Tredicenne molestata al minimarket: i video incastrano il commesso. La gip lo rimette in libertà con obbligo di firma

La voce della tredicenne arriva come un colpo allo stomaco: «Ero disgustata, avevo la nausea. Ho chiamato subito la mia mamma. Non riuscivo più a muovermi». È il racconto di una paura che si è materializzata in pochi secondi, dentro un minimarket di Madonna di Campagna, quartiere popolare a nord di Torino. Un luogo di passaggio, un negozio di quartiere dove la ragazzina era già entrata altre volte. Venerdì scorso, invece, quel posto familiare si è trasformato nel teatro di una molestia improvvisa, brutale nella sua semplicità.

L’approccio e i palpeggiamenti

La studentessa era uscita di casa all’ora di pranzo per comprare alcune bibite destinate ai fratelli. Alla cassa, il commesso – 42 anni, originario del Bangladesh, da mesi dietro quel bancone – le offre uno snack. Lei esita, poi accetta: «Ogni tanto mi regalava qualcosa», dirà agli agenti. Una manciata di parole, domande insistenti: «Quanti anni hai?», «Sei fidanzata?». La risposta secca – «Ho 13 anni» – non basta a fermarlo. L’uomo si avvicina, l’abbraccia, le palpeggia il seno nascosto sotto una maglietta bianca. Un gesto rapido, ma sufficiente a spezzare la normalità di una giornata qualunque.

La telefonata alla mamma

La ragazzina afferra le bibite e fugge. È sconvolta, sente il disgusto salire, l’imbarazzo, la sensazione di essere stata violata nella sua vulnerabilità. Telefona alla madre, poi a un amico che corre a prenderla e la riaccompagna a casa. Il patrigno, preoccupato e furioso, chiama la polizia. Poco dopo, il 42enne viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale.

Nel minimarket, le telecamere di sicurezza puntano dritte sulla cassa. Gli agenti chiedono di visionare i filmati. Il commesso prova a mostrarsi collaborativo: «Non so usare il computer, chiamo il mio collega». Le immagini raccontano tutto: la ragazzina che sceglie le bibite, la conversazione, l’abbraccio improvviso, la mano che indugia sul seno della giovane cliente. Ma c’è dell’altro. Scorrendo indietro di qualche minuto, emerge un secondo episodio: una donna di circa quarant’anni, non ancora identificata, viene toccata più volte sul sedere dallo stesso commesso. Un comportamento seriale, ripetuto, che rafforza il quadro accusatorio.

Scarcerato con obbligo di firma

Il 28 agosto l’uomo finisce in carcere. Tre giorni dopo, il 31, la gip dispone la scarcerazione con obbligo di firma quotidiano al commissariato. Una decisione che permette al 42enne di tornare a casa e, di fatto, dietro il bancone del negozio. Davanti alla giudice, durante l’udienza di convalida, l’uomo non nega: «Ho sbagliato, non ho mai commesso reati. È la prima volta, sono dispiaciuto. Non succederà più». La gip, nell’ordinanza, riconosce il rischio di reiterazione – parla di «difficoltà a contenere i propri impulsi» – ma valuta anche la collaborazione dell’indagato, il pentimento mostrato e il “trauma del carcere” come elementi che giustificano una misura meno afflittiva. La Procura di Torino prosegue l’indagine per ricostruire ogni passaggio e definire le responsabilità individuali.