «Quando sono andato io, il sangue c’era, lui senza accorgersene ha evitato le macchie».

Un’altra intercettazione risalente al 2017 contiene invece un riferimento temporale: «È successo qualcosa quel giorno alle 9.30». E c’è la conversazione con la madre sull’età che aveva quando esplose il caso. Quando la donna osserva che sarebbe stato peggio se quel «casino» fosse accaduto quando aveva 19 anni, Andrea risponde: «Beh, mi è successo a 19 anni».

Sono frasi suggestive, ma il loro valore dipenderà dal contesto integrale nel quale sono state pronunciate. Una frase estrapolata da una conversazione non può essere automaticamente trasformata in una confessione indiretta.

Il Dna, le ricerche online e i fogli buttati nel 2025

Gli investigatori avrebbero ricostruito anche l’interesse mostrato da Sempio per gli sviluppi del caso negli anni successivi, soprattutto quando tornava al centro dell’attenzione il Dna trovato sulle unghie di Chiara.

Durante l’appello bis a Stasi nel 2014 avrebbe seguito con particolare attenzione le notizie relative agli accertamenti genetici. Per la Procura potrebbe essere un comportamento significativo; per la difesa può semplicemente essere quello di una persona che aveva frequentato la famiglia e sapeva che una propria traccia avrebbe potuto essere trovata nell’abitazione.

Più recente è invece l’episodio degli appunti manoscritti gettati in un cestino di un centro commerciale nel 2025, poco dopo una convocazione dei carabinieri. La difesa ha sostenuto che si trattasse di materiale collegato a un progetto teatrale. Gli investigatori hanno però acquisito quei fogli e ne stanno valutando il contenuto e soprattutto il contesto nel quale furono eliminati.

Il computer che non c’è e l’iPhone con 40 GB di dati

Durante le perquisizioni del 2025 sono stati sequestrati telefoni e supporti informatici, ma non sarebbe stato trovato il vecchio computer utilizzato da Sempio. L’assenza del dispositivo ha alimentato interrogativi, anche se non esiste di per sé alcuna prova che sia stato fatto sparire per nascondere materiale relativo al delitto.

C’è invece un dispositivo molto più recente che potrebbe ancora riservare informazioni: un iPhone 12 mini dal quale è stata estratta una copia forense di circa 40 GB.

L’analisi del materiale, secondo quanto riportato nell’informativa investigativa, non risultava conclusa. Essendo uno smartphone acquistato molti anni dopo l’omicidio, non può ovviamente documentare direttamente gli spostamenti del 2007, ma potrebbe contenere conversazioni, ricerche, fotografie, documenti o backup provenienti da dispositivi precedenti utili a ricostruire rapporti e comportamenti successivi.

Il filone sulla presunta corruzione e i rapporti con i carabinieri

Un capitolo distinto, ma potenzialmente pesantissimo, riguarda ciò che sarebbe accaduto durante la precedente indagine su Sempio. La Procura sta approfondendo movimenti di denaro, contatti e conversazioni familiari che hanno alimentato l’ipotesi di un tentativo di ottenere un trattamento favorevole nell’inchiesta poi archiviata.

Sono emersi anche rapporti con esponenti dell’Arma e conversazioni che, secondo gli investigatori, potrebbero suggerire che Sempio fosse stato preparato in anticipo su alcune domande che gli sarebbero state rivolte.

È però un terreno che deve essere tenuto rigorosamente distinto dall’accusa per l’omicidio di Chiara: anche l’eventuale dimostrazione di irregolarità nella precedente inchiesta non proverebbe automaticamente che Sempio abbia ucciso la ragazza.

La consulenza Catanesi, ultimo tassello prima della decisione

Infine c’è il profilo personale dell’indagato. Diari, post, materiale pubblicato online e altri scritti sono stati consegnati al professor Roberto Catanesi, incaricato dalla Procura di una consulenza psichiatrica.

Tra i materiali esaminati figurerebbero anche interventi pubblicati sul forum Seduttori Italiani e scritti nei quali gli investigatori ritengono di avere individuato temi legati alla sessualità, al rapporto con le donne e al rifiuto.

Catanesi avrebbe adesso chiesto di incontrare personalmente Andrea Sempio. La difesa non ha ancora comunicato se l’indagato accetterà il colloquio. Anche qui occorre una distinzione essenziale: un profilo psicologico non dimostra la responsabilità per un omicidio. La consulenza può assumere significato soltanto all’interno dell’intero quadro investigativo e nei limiti consentiti dall’ordinamento.

Ventuno indizi, ma la domanda è una sola

Dna, impronta 33, telefonate, scontrino, tabulati, spostamenti, intercettazioni, soliloqui, ricerche online, appunti, dispositivi digitali e il nuovo approfondimento psichiatrico. È questo, nelle sue linee essenziali, il mosaico che la Procura di Pavia dovrà valutare nelle prossime tre settimane. Il numero degli indizi, però, conta meno della loro qualità e soprattutto della capacità di collegarli tra loro.

La domanda decisiva non sarà quindi se esistano ventuno elementi sospetti nella storia di Andrea Sempio. Sarà se quegli elementi, verificati e depurati dalle suggestioni, siano in grado di costruire un’ipotesi accusatoria sufficientemente solida da sostenere un processo per l’omicidio di Chiara Poggi. A quasi diciannove anni dal delitto, è su questo che la Procura dovrà prendere la sua decisione.