Alle primarie democratiche per il Senato in Florida, Angie Nixon, esponente dell’ala socialista e parlamentare statale, ha sconfitto Alex Vindman, l’ex ufficiale dell’esercito e celebre testimone nel primo impeachment contro Donald Trump. Una vittoria particolarmente significativa se si considera il divario nella raccolta fondi: Vindman aveva raccolto circa 16 volte più denaro della sua rivale (16,3 milioni di dollari contro meno di un milione).
Una vittoria “per i più piccoli”
“Questa vittoria è per i più piccoli”, ha detto Nixon ai sostenitori in festa a Jacksonville, rivendicando un risultato costruito dal basso. Ora spetterà a lei sfidare la repubblicana Ashley Moody per gli ultimi due anni del mandato al Senato conquistato nel 2022 da Marco Rubio: Moody era stata nominata al seggio dal governatore Ron DeSantis dopo che Trump aveva scelto Rubio come segretario di Stato.
Il profilo di Nixon: attivismo e megafoni rosa
Nixon, 42 anni, è stata a lungo attiva nel movimento sindacale della Florida ed è nota per le sue azioni dimostrative: quest’anno è stata fermata per aver interrotto una votazione alla Camera dei Rappresentanti della Florida protestando con un megafono rosa contro la legge sulla ridefinizione dei collegi elettorali. Durante la campagna ha perfino esortato gli elettori a “indossare qualcosa di rosa quando si recano alle urne”.
Bloccare gli aiuti a Israele
Il suo programma si basa sui pilastri della sinistra progressista: Medicare for all, assistenza universale all’infanzia, alloggi accessibili, istruzione pubblica pienamente finanziata e “la fine delle guerre insensate”. Tra le sue posizioni più discusse figura la richiesta di tagliare i fondi militari a Israele: la deputata ha presentato una risoluzione per chiedere una “de-escalation e un cessate il fuoco nello Stato di Israele e nella Palestina occupata”, sostenendo al Congresso una misura per bloccare 3,3 miliardi di dollari di aiuti militari a Tel Aviv. La sua corsa è stata sostenuta da esponenti di spicco del movimento progressista, tra cui la deputata del Minnesota Ilhan Omar.
Le primarie come barometro nazionale
In passato le primarie di partito avrebbero mantenuto una dimensione prettamente locale, ma dall’ascesa a New York del socialista Zohran Mamdani la prospettiva è cambiata. Ogni Stato chiamato a scegliere i propri candidati per il Congresso o per il ruolo di governatore è diventato un banco di prova politico a livello nazionale.
Le primarie rappresentano il passaggio attraverso cui gli elettori scelgono chi correrà alle elezioni generali. Dalle consultazioni in Wisconsin, Minnesota, Connecticut e Florida è emersa una base democratica sempre più orientata verso profili giovani e progressisti, con posizioni intransigenti contro le politiche migratorie dell’amministrazione Trump.
La reazione di Trump
Dal canto suo, il presidente degli Stati Uniti si dice convinto che i candidati di estrema sinistra siano più facili da battere alle urne rispetto ai moderati, in quanto gli permettono di alimentare la retorica sulla radikalizzazione del Partito Democratico e faticano ad attrarre i moderati. “Quel viscido di Vindman ha perso contro una lunatica della sinistra radicale. Non è una figata?”, ha ironizzato sul social Truth.
La corsa per la successione a DeSantis in Florida
Oltre alla corsa per il Senato, un altro voto cruciale in Florida riguarda la successione al governatore repubblicano Ron DeSantis, giunto al termine dei due mandati.
Il deputato Byron Donalds, fortemente sostenuto da Donald Trump, ha conquistato la nomination repubblicana. A sfidarlo per i Democratici sarà l’ex deputato David Jolly. Jolly rappresenta il secondo ex repubblicano consecutivo su cui i Dem decidono di puntare nel tentativo di riconquistare lo Sunshine State.
Equilibri al Senato: la battaglia cruciale in Alaska
Attenzione rivolta anche in Alaska, dove la democratica Mary Peltola, figura moderata che in passato ha rappresentato lo Stato nell’unico seggio alla Camera, affronterà il senatore uscente repubblicano Dan S. Sullivan. L’Alaska non elegge un senatore democratico dal 2014, e questo seggio si preannuncia decisivo per determinare la maggioranza a Washington: con circa due terzi dei voti scrutinati, Peltola si trova in vantaggio nelle primarie con il 46,8% contro il 44,4% di Sullivan.







