Evasione fiscale: 107 miliardi sottratti all’Erario, nel Mezzogiorno più tasse non pagate

Euro e evasione fiscale

Centosette miliardi sottratti all’Erario. Spariscono in media 12,1 euro ogni 100 euro di gettito incassato dal Fisco. Il peso dell’economia non osservata incide per l’11,3% sul valore aggiunto regionale. A tanto ammonta il conto non pagato dai contribuenti italiani.

La geografia dell’evasione descrive un’Italia Meridionale maggiormente esposta al fenomeno. La Cgia dice che nelle regioni del Sud e nelle Isole la cosiddetta “economia non osservata”, quella che sfugge al Fisco, tocca il 16,5% del valore aggiunto regionale: 34 miliardi e 665 milioni. Nel Nord-ovest è pari a 28 miliardi e 170 milioni, nel Centro vale 23 miliardi e 819 milioni e nel Nord-est 20 miliardi e 403 milioni.  

Nel Mezzogiorno più tasse non pagare

La regione più “infedele” è la Calabria dove l’economia non osservata raggiunge il 19% del valore aggiunto regionale e 20,4 euro sottratti al fisco ogni 100 euro di gettito incassato. Tre miliardi e 282 milioni. Seguono la Puglia con il 17,3% e 18,5 euro sottratti al fisco ogni 100 euro di gettito incassato e la Sicilia con il 16,8% e 18 euro sottratti ogni 100. Invece la più “fedele” in termini di rispetto degli obblighi fiscali è la Provincia autonoma di Trento con il 7,4% e 7,9 euro sottratti ogni 100.

In termini numerici il record spetta però alla Lombardia che ha 17 miliardi e 682 milioni di imposte evase. Seguono il Lazio con 12 miliardi e 58 milioni, la Campania con 9 miliardi e 835 milioni e il Veneto con 8 miliardi e 252 milioni. In sesta posizione c’è l’Emilia-Romagna con 8 miliardi e 246 milioni. Poi la Sicilia con 7 miliardi e 941 milioni, la Toscana con 7 miliardi e 287 milioni, la Puglia con 7 miliardi e 34 milioni.  La Valle d’Aosta con 254 milioni, il Molise con 506 milioni e la Basilicata con 881 milioni sono le regioni con le minori quote di imposte evase.    

Pressione fiscale e scadenze in arrivo

Il prossimo 30 giugno scadrà il termine ultimo per il pagamento, da parte delle imprese, di Ires, Irap, Irpef, addizionale regionale Irpef e addizionale comunale Irpef. Lo Stato dovrebbe incassare 22 miliardi e 294 milioni. Questa la cifra calcolata dal ministero dell’Economia

La quota più corposa è quella relativa all’Imposta sul reddito delle società di capitali, che dovrebbe garantire un gettito di 15,8 miliardi. A questi dovrebbero aggiungersi 5,1 miliardi di Imposta regionale sulle attività produttive, 1,8 miliardi dall’Imposta regionale sulle persone fisiche e altri 209 milioni dalle addizionali regionali e comunali Irpef. Il rispetto della scadenza del 30 giugno, dice l’associazione degli artigiani, implica che l’intero sistema produttivo nazionale è chiamato a recuperare risorse pari a circa 1 punto percentuale del Pil italiano.

Dovendo fare i conti con una liquidità sempre più limitata, in ultimo anche per gli effetti della crisi energetica scatenata dal conflitto in Medio Oriente, molte imprese, dice la Cgia, sfrutteranno invece il termine del 30 luglio. Questo comporta, però, un aggravio dello 0,4% sull’importo dovuto. Non tutti potranno però farne ricorso: la data di riserva non può infatti essere utilizzata da molte microimprese.

Novità sul fronte dei pagamenti

Sul fronte dei pagamenti quest’anno ci sono novità: a maggio è entrata in vigore una misura che consente alle attività economiche soggette agli Indici sintetici di affidabilità fiscale, con un fatturato non superiore a 5,1 milioni di euro, di effettuare i versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi entro il 20 luglio senza alcuna maggiorazione. In alternativa, il pagamento potrà essere effettuato entro il 19 agosto applicando una maggiorazione dello 0,8%. Per la Cgia si tratta di un provvedimento di grande rilevanza per milioni di piccolissime attività e lavoratori autonomi interessati dagli ex studi di settore, che tuttavia non estende i suoi effetti a tutte le altre categorie imprenditoriali.

Il peso della pressione fiscale in Europa

Per la Cgia nel nostro Paese la pressione fiscale costringe a 157 giorni di lavoro solo per pagare le tasse.  L’Italia è al posto in Ue con il 43,1%. I contribuenti più tartassati sono i francesi con il 46,1% del Pil. Seguono la Danimarca al 45,5%, il Belgio al 44,2% e l’Austria al 44,1%.

Il tasso medio nell’Ue 27, invece, è al 40,7%, 2,4 punti in meno della nostra media nazionale.

E se in Germania il peso fiscale sul Pil è al 41,8% (l’1,3% in meno rispetto al dato Italia), in Spagna è al 38,1% (5 punti in meno che da noi). L’Irlanda, invece, è il Paese con il peso fiscale più contenuto, il 21,4%.

L’eccessiva pressione fiscale insieme a pratiche furbesche mirate ad evitare il pagamento delle tasse dovute allo Stato, generano sacche di evasione che sottraggono all’erario decine di miliardi ogni anno. Nel 2025 le agenzie di riscossione ne hanno recuperati 36: negli ultimi 4 anni la quota di rientro delle somme è aumentata del 44%. Ma ancora non basta: c’è ancora molto da fare per riequilibrare i conti dando anche soddisfazione a chi le tasse le ha sempre pagate regolarmente.