Nei primi sei mesi dell’anno l’Inps ha erogato 9,9 miliardi di euro di assegno unico a 6,1 milioni di famiglie. Beneficiari 9,6 milioni di figli a carico. Nel 2025 la cifra era stata pari a 19,8 miliardi. Sulle detrazioni ora scatta la stretta per chi ha più di 21 anni.
Fisco e detrazioni: le regole e la “stretta” per chi ha più di 21 anni
Se l’assegno unico copre i figli più giovani, per i figli più grandi l’ordinamento prevede la possibilità di accedere a detrazioni fiscali direttamente in busta paga o come conguaglio nella dichiarazione dei redditi. Tuttavia, la Legge di bilancio 2025 ha introdotto una stretta significativa a questo beneficio.
La riforma nel dettaglio
La riforma, in vigore dal 1° gennaio dello scorso anno, stabilisce che le detrazioni Irpef per i figli a carico si applicano esclusivamente alla fascia d’età compresa tra i 21 e i 30 anni. I figli sotto i 21 anni sono infatti totalmente esclusi da questa detrazione diretta, poiché per loro lo Stato garantisce unicamente il sostegno dell’assegno unico universale. Per questa fascia protetta (under 21), le famiglie possono comunque accedere a una detrazione Irpef del 19% calcolata sulle spese documentate sostenute nel loro interesse, come visite mediche, attività sportive extrascolastiche, rette per asili nido, università e canoni di locazione per studenti fuori sede. Al superamento dei 30 anni di età del figlio, la detrazione Irpef decade completamente, salvo eccezioni specifiche.
Il quadro generale delle detrazioni per i figli
Scendendo nel dettaglio delle medie mensili del 2026, la misura ha raggiunto stabilmente 5.955.901 famiglie e 9.391.501 figli: il sostegno mensile si è attestato a 278 euro per nucleo familiare e a 176 euro per figlio. A giugno 2026, in particolare, la spesa complessiva ha toccato quota 1.626,6 milioni di euro, a beneficio di 5.904.923 nuclei e 9.302.322 figli, con un importo medio per figlio (comprensivo di maggiorazioni) pari a 175 euro.
L’identikit delle famiglie beneficiarie: domina il figlio unico
L’Assegno Unico è una misura universale che spetta a tutte le categorie di lavoratori – dipendenti pubblici e privati, autonomi, pensionati, disoccupati e inoccupati – a partire dal settimo mese di gravidanza e fino al compimento dei 21 anni (in presenza di determinate condizioni), senza alcun limite di età per i figli con disabilità.
I dati di giugno 2026 evidenziano come il 91% dei nuclei beneficiari sia composto da famiglie con uno o due figli. Più della metà dei richiedenti totali è rappresentata da famiglie con un solo figlio (3.164.441 nuclei), che percepiscono un assegno medio di 150 euro. I nuclei con due figli sono invece 2.203.672, con un importo medio complessivo di 336 euro.
La presenza di nuclei più numerosi si riduce drasticamente, sebbene le cifre erogate salgano progressivamente per compensare i carichi familiari.
Le famiglie con tre figli sono 442.200 famiglie, e a loro spetta un assegno medio di 666 euro. Le famiglie con quattro figli sono 76.268 e l’assegno medio è pari a 1.156 euro. Le famiglie con cinque figli sono 13.698 e l’assegno medio è di 1.483 euro. Le famiglie con sei o più figli sono 4.644 e l’assegno medio raggiunge i 1.966 euro.
La mappa della povertà e dell’Isee: metà dei figli è nella fascia minima
L’importo dell’assegno unico è strettamente modulato sulla base della situazione economica del nucleo familiare calcolata tramite l’Isee. Le fasce oscillano da un massimo di 203,8 euro per figlio minore (con Isee fino a 17.468,51 euro) a un minimo di 58,3 euro per chi non presenta l’attestazione o supera la soglia di 46.582,71 euro.
La statistica più rilevante diffusa dall’Inps riguarda la concentrazione del bisogno: circa la metà dei figli per cui viene pagato l’assegno appartiene alla fascia Isee più bassa. Si tratta di ben 4.749.158 figli, le cui famiglie percepiscono in media 227 euro a figlio. Al contrario, la fascia Isee immediatamente successiva (da 17.468,52 a 23.291,36 euro) interessa 1.018.074 figli, con una media di 210 euro ciascuno. La fascia Isee più elevata (oltre i 46.582,71 euro) conta invece appena 194.567 figli, con un importo medio di 59 euro.
I figli per i quali non è stata presentata alcuna dichiarazione Isee sono ben 1.881.413: ciascuno riceve l’importo minimo medio di 58 euro.
Soglie di reddito e calcolo della detrazione
Perché un figlio tra i 21 e i 30 anni sia considerato fiscalmente a carico, devono essere rispettati rigidi requisiti reddituali. Fino a 24 anni non compiuti il figlio è a carico se il suo reddito complessivo nel periodo d’imposta è pari o inferiore a 4.000 euro.
Dai 24 ai 30 anni la soglia scende a 2.840,51 euro (lo stesso limite previsto per gli altri familiari a carico come genitori o nonni).
Queste regole valgono anche per i figli in affido e per i figli del coniuge deceduto che convivono con il contribuente. Per quanto riguarda il calcolo, la detrazione teorica di base ammonta a 950 euro per ciascun figlio tra i 21 e i 30 anni. Un’importante eccezione è prevista per i figli con disabilità accertata (ai sensi della legge 104 del 1992): per loro non si applica il limite dei 30 anni per le detrazioni e, unicamente in questo caso, è possibile cumulare la detrazione Irpef con l’assegno unico universale, che viene erogato a prescindere dall’età anagrafica.







