Chi ha bocciato l’intelligence italiana? Dietro la classifica che imbarazza Palazzo Chigi

Giorgia Meloni

L’Italia è finita sotto processo senza che nessun dossier riservato sia stato reso pubblico. Nessuna fuga di notizie, nessuna missione fallita, nessun documento classificato. Eppure il verdetto della prima graduatoria europea dei servizi segreti elaborata da L’Express è stato severissimo: quindicesimo posto, alla pari con Belgio e Repubblica Ceca, lontanissima dall’MI6 britannico e persino dietro servizi molto più piccoli. Ma chi ha emesso questo giudizio? E soprattutto: quanto può pesare sul prestigio internazionale dell’intelligence italiana?

Chi ha stilato la classifica

Non si tratta di un sondaggio tra lettori o di una graduatoria giornalistica. Il settimanale francese ha raccolto le valutazioni di sessanta professionisti dell’intelligence provenienti da venticinque Paesi, tra cui direttori ed ex direttori di servizi segreti, oltre a rappresentanti di strutture occidentali come CIA e Mossad. L’obiettivo non era misurare singole operazioni segrete, ma fotografare la reputazione costruita nel tempo dai diversi apparati di intelligence europei. È proprio questo aspetto a rendere il risultato particolarmente delicato. Non viene giudicato un episodio specifico, ma la credibilità complessiva di un sistema.

Perché l’Italia convince meno

Secondo L’Express, il principale limite attribuito all’intelligence italiana riguarda la reputazione internazionale. Tra le valutazioni riportate compare anche quella di un ex funzionario della CIA, secondo il quale in Italia mancherebbe una vera cultura dell’intelligence. Un giudizio duro, che ha alimentato il dibattito ma che non rappresenta una posizione ufficiale delle istituzioni italiane.

Allo stesso tempo, però, gli stessi esperti riconoscono all’Italia una competenza che pochi altri Paesi possono vantare: la capacità di raccogliere informazioni nel Mediterraneo e in particolare in Libia, area nella quale Roma continua a essere considerata un interlocutore privilegiato.

La classifica divide anche gli esperti

Non tutti, però, condividono il valore di questa graduatoria. Diversi analisti del settore ricordano che valutare i servizi segreti è molto più complesso che classificare un esercito o una forza di polizia. Le operazioni di intelligence, per loro natura, restano segrete e il successo di molte missioni non diventa mai pubblico.

Secondo questa lettura, classifiche di questo tipo finiscono inevitabilmente per misurare soprattutto la reputazione percepita dagli addetti ai lavori, più che l’effettiva efficacia operativa dei singoli servizi.

Un danno soprattutto d’immagine

È improbabile che il quindicesimo posto produca conseguenze operative nei rapporti tra i servizi alleati. Molto più rilevante, invece, è il danno reputazionale. L’immagine di un’intelligence efficace rappresenta infatti uno strumento di deterrenza, rafforza la credibilità internazionale di uno Stato e contribuisce alla qualità delle relazioni con i partner stranieri.

Per questo motivo la graduatoria francese ha avuto un’eco ben superiore a quella di una semplice curiosità estiva. Non perché stabilisca quale servizio sia realmente il migliore, ma perché fotografa il modo in cui una parte della comunità internazionale guarda oggi all’intelligence italiana.