Lotta al caporalato, controlli a tappeto e denunce in decine di aziende agricole

Squadre ispettive dell’Inps, affiancate dalle forze dell’ordine, hanno svolto controlli a tappeto in decine di aziende agricole in Calabria, Campania, Sicilia e in altri distretti del Centro e del Nord Italia.

L’operazione è stata condotta dal 7 al 31 luglio scorso dalla Direzione centrale entrate dell’Istituto di previdenza sociale. Il blitz rientra nel Piano nazionale di vigilanza per la lotta al caporalato in un periodo in cui è maggiore l’impiego di manodopera stagionale.

I controlli al Sud hanno interessato, in particolare, le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone.

Controlli a tappeto

Gli accertamenti svolti ha fatto sapere l’Inps, «hanno fatto emergere situazioni di impiego di lavoratori in nero, rapporti di lavoro irregolari e ulteriori violazioni della normativa».

Sfruttamento della manodopera, un fenomeno in espansione

Il 60% delle violazioni, dice il VI Rapporto Altro Diritto e Osservatorio Placido Rizzotto, avviene proprio in agricoltura. Ma lo sfruttamento della manodopera è un fenomeno presente nel settore manifatturiero, nel commercio, nell’edilizia, nella logistica e nei trasporti. Come pure nel turismo e nella ristorazione e nei servizi di assistenza e cura della persona.

Molti migranti, spinti dalla necessità di guadagnare e in assenza di alternative accettano una retribuzione giornaliera che si aggira sui 20 euro per lavorare dalle 12 alle 14 ore nei campi senza alcuna forma di tutela.

Il caporalato e lo sfruttamento lavorativo colpiscono circa 430.000 lavoratori, di cui oltre 230.000 ridotti in condizioni di grave precarietà e sottomissione.

I lavoratori irregolari occupati in agricoltura sono circa 200mila, 55mila sono donne.

Sul fronte regionale la Calabria detiene il record di irregolarità: il 69,5% delle aziende ispezionate nel 2025 risulta aver fatto impiego di manodopera in nero. I lavoratori irregolari sarebbero oltre 12mila.

Il rapporto dell’Osservatorio Rizzotto dice che sono aumentate le inchieste giudiziarie grazie alle denunce fatte dalle vittime di sfruttamento.

Le regioni con il tasso di irregolarità più alto sono Calabria, Campania e Sicilia. Ma si registra una forte emersione del fenomeno al Nord Italia, in particolare nelle filiere vitivinicole, edili e logistiche di Piemonte, Veneto e Lombardia.

Il fenomeno genera un’economia sommersa legata alle agromafie con un fatturato stimato in circa 4,8 miliardi di euro all’anno, poggiandosi su un tasso di irregolarità contrattuale che in agricoltura supera il 23%.

Durante le grandi campagne di raccolta (pomodori, agrumi, uva) braccianti stranieri e una quota rilevante di italiani, sono costretti ad accontentarsi di paghe che scendono fino a 2-3 euro l’ora per turni di lavoro di oltre 10 ore.