Meloni e Crosetto, tensione sulla Difesa: il caso dei fondi Safe agita il governo mentre esplode l’emergenza rincari

Guido Crosetto Ministro della difesa della Repubblica Italiana con Giorgia Meloni.

Nel governo si apre un nuovo fronte delicatissimo: quello delle spese per la Difesa. Secondo alcune ricostruzioni, a Palazzo Chigi sarebbe andato in scena un confronto molto acceso tra Giorgia Meloni e Guido Crosetto, con al centro il futuro degli investimenti militari italiani e l’eventuale utilizzo dei fondi europei Safe, il prestito a tassi agevolati messo a disposizione dall’Unione Europea per sostenere gli acquisti nel settore della difesa.

Il ministro della Difesa ha però smentito con nettezza la ricostruzione della lite con la premier: “Nulla di vero. Non esiste alcuna riunione Crosetto-Meloni. C’è stata una riunione…”. Resta il fatto politico: dentro l’esecutivo il dossier sulle spese militari è diventato uno dei più sensibili, perché incrocia impegni internazionali, conti pubblici, rapporti con Bruxelles e una crisi energetica che sta rimettendo in cima all’agenda il tema dei rincari.

Il nodo dei fondi Safe e delle spese per la Difesa

Il punto di partenza è l’impegno assunto in sede Nato: portare progressivamente gli investimenti per la difesa fino al 5% del Pil entro il 2035. Una traiettoria che per l’Italia significa aumentare in modo significativo le risorse destinate ad armi, munizioni, droni, tecnologie militari e sicurezza.

Per questo Roma aveva opzionato la possibilità di accedere ai fondi Safe, il programma europeo pensato per aiutare i Paesi membri a finanziare la propria capacità difensiva. Per l’Italia il “tesoretto” potenziale ammonterebbe a 14,9 miliardi di euro. Soldi che per il ministero della Difesa rappresenterebbero una leva importante, soprattutto in una fase in cui la pressione internazionale chiede agli alleati Nato uno sforzo molto più consistente.

Crosetto, il Mef e le lettere senza risposta

Secondo quanto emerso, la tensione sarebbe stata alimentata anche dai rapporti con il ministero dell’Economia. Crosetto nei giorni scorsi aveva fatto sapere di aver scritto due lettere al Mef per capire quale fosse la linea del governo sui fondi Safe, senza però ottenere risposta.

Da qui sarebbe nata la frustrazione del ministro, convinto della necessità di non rinviare ancora una decisione sugli investimenti per la Difesa. Il suo ragionamento è chiaro: considerare la sicurezza una spesa rinviabile significa sottovalutare il quadro internazionale e il ruolo dell’Italia dentro l’Alleanza atlantica.

Crosetto ha ribadito il suo punto anche in un videomessaggio all’assemblea di Confindustria Brescia. “Chi pensa che investire in difesa sia uno spreco di risorse pubbliche non fa un’analisi corretta e non guarda nella giusta prospettiva”, ha detto il ministro, aggiungendo che chi non riconosce la necessità di una Difesa forte “lavora inconsapevolmente contro l’Italia, contro il futuro dei nostri figli”.

Parole che confermano quanto il tema sia diventato centrale per il titolare della Difesa. Non solo una questione di bilancio, ma una scelta strategica sul posto che l’Italia vuole occupare in Europa, nella Nato e nello scenario internazionale.

Meloni frena: prima carburanti e bollette

La posizione di Giorgia Meloni appare però più prudente. La premier non ha rinnegato la centralità della Difesa, anzi ha ribadito anche davanti agli industriali che “la difesa è libertà”. Ma il quadro è cambiato. La guerra in Iran, l’impennata dei prezzi dell’energia e il rischio di nuovi rincari per famiglie e imprese hanno spostato le priorità immediate del governo.

La linea di Palazzo Chigi sembra dunque questa: la Difesa resta importante, ma l’emergenza economica viene prima. Carburanti, bollette e sostegno al sistema produttivo sono oggi il terreno su cui il governo teme maggiormente il contraccolpo sociale e politico.

Non a caso Meloni, in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, avrebbe chiesto che la deroga al Patto di stabilità venga estesa anche alle spese legate alla crisi energetica. Senza questa apertura, l’attivazione del programma Safe rischierebbe di diventare molto più complicata.

Il governo tra Nato, Ue e malumori interni

Il caso racconta una tensione politica più ampia. Da una parte c’è la richiesta della Nato di aumentare drasticamente la spesa militare. Dall’altra c’è un Paese alle prese con prezzi in salita, bollette pesanti e margini di bilancio sempre più stretti.

In mezzo c’è il governo, costretto a scegliere come distribuire risorse limitate senza scontentare gli alleati, Bruxelles, i ministeri e soprattutto l’opinione pubblica. La smentita di Crosetto sulla lite con Meloni chiude il caso sul piano formale, ma non cancella il problema politico: la Difesa è una priorità, ma oggi rischia di scontrarsi con un’altra urgenza molto più immediata, quella del portafoglio degli italiani.