Malta, il quindicenne italiano isolato e l’ombra della rete 764: da possibile vittima al sospetto di reclutare altri ragazzi

La rete 764

A quindici anni si può essere vittime e, poco dopo, diventare lo strumento con cui qualcuno cerca nuove vittime. È questo il meccanismo più oscuro della rete 764 ed è dentro questa zona grigia che gli investigatori maltesi stanno cercando di collocare il ragazzo italiano detenuto dal 25 maggio per un falso allarme bomba nella sua scuola.

I genitori, originari di Bari, raccontano di avere notato un cambiamento nel figlio tra febbraio e marzo. Sono convinti che sia stato adescato mentre giocava online, trascinato dentro un ambiente che non erano riusciti a vedere e del quale avrebbero compreso la gravità soltanto dopo l’arresto.

L’inchiesta, però, starebbe facendo emergere un quadro più inquietante. Secondo il Times of Malta, sui dispositivi elettronici sequestrati al quindicenne sarebbero stati trovati alcuni video riconducibili alla rete 764. Elementi che avrebbero spinto gli investigatori a ipotizzare non soltanto una sua vicinanza al gruppo, ma una partecipazione attiva.

Si tratta, è necessario precisarlo, di sospetti ancora sottoposti alla verifica giudiziaria. Il ragazzo non può essere considerato colpevole fino a una sentenza definitiva.

Isolato per il timore che potesse reclutare altri minori

Il sospetto di un ruolo attivo spiegherebbe anche la decisione di separarlo dagli altri giovani detenuti. Le autorità maltesi avrebbero temuto che il quindicenne potesse rappresentare un pericolo per loro, avvicinandoli e provando a trascinarli nella stessa rete.

Il padre ha denunciato condizioni di detenzione definite «illegali» e ha sostenuto che il figlio sia stato «trattato come un terrorista». Secondo quanto riferito dalla famiglia, durante la prima fase della detenzione il ragazzo sarebbe rimasto da solo per gran parte della giornata, in una cella con problemi all’aria condizionata e sottoposto a restrizioni molto dure.

Le autorità maltesi ritengono invece le misure necessarie e proporzionate alla gravità delle contestazioni. Il ministro Glenn Bedingfield ha parlato di accuse che comprenderebbero associazione a delinquere, coinvolgimento in un’organizzazione criminale, produzione, diffusione e possesso di materiale di abuso sessuale su minori, false informazioni, minacce aggravate e intimidazione.

I genitori non negano la serietà dei fatti contestati. Chiedono, però, che il figlio venga considerato per ciò che è: un minore che potrebbe essere stato adescato e che, oltre a essere isolato, avrebbe bisogno di un percorso di cura e reinserimento.

Che cos’è la rete 764

La rete 764 non sarebbe una normale organizzazione criminale con una struttura rigida e una catena di comando riconoscibile. Europol la descrive come un ambiente internazionale decentralizzato, composto da gruppi e individui che si incontrano nelle piattaforme di gioco, nelle chat e nelle comunità online frequentate dagli adolescenti.

Il nome deriverebbe dalle prime cifre del codice postale di Stephenville, città del Texas legata al fondatore originario del network. Da quel primo nucleo sarebbe nato un ecosistema digitale nel quale sfruttamento sessuale, ricatti, autolesionismo, violenza ed estremismo finiscono per sovrapporsi.

Gli obiettivi privilegiati sono ragazzi fragili, isolati o alla ricerca di attenzione. I membri della rete conquistano la loro fiducia, ottengono immagini intime e le usano per ricattarli. Alle vittime viene ordinato di filmarsi mentre si feriscono, umiliano altre persone o compiono azioni sempre più pericolose.

Nei casi più estremi, la pressione può arrivare all’istigazione al suicidio. Europol considera questi ambienti una minaccia particolarmente grave anche perché le vittime, dopo essere state manipolate, possono trasformarsi a loro volta in reclutatori e autori di abusi. È il cosiddetto «ciclo del trauma»: chi è stato trascinato nell’orrore viene spinto a trascinarci qualcun altro.

Alcune frange del network sarebbero inoltre contaminate dall’ideologia dell’Order of Nine Angles, un ambiente occultista e neonazista che esalta la violenza, il dominio psicologico e la distruzione dell’altro.

La linea sottile tra vittima e responsabile

È proprio questa trasformazione il punto centrale del caso maltese. Il racconto dei genitori e i sospetti degli investigatori potrebbero non escludersi a vicenda. Il ragazzo potrebbe essere entrato nella rete come vittima ed essere stato successivamente spinto a partecipare alle sue attività.

Questo non cancellerebbe le eventuali responsabilità, ma imporrebbe di comprendere come siano maturate. A quindici anni, dentro comunità digitali costruite sulla manipolazione, il passaggio dall’obbedire al comandare può essere rapidissimo. E spesso è proprio questa metamorfosi a garantire la sopravvivenza della rete.

Il 19 agosto il tribunale dovrà esaminare la richiesta di libertà su cauzione. La questione, tuttavia, va oltre la permanenza del ragazzo in carcere. Le autorità devono proteggere gli altri minori senza dimenticare che anche chi è sospettato di averli reclutati potrebbe essere stato, poco tempo prima, uno di loro.

Ed è forse questa la vittoria più terribile di 764: cancellare il confine tra la vittima e il carnefice, fino a renderli due momenti della stessa storia.