Il governo britannico prepara una delle più severe restrizioni all’utilizzo dei social media da parte dei minori in Europa. Nel corso di una conferenza stampa a Downing Street, il primo ministro Keir Starmer ha annunciato l’intenzione di vietare l’accesso alle piattaforme social a tutti i ragazzi di età inferiore ai 16 anni, presentando la misura come una risposta alle crescenti preoccupazioni per la sicurezza e il benessere psicologico delle nuove generazioni.
Secondo il piano illustrato dal premier, l’esecutivo sta inoltre valutando l’introduzione di un “coprifuoco digitale” per i giovani tra i 16 e i 17 anni, con possibili limitazioni all’accesso ai social network a partire dalle 20.30. L’obiettivo dichiarato è ridurre gli effetti negativi che l’uso prolungato delle piattaforme può avere sul sonno, sulla concentrazione e sulla salute mentale degli adolescenti.
I social sottraggono tempo ad altre attività
Starmer ha definito l’iniziativa un passaggio fondamentale per il futuro del Paese, sostenendo che la politica non possa restare spettatrice di fronte ai rischi che bambini e ragazzi incontrano quotidianamente online. Pur riconoscendo che i social media hanno offerto opportunità e strumenti utili alle giovani generazioni, il premier ha affermato che le piattaforme digitali non rappresentano più un ambiente sufficientemente sicuro.
Alla base della proposta vi è la convinzione del governo che l’esposizione costante ai social network contribuisca ad aumentare fenomeni come cyberbullismo, molestie, diffusione di contenuti dannosi e dipendenza dagli algoritmi progettati per trattenere gli utenti online il più a lungo possibile. Downing Street evidenzia inoltre il tempo sottratto ad attività considerate fondamentali per la crescita dei ragazzi, come lo studio, la lettura, lo sport, il gioco all’aria aperta e il riposo.
Il precedente australiano
La normativa, se approvata, renderebbe illegale per gli under 16 l’accesso a piattaforme come X, TikTok, Facebook, Instagram e Snapchat. Il modello di riferimento è quello introdotto in Australia dal governo guidato da Anthony Albanese, che ha adottato misure analoghe per limitare la presenza dei minori sui social network.
Non mancano tuttavia i dubbi sull’efficacia dei controlli. In Australia molti giovani hanno già trovato modi per aggirare i blocchi attraverso l’utilizzo di VPN e altri strumenti tecnologici. Su questo aspetto Starmer ha precisato che il governo non intende perseguire i ragazzi, ma concentrarsi sulle responsabilità delle aziende tecnologiche, chiamate a garantire il rispetto delle nuove regole.
Le reazioni delle Big Tech non si sono fatte attendere
Il premier ha inoltre sottolineato di comprendere le difficoltà di una generazione cresciuta in un contesto digitale senza precedenti, dichiarandosi convinto che gran parte dei genitori sosterrà una normativa pensata per rafforzare la tutela dei minori online. L’obiettivo dell’esecutivo è approvare il provvedimento entro la fine dell’anno, con entrata in vigore prevista nella primavera successiva.
Le reazioni delle Big Tech non si sono fatte attendere. YouTube ha espresso forti perplessità sul progetto, definendolo una misura troppo ampia che potrebbe spingere i giovani verso spazi online meno controllati e potenzialmente più rischiosi. Critiche che Starmer ha respinto, ribadendo che la strategia del governo non si limiterà ai divieti ma sarà accompagnata da investimenti in cultura, musica, arte e sport, con l’obiettivo di offrire ai giovani maggiori opportunità di crescita e socializzazione al di fuori delle piattaforme digitali.







