Oltre il costo del barile: cambio, raffinerie e fisco stritolano gli automobilisti

Raffineria Petrolio

In Italia, dice FederPetroli, la situazione è aggravata da una “asimmetria” strutturale nella trasmissione dei prezzi. I dati dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani confermano che quando il prezzo del greggio sale, l’adeguamento alla pompa è quasi immediato: i 2/3 dell’aumento vengono recepiti in 3 giorni e la totalità in 10 giorni. Al contrario, le riduzioni sono molto più lente: dopo 3 giorni viene recepita solo 1/3 della discesa, e occorrono 17 giorni per vederne riflessi i 4/5.

Perché con il petrolio a 100 dollari il pieno costa più che nel 2008

Nel luglio del 2008, il greggio Brent toccò il massimo storico di 147,5 dollari al barile, mentre la benzina in Italia si attestava attorno a 1,52 euro al litro. Oggi la quotazione al barile è di 103 dollari. Il prezzo medio della benzina, in modalità self service, sulla rete stradale è di 2,156 euro, mentre sulle autostrade è di 2,248 euro. In aumento rispetto a ieri. Il prezzo medio del gasolio, sempre in modalità self, sulla rete stradale è di 2,340 euro, mentre sulle autostrade è di 2,422 euro. Qui gli aumenti sono più consistenti. Dunque 63 centesimi in più per la benzina e 87 centesimi in più per il gasolio.

Il valore della moneta e l’effetto cambio

La prima spiegazione risiede nei mercati valutari. Il petrolio greggio viene scambiato a livello internazionale in dollari. Nel 2008 l’euro attraversava una fase di eccezionale forza, arrivando a scambiare intorno a 1,60 dollari per un euro. Oggi il rapporto di cambio è decisamente meno favorevole per l’area euro, rendendo l’acquisto di materia prima energetica molto più oneroso per i paesi europei. Gli studi di settore indicano che, se si mantenesse oggi lo stesso rapporto di cambio del 2008, i prezzi alla pompa potrebbero risultare inferiori di circa il 25%.

La crisi della raffinazione e la morsa geopolitica

Un equivoco diffuso consiste nel sovrapporre il prezzo del petrolio grezzo a quello dei carburanti finiti. Tra il barile estratto e il serbatoio dell’auto si colloca la filiera di raffinazione e distribuzione, caratterizzata da dinamiche proprie. Negli ultimi quindici anni, l’Europa ha ridotto la propria capacità complessiva di raffinazione di circa il 20%, con la chiusura di oltre trenta impianti, aumentando di conseguenza la dipendenza dai prodotti raffinati esteri.

A questo quadro si sommano le tensioni geopolitiche e le guerre (come il calo dei flussi dalla Russia e le crisi in Medio Oriente), che hanno colpito l’offerta di prodotti finiti. A fronte di un impatto sul greggio Brent stimato in 19 centesimi al litro, l’aumento effettivo si è scaricato nella misura di 41 centesimi per la benzina e addirittura 65 centesimi per il gasolio. Ciò spiega anche perché oggi il diesel superi stabilmente la benzina alla pompa. In caso di un eventuale calo del petrolio greggio, la flessione dei prezzi al consumo non sarebbe immediata, poiché ricostruire catene logistiche e capacità di raffinazione richiede tempi molto più lunghi rispetto alla reattività dei mercati petroliferi.

L’effetto inflazione: la perdita di potere d’acquisto

Un confronto diretto tra i valori nominali del 2008 e quelli del 2026 risulta fuorviante se non si considera l’inflazione. Applicando i coefficienti di attualizzazione della moneta, il prezzo della benzina del 2008 (1,52 euro) corrisponderebbe oggi a un valore vicino a 2 euro al litro. Se per la benzina la distanza reale si riduce significativamente, per il gasolio permane invece uno scarto consistente a sfavore dei consumatori attuali.

Il peso del fisco e il confronto europeo

Oltre ai costi industriali e di logistica, in Italia il prezzo finale è fortemente condizionato dalla fiscalità. Le accise fisiche (riallineate a circa 0,673 euro al litro per benzina e diesel) e l’IVA al 22% – calcolata anche sull’importo delle accise stesse – costituiscono oltre la metà del prezzo finale.

Il confronto in ambito europeo mostra marcate divergenze fiscali. Sono i Paesi Bassi ad applicare l’accisa più alta dell’Unione europea, 0,845 euro al litro. Seconda posizione per l’Italia con 0,673 euro al litro, superiore del 72% alla media Ue per la benzina. Francia e Germania si attestano rispettivamente a 0,683 euro e 0,654 euro al litro. La Spagna mantiene un’accisa di 0,424 euro al litro: un pieno costa 21 euro in meno rispetto all’Italia. Costi minori si registrano nell’Est europeo. In Polonia, ad esempio, la pressione fiscale è tra le più basse del continente: 0,359 euro al litro.

Self-service vs servito: l’impatto della modalità di erogazione

Infine, sulle spese degli automobilisti incidono la scelta delle modalità di rifornimento e i margini applicati dai gestori per il servizio. La differenza media tra self-service e servito oscilla tra 15 e 22 centesimi al litro, ampliandosi oltre i 30 centesimi nelle tratte autostradali o presso le grandi compagnie. Per una vettura media che percorre 15.000 km all’anno con un consumo di 6 litri per 100 km, la scelta sistematica del servito comporta una spesa supplementare stimata tra 160 euro e 200 euro all’anno.