L’Italia brucia 21 miliardi nel gioco d’azzardo: è il Paese europeo che perde più soldi tra slot, scommesse e online

L’Italia è diventata il più grande divoratore europeo di soldi nel gioco d’azzardo. Ventuno miliardi di euro bruciati in un anno, al netto delle vincite. Più del Regno Unito, più della Germania, più della Francia. Una montagna di denaro persa tra slot machine, gratta e vinci, scommesse sportive, casinò online e app di gioco che ormai accompagnano ogni momento della giornata.

Il dato emerge dalla quarta edizione del Libro nero sull’azzardo, realizzato da Cgil, Federconsumatori e Isscon, che verrà presentato mercoledì 27 maggio nella sede nazionale della Cgil a Roma. E il quadro che ne esce è durissimo: mentre stipendi e pensioni arrancano, mentre il potere d’acquisto si assottiglia e molte famiglie tagliano persino le spese essenziali, il settore dell’azzardo continua a crescere senza sosta.

L’Italia supera tutta Europa

Secondo il rapporto, il nostro Paese registra 21 miliardi di Gross Gaming Revenue, cioè la spesa effettiva dei giocatori dopo aver sottratto le vincite. Un dato superiore ai 19,8 miliardi del Regno Unito, ai 14,4 miliardi della Germania e ai 14 della Francia.

Numeri giganteschi che raccontano una trasformazione profonda: il gioco non è più un fenomeno marginale o limitato ai casinò tradizionali. È diventato un pezzo stabile dell’economia italiana e soprattutto della quotidianità.

Stato dipendente dall’azzardo

Ed è proprio questo il cuore dell’accusa lanciata da Cgil, Federconsumatori e Isscon. Secondo gli autori del rapporto, negli anni l’espansione del gioco legale è stata giustificata come strumento per sottrarre terreno alla criminalità organizzata. Ma il risultato sarebbe stato un altro: la nascita di una vera dipendenza dello Stato dagli introiti dell’azzardo.

Il meccanismo, spiegano, è ormai quasi automatico. Ogni ampliamento dell’offerta porta nuovi giocatori. Quando gli utili rallentano, si introducono nuove formule, nuove piattaforme, nuove possibilità di scommettere. Un circuito che si autoalimenta continuamente.

La tassa invisibile sui più poveri

Il punto più pesante riguarda però i costi sociali. Perché dietro quei 21 miliardi non ci sono solo numeri astratti. Ci sono famiglie indebitate, dipendenze patologiche, pensionati, giovani e lavoratori precari che inseguono vincite impossibili mentre il reddito reale continua a diminuire.

Secondo gli autori del Libro nero, l’azzardo si comporta sempre di più come una “tassa sulla povertà”. A spendere proporzionalmente di più sarebbero infatti proprio le fasce economicamente più fragili, quelle che vedono nel gioco una scorciatoia disperata per recuperare soldi, pagare bollette o uscire da una situazione di difficoltà.

Il boom dell’online e delle scommesse continue

A cambiare tutto è stata soprattutto la dimensione digitale. Oggi il gioco è sempre disponibile: smartphone, app, piattaforme online e pubblicità continue hanno trasformato l’azzardo in una presenza permanente.

Non esiste più il tempo “dedicato” al gioco. Si scommette durante una partita, mentre si guarda una serie tv, in pausa pranzo o nel tragitto verso il lavoro. Ed è proprio questa normalizzazione continua ad aver fatto esplodere il fenomeno.

Il paradosso italiano

Il paradosso è evidente: mentre si parla di lotta alla ludopatia, prevenzione e tutela sociale, lo Stato continua a incassare miliardi dal sistema dell’azzardo legale. E più il mercato cresce, più diventa difficile ridurne davvero la portata.

Per questo il nuovo rapporto parla apertamente di un modello ormai fuori controllo. Un sistema che continua ad allargarsi anche in un Paese dove i consumi rallentano, le famiglie fanno fatica e la forbice sociale si allarga sempre di più.