Famiglia Berlusconi, dividendi da 150 milioni agli eredi: Fininvest chiude il 2025 con utile a 429 milioni

Marina e Pier Silvio Berlusconi controllano il 26,5% a testa di Fininvest, mentre Barbara, Eleonora e Luigi detengono il restante 47%. Il bilancio 2025 conferma la tenuta del gruppo dopo la morte del fondatore e accompagna una nuova fase industriale, segnata dall’espansione europea di Mfe e dalla vendita di Villa Certosa.

Fininvest chiude il 2025 con un utile netto in forte crescita e distribuisce agli eredi di Silvio Berlusconi dividendi per 150 milioni di euro. La holding di famiglia ha portato il risultato netto a 429 milioni, contro i 263 milioni dell’anno precedente, grazie a tre fattori principali: l’assenza di svalutazioni sulla partecipazione nella tedesca Prosieben, il miglior andamento di Banca Mediolanum, di cui Fininvest possiede circa il 30%, e la riduzione delle perdite legate al Monza calcio, ormai ceduto.

Il dato economico fotografa una fase di stabilità per il gruppo dopo la scomparsa del fondatore nel 2023. La nuova geografia proprietaria ha retto il passaggio generazionale: Marina e Pier Silvio Berlusconi detengono ciascuno il 26,5% della holding, mentre Barbara, Eleonora e Luigi controllano insieme il restante 47%. La configurazione assegna al ramo di Marina e Pier Silvio la guida effettiva della società e lascia agli altri figli una posizione rilevante ma di minoranza.

Il nuovo equilibrio tra gli eredi Berlusconi

La successione, almeno finora, ha garantito continuità. I figli di Silvio Berlusconi hanno gestito senza traumi i dossier più delicati, compresa la vendita di Villa Certosa, la storica residenza sarda del fondatore. Il bilancio 2025 rafforza questa immagine di ordine interno: Fininvest produce utili, remunera gli azionisti e mantiene il controllo dei principali asset costruiti negli anni dal Cavaliere.

Marina Berlusconi ha salutato i risultati con un messaggio che lega la nuova stagione alla visione del padre. La presidente di Fininvest ha parlato di “eccellenti risultati” e di un gruppo che continua a investire e a rinnovarsi, restando fedele all’impostazione originaria. Una formula che indica bene la linea scelta dagli eredi: nessuna rottura pubblica con il passato, ma una gestione più industriale, più europea e meno legata alla figura personale del fondatore.

Pier Silvio punta sull’Europa con Mfe

La partita più importante resta quella televisiva. Pier Silvio Berlusconi guida Mfe in una fase di forte espansione continentale. Nel 2025 il gruppo ha consolidato la presenza in Germania attraverso Prosieben, dopo anni di battaglie societarie e giudiziarie. Oggi Mfe opera non solo in Italia e Spagna, ma anche in Germania, Austria, Svizzera e Portogallo, con l’obiettivo di costruire un polo televisivo europeo capace di competere sul terreno della pubblicità, delle piattaforme e della produzione di contenuti.

L’espansione ha però aumentato il peso del debito. Mfe ha portato l’indebitamento da 921 milioni a 2,7 miliardi, mentre i ricavi consolidati hanno superato i 5 miliardi. La scommessa industriale passa quindi dalla capacità di trasformare la crescita dimensionale in sinergie reali, soprattutto tra mercati pubblicitari diversi e sistemi televisivi nazionali ancora molto frammentati.

Il nodo Vivendi e la sfida della tv europea

Il fronte tedesco non chiude tutti i problemi. Nei rapporti con Vivendi si apre una nuova fase dopo la scadenza del patto di non belligeranza siglato nel 2021. Il gruppo francese possiede ancora circa il 20% di Mfe e può ora decidere come muoversi dentro un quadro industriale e politico delicato, nel quale il controllo dei media e la libertà dell’informazione restano temi centrali.

Per Fininvest, il 2025 consegna dunque un doppio risultato: da una parte l’incasso immediato dei dividendi e la conferma della solidità patrimoniale; dall’altra l’apertura di una fase più complessa, nella quale la famiglia Berlusconi dovrà dimostrare di saper trasformare l’eredità del fondatore in un gruppo europeo davvero integrato. La pioggia di dividendi conferma che la macchina produce ancora ricchezza. La sfida adesso consiste nel capire se quella ricchezza basterà a sostenere la nuova ambizione continentale.