Due romanzi thriller, due vecchi telefoni cellulari e quattro ore di perquisizione nella casa che custodisce ancora molti interrogativi sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. L’inchiesta sul duplice avvelenamento da ricina a Pietracatella registra un nuovo sviluppo: venerdì 6 novembre gli investigatori sono tornati nell’abitazione di via Risorgimento e avrebbero sequestrato alcuni oggetti, tra cui due libri della scrittrice britannica Holly Jackson. Un’acquisizione che attira l’attenzione per i titoli dei romanzi, ma che, allo stato attuale, non dimostra alcun collegamento tra quelle letture e la morte delle due donne.
I thriller di Holly Jackson sequestrati nella casa di Pietracatella
Secondo le informazioni emerse, gli investigatori avrebbero acquisito due volumi della trilogia di Holly Jackson: Come uccidono le brave ragazze e Una brava ragazza è una ragazza morta. La serie letteraria, diventata un successo internazionale e adattata anche per la televisione, racconta vicende criminali attraverso gli strumenti del giallo e dell’indagine.
Il sequestro non chiarisce chi possedesse i libri, chi li avesse letti e soprattutto perché gli investigatori abbiano deciso di acquisirli. Non risultano elementi pubblici che permettano di attribuire ai romanzi un significato probatorio specifico.
La presenza di thriller in un’abitazione non costituisce di per sé un indizio di responsabilità per un delitto. Saranno gli inquirenti a valutare l’eventuale rilevanza dei volumi nell’ambito degli accertamenti.
Due vecchi cellulari tra i nuovi reperti acquisiti
Oltre ai romanzi, durante la perquisizione sarebbero emersi due telefoni cellulari non più in uso. Anche questi dispositivi sarebbero finiti tra i materiali acquisiti dagli investigatori.
Non sono stati resi noti i proprietari dei telefoni né gli eventuali accertamenti tecnici programmati. L’analisi di dispositivi elettronici può consentire di ricostruire comunicazioni e altri dati, ma al momento non è possibile stabilire se i due cellulari contengano informazioni utili all’inchiesta.
La Squadra Mobile, guidata da Marco Graziano, prosegue le indagini coordinate dalla Procura di Larino. Gli investigatori non hanno ancora individuato pubblicamente il responsabile dell’avvelenamento che ha provocato la morte di Antonella e Sara.
Gianni Di Vita riottiene le chiavi: «Sono felice»
La nuova perquisizione precede il ritorno della disponibilità dell’abitazione a Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, che ha perso entrambe nel dicembre 2025.
Dopo oltre dieci mesi di sequestro, l’uomo ha riavuto le chiavi della casa e ha espresso il proprio sollievo: «Sono felice di aver riavuto le chiavi di casa».
Gianni Di Vita, che non risulta indagato, avrebbe intenzione di tornare a vivere nell’immobile. Nei giorni precedenti aveva manifestato insofferenza per la continua esposizione mediatica della vicenda: «Ogni giorno ne esce una nuova sui giornali, non posso smentire tutto. Sarà l’ultima volta che parlo io».
Ricina, ancora sotto esame i 131 reperti raccolti dagli esperti
L’abitazione di via Risorgimento rimane un luogo centrale per ricostruire quanto accadde prima della morte delle due donne. Gli investigatori hanno effettuato una prima perquisizione nel dicembre 2025, una seconda a gennaio e ulteriori accertamenti durante l’estate.
Il 30 luglio gli specialisti italiani hanno lavorato insieme agli esperti del Robert Koch-Institut di Berlino, raccogliendo complessivamente 131 tra campioni e reperti. Il gruppo tedesco sta ancora esaminando il materiale.
Gli esiti di quelle analisi potrebbero contribuire a chiarire le modalità dell’avvelenamento e la possibile provenienza della sostanza tossica. Per il momento, tuttavia, il nuovo sequestro di libri e cellulari aggiunge materiale all’inchiesta senza fornire una risposta pubblica alla domanda principale: chi ha avvelenato Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita?







