Il caso della grazia a Nicole Minetti si complica e diventa un terreno di scontro diretto. Dopo le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, l’ex consigliera regionale rompe il silenzio con parole nette, contestando la ricostruzione delle motivazioni che avrebbero portato prima al via libera del ministero della Giustizia e poi al successivo passo indietro del Quirinale, che ha chiesto nuovi accertamenti.
La replica di Minetti
“Le informazioni diffuse sono prive di fondamento e gravemente lesive della mia reputazione personale e familiare”, afferma Minetti, annunciando di aver dato mandato ai propri legali per una diffida formale nei confronti dei giornalisti e della testata coinvolta. L’obiettivo è fermare la diffusione di “ulteriori notizie false, diffamatorie e lesive”, ma anche avviare azioni legali nelle sedi competenti.
La richiesta di tutela e chiarezza
La linea è chiara: difendere la propria immagine e chiedere un intervento delle autorità. “Si confida nell’intervento delle competenti autorità affinché venga fatta piena luce sulla vicenda e vengano adottati i provvedimenti necessari a tutela dei dati sensibili e dei propri familiari”, aggiunge. Una richiesta che sposta il caso dal piano mediatico a quello istituzionale.
La posizione del ministero
Nel frattempo, dal ministero della Giustizia arriva una ricostruzione procedurale: alla domanda di clemenza sarebbe seguita l’istruttoria di rito, con il parere favorevole del procuratore generale di Milano, poi quello della direzione competente e infine il via libera del ministro trasmesso alla Presidenza della Repubblica. Tuttavia, alla luce delle notizie emerse sulla stampa, il ministero ha chiesto alla Procura generale presso la Corte d’appello di Milano di acquisire ulteriori elementi per una valutazione più approfondita.
Il caso resta aperto, tra versioni contrapposte e accertamenti in corso. E il confronto, ormai, è destinato a spostarsi anche nelle sedi legali.







