«Trump ha perso la guerra»: dal New York Times alla BBC pioggia di critiche sul presidente dopo l’accordo con l’Iran

Donald Trump

Se fino a poche settimane fa la Casa Bianca presentava l’intervento contro l’Iran come una dimostrazione di forza destinata a ristabilire la deterrenza americana in Medio Oriente, l’accordo raggiunto con Teheran ha cambiato profondamente il clima politico e mediatico negli Stati Uniti e nel mondo occidentale. A colpire non è soltanto il giudizio espresso dalle testate tradizionalmente più critiche nei confronti del presidente Donald Trump, ma anche le riserve avanzate da giornali che in passato avevano sostenuto la linea dura contro il regime iraniano.

Dal New York Times al Wall Street Journal, fino all’analisi della BBC firmata dal suo storico corrispondente Jeremy Bowen, il verdetto appare severo: la guerra con l’Iran avrebbe indebolito gli Stati Uniti sul piano militare, diplomatico ed economico, mostrando al mondo i limiti della superpotenza americana.

Il New York Times: «Trump ha perso questa guerra»

Tra gli attacchi più duri c’è quello del board editoriale del New York Times, che non usa mezzi termini. «Il presidente Trump ha perso questa guerra». Secondo il quotidiano, l’accordo con l’Iran rappresenta certamente una notizia positiva perché mette fine alle ostilità, ma al tempo stesso porta con sé «dure verità».

Per il giornale newyorchese gli Stati Uniti escono dal conflitto «indeboliti militarmente, diplomaticamente ed economicamente» e saranno costretti a pagare «le conseguenze strategiche per anni». Il quotidiano osserva inoltre come i dettagli dell’intesa non siano ancora completamente chiari, ma sostiene che il presidente americano avrebbe ottenuto «ben poco». «Per lui è un ridimensionamento umiliante», scrive il board editoriale, aggiungendo che la pace raggiunta sarebbe «un passo indietro anche per l’America».

Anche il Wall Street Journal parla di una ritirata

A sorprendere è soprattutto la posizione assunta dal Wall Street Journal. Il quotidiano finanziario, che aveva sostenuto l’azione di Trump contro Teheran, parla apertamente di una marcia indietro del presidente.

«È innegabile che Trump stia facendo marcia indietro sui suoi obiettivi principali», sostiene il board editoriale. Secondo il giornale, l’aumento delle pressioni politiche interne e i rischi legati a un’ulteriore escalation militare avrebbero spinto la Casa Bianca a rivedere le proprie ambizioni.

Il Wall Street Journal ipotizza inoltre che il cessate il fuoco di sessanta giorni possa essere prorogato più volte e mette in guardia da quello che considera il pericolo maggiore: la nascita di una sorta di «partnership di fatto» con il regime iraniano. Il quotidiano richiama il precedente di Barack Obama e teme che Washington possa chiudere un occhio sulle violazioni di Teheran pur di preservare un accordo definitivo.

La BBC: «Il peggior errore di politica estera di Trump»

Ancora più severa appare l’analisi di Jeremy Bowen per la BBC. Per il giornalista britannico, la guerra contro l’Iran rappresenta «finora il peggior errore di politica estera» della presidenza Trump. Secondo Bowen, il conflitto ha reso più difficile per gli Stati Uniti scoraggiare i propri avversari e ha incrinato i rapporti con le monarchie arabe del Golfo, da anni pilastro della strategia americana nella regione. Le élite dei Paesi produttori di petrolio, osserva la BBC, starebbero già riflettendo sulla necessità di diversificare le proprie alleanze e di trovare una convivenza con Teheran.

La Cina osserva e l’America mostra i suoi limiti

Nell’analisi della BBC emerge anche un altro elemento: la guerra avrebbe offerto a Pechino l’occasione per osservare da vicino i limiti della macchina militare statunitense. «La Cina avrà osservato con attenzione mentre gli Stati Uniti consumavano scorte di armi difficili da rimpiazzare e si scontravano con i limiti del proprio potere», scrive Bowen.

Secondo il corrispondente britannico, il conflitto sarebbe nato da una valutazione errata della capacità di resistenza dell’Iran da parte di Stati Uniti e Israele. Il memorandum d’intesa, se confermato, metterebbe fine a una guerra che ha provocato sofferenze e destabilizzazione, ma non garantirebbe affatto la nascita di una nuova stagione di rapporti tra Washington e Teheran. «L’ideologia e la totale mancanza di fiducia rendono un simile scenario un’utopia lontana», osserva la BBC.

Un Medio Oriente diverso e una superpotenza meno dominante

L’impressione condivisa da gran parte delle analisi internazionali è che nessuno dei protagonisti esca realmente vincitore dal conflitto. Il popolo iraniano continua a vivere sotto un regime che, ricordano diversi osservatori, ha represso con durezza le proteste interne, mentre gli Stati Uniti mantengono una superiorità economica e militare che resta enorme.

Ma, secondo la BBC, la decisione di Trump di entrare in guerra con l’Iran appare oggi «l’azione di una superpotenza che lotta per mantenere il proprio dominio in un mondo in continua evoluzione». Un giudizio pesante che arriva mentre la Casa Bianca continua invece a rivendicare l’accordo come una prova di leadership e come il risultato di una strategia capace di evitare una guerra ancora più lunga e devastante. Tra Washington e le principali firme del giornalismo anglosassone, insomma, la battaglia sull’eredità politica del conflitto con l’Iran è appena cominciata.