Nelle ultime tre settimane il costo degli ortaggi è aumentato del 35%, quello delle insalate del 12% e quello degli agrumi dell’11%. I prezzi dei prodotti alimentari sono schizzati alle stelle per via del caro gasolio e dell’aumento dei prezzi dei fertilizzanti che sono voci di spesa importanti nei bilanci delle aziende che operano lungo la filiera della produzione alimentare. Iniziata prima di Pasqua, la corsa al rialzo dei prezzi pare non volersi fermare ed il conto a carico dei consumatori si avvia ad essere sempre più salato. Le stime più ottimistiche parlano di aumenti compresi tra i 7 e i 18 euro a settimana. Un salasso per le famiglie italiane già alle prese con gli aumenti ai distributori e il caro bollette.
I rincari lungo la filiera
Gli aumenti sono generalizzati e seppur di poco (ancora per il momento) riguardano tutte le categorie alimentari. Lo dicono i listini dei prezzi all’ingrosso pubblicati da Borsa merci telematica italiana. Nelle ultime tre settimane il costo degli ortaggi è aumentato del 35%, quello delle insalate del 12% e quello degli agrumi dell’11%.
Frutta e verdura, dal campo alla tavola
Il prezzo all’ingrosso di mele, kiwi e pere è aumentato del 5,5%. Per la “Borsa della spesa”, il bollettino settimanale di Bmti e Italmercati realizzato in collaborazione con Consumerismo no profit, oggi le fragole hanno un costo compreso tra i 3 e i 4 euro/kg. Pomodori, peperoni e melanzane si attestano sui 3 euro/kg, i cavoli broccoli sui 4 euro/kg e le zucchine su 2,5 euro/kg. Il costo dei kiwi è compreso tra i 2,80 e i 3 euro/kg. Stabili i limoni “Primofiore” a 1,50 euro/kg. Prezzi in calo per gli asparagi con costi compresi tra 4,50 e 6 euro/kg. In calo anche le fave e il carciofo romanesco. Da febbraio, invece, le uova sono aumentate del 5,7%.
Il costo della tecnologia in agricoltura
Portare questi prodotti sui banchi dei mercati rionali o sugli scaffali dei supermercati ha un prezzo. Più le colture e gli allevamenti sono tecnologici più è salato il costo del prodotto finale. Come nel caso delle serre climatizzate che consentono le colture intensive, senza sosta, e consentono ai consumatori di avere a tavola prodotti che normalmente non sarebbero disponibili in natura. I costi energetici qui fanno una ulteriore differenza e vengono caricati sul costo finale.
Carni e pescato
Nel settore ittico le condizioni meteo e l’aumento dei costi operativi stanno determinando una minore disponibilità di prodotto fresco. Resta il congelato dove i prezzi iniziano a risentire dei costi in bolletta. Tra le carni, aumentate in un anno dell’11,7%, restano in equilibrio i prezzi all’ingrosso del petto di pollo e della fesa di tacchino. Il primo tra 7,60 e 8,00 euro/kg e la seconda tra 9,30 e 9,70 euro/kg.
Lo stop del trasporto merci
Gli autotrasportatori hanno confermato la volontà di fermare le consegne per 5 giorni dal 25 al 29 maggio. Lo stop dovrebbe essere totale e quindi saranno garantite solo le forniture di beni essenziali. Misure estreme che si ripercuoteranno sui consumatori e che alla ripresa delle normali attività potrebbero riservare nuove sgradite sorprese. Come ulteriori ritocchi ai prezzi al consumo.







