La Commissione Europea ha dato il via libera condizionato all’acquisizione del gruppo tedesco Ceconomy – proprietario delle celebri catene MediaWorld, MediaMarkt e Saturn – da parte del gigante cinese dell’e-commerce JD.com.
L’operazione, dal valore stimato tra 2,2 e 2,5 miliardi di euro, annunciata nell’estate del 2025, segna una delle più imponenti espansioni della Cina nel commercio al dettaglio europeo. Tuttavia, l’autorizzazione di Bruxelles impone severi vincoli e condizioni per una durata di dieci anni.
L’indagine antitrust e i sussidi statali cinesi
Il via libera è arrivato a conclusione di un’approfondita indagine avviata nel maggio 2026 nell’ambito delle procedure per il rispetto del Regolamento europeo sulle sovvenzioni estere. Gli istruttori della Commissione hanno accertato che JD.com ha beneficiato in patria di finanziamenti agevolati, contributi pubblici e incentivi fiscali potenzialmente in grado di distorcere la libera concorrenza nel mercato unico.
Il timore delle autorità comunitarie è che le immense risorse sostenute dagli aiuti di Stato cinesi potessero consentire al gruppo di praticare strategie di prezzo aggressive sul mercato europeo o di offrire una valutazione fuori mercato per l’acquisizione dei competitor. Paura stemperata dai risultati dei controlli finanziari e commerciali effettuati dall’Ue che hanno consentito di dare l’ok arrivato oggi.
I tre paletti decennali posti da Bruxelles
Per evitare distorsioni del mercato interno, la Commissione ha subordinato l’autorizzazione all’adozione di tre precisi impegni vincolanti per i prossimi dieci anni.
La prima condizione è che tutte le transazioni finanziarie e commerciali tra JD.com e Ceconomy dovranno avvenire rigorosamente a prezzi e condizioni di mercato. La rete di servizi logistici e di magazzino di JD.com dovrà essere offerta anche agli altri distributori e rivenditori europei alle medesime condizioni riservate a Ceconomy.
Terzo vincolo, la parità di accesso alla tecnologia. Il medesimo principio di non discriminazione dovrà essere applicato per i servizi tecnologici della piattaforma. Il rispetto continuativo di questi obblighi sarà monitorato da un organismo indipendente sotto la diretta supervisione di Bruxelles.
I numeri del colosso cinese
Fondata nel 1998 da Richard Liu con la denominazione originaria di 360Buy, JD.com (nota anche come Jingdong) ha sede nelle Isole Cayman ed è quotata al Nasdaq e alla Borsa di Hong Kong. Con ricavi annuali che superano 1,31 trilioni di yuan (oltre 150 miliardi di dollari), si attesta come il terzo player di e-commerce in Cina dopo Alibaba e Pinduoduo/Temu.
A differenza di altri marketplace tradizionali, il modello di business di JD.com si caratterizza per il controllo diretto dell’intera catena distributiva e logistica. In Cina la rete logistica conta oltre 820 magazzini, una flotta di 37.600 veicoli di consegna e più di 323.000 dipendenti dedicati alla logistica. L’app mobile del gruppo conta 569,3 milioni di utenti attivi mensili.
JD.com aveva già avviato l’espansione europea con la piattaforma Joybuy e una rete di circa 60 magazzini distribuiti in Regno Unito, Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. L’ingresso in Ceconomy risponde alla volontà del gruppo di diversificare il business all’estero, compensando il rallentamento dei consumi interni e l’aspra guerra dei prezzi sul mercato cinese.
L’impatto sul mercato europeo e italiano
Con questa acquisizione, JD.com rileva una rete imponente di 1.068 punti vendita fisici in 11 Paesi europei e circa 50.000 dipendenti. In Italia l’operazione ha un peso strategico di primo piano: la catena MediaWorld conta 148 punti vendita, impiega 5.000 dipendenti e nell’anno fiscale 2024 ha generato un fatturato di 2,4 miliardi di euro.
Tuttavia, il passaggio di proprietà suscita forte apprensione tra i produttori italiani ed europei di elettrodomestici ed elettronica. Il timore industriale è che una rete distributiva controllata da un colosso asiatico possa finire per privilegiare i marchi cinesi, garantendo loro maggiore visibilità sulle piattaforme online e uno spazio sproporzionato sugli scaffali dei negozi fisici.
Governance, assetti azionari e l’effetto domino su Unieuro
Nonostante l’ingresso della nuova proprietà, Ceconomy conserverà la propria autonomia operativa come entità indipendente in Europa, mantenendo inalterati i contratti di lavoro, i siti operativi e lo stack tecnologico locale. Sotto il profilo societario, JD.com rileva il 31,7% delle azioni Ceconomy tramite impegni irrevocabili e affiancherà in una partnership strategica il socio storico tedesco Convergenta, che mantiene il 25,35% del capitale.
L’operazione si intreccia inoltre con altri importanti equilibri del retail europeo: Ceconomy è infatti il secondo azionista, con una quota del 23,4%, del gruppo francese Fnac Darty.
Quest’ultimo ha acquisito la catena italiana Unieuro a fine 2024 ed è attualmente oggetto di un’offerta pubblica d’acquisto da parte di EP Group (riconducibile al miliardario ceco Daniel Křetínský) destinata a chiudersi il 9 novembre. Attraverso questo snodo societario, JD.com proietta la propria influenza indiretta sull’intero settore della distribuzione tecnologica in Italia ed Europa.







