Il piano segreto sui rimpatri in Africa e in Albania: perché il Governo accelera proprio adesso

Rimpatrio

L’Albania non basta più. Mentre il Governo continua a difendere il protocollo firmato con Tirana, nelle stanze di Palazzo Chigi prende corpo una strategia più ampia, costruita attorno a una parola che da anni rappresenta il vero punto debole delle politiche migratorie italiane: rimpatri.

L’obiettivo è aumentare il numero degli stranieri irregolari effettivamente riportati nei Paesi d’origine, superando uno dei principali limiti che hanno caratterizzato tutti i governi degli ultimi anni. Per riuscirci, l’esecutivo sta lavorando su più tavoli contemporaneamente, dall’Albania ad alcuni Stati africani considerati strategici per la gestione dei flussi migratori.

L’Albania è solo il primo tassello

Il protocollo tra Italia e Albania è diventato il simbolo della politica migratoria del Governo Meloni. L’intesa prevede il trasferimento oltre Adriatico di alcune categorie di migranti soccorsi nel Mediterraneo, con l’obiettivo di velocizzare le procedure di identificazione e l’eventuale rimpatrio. Dopo i numerosi ricorsi giudiziari e gli interventi della magistratura, l’esecutivo continua però a difendere il progetto come un modello destinato a fare scuola anche in Europa. Per Palazzo Chigi, infatti, il vero risultato non sarebbe soltanto la gestione dei flussi, ma l’effetto deterrente nei confronti delle partenze irregolari.

Il dossier Africa entra nella fase decisiva

Parallelamente al progetto albanese, il Governo intensifica i contatti con diversi Paesi africani per rafforzare gli accordi di cooperazione in materia migratoria. L’obiettivo è semplice quanto ambizioso: ottenere una maggiore disponibilità ad accogliere i propri cittadini destinatari di provvedimenti di espulsione, riducendo tempi e ostacoli burocratici che oggi rendono estremamente complessi molti rimpatri. Le trattative si intrecciano con il Piano Mattei, attraverso il quale l’Italia punta a rafforzare i rapporti economici e diplomatici con numerosi Stati africani, affiancando agli investimenti anche una collaborazione più stretta sul controllo delle rotte migratorie.

Perché Palazzo Chigi accelera proprio adesso

Il fattore tempo pesa sempre di più. Nei prossimi mesi il tema dell’immigrazione tornerà con forza nell’agenda europea, mentre diversi Paesi chiedono un irrigidimento delle regole comuni e una maggiore efficacia dei rimpatri. Presentarsi a quel confronto con accordi già operativi rappresenterebbe per il Governo un importante argomento politico, sia sul piano interno sia nei rapporti con Bruxelles. Allo stesso tempo, Fratelli d’Italia considera la gestione dell’immigrazione uno dei temi identitari dell’azione di governo e punta a presentare risultati concreti prima delle prossime scadenze elettorali.

Lo scontro politico resta apertissimo

Le opposizioni contestano l’intera strategia dell’esecutivo. Secondo Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, il rischio è quello di esternalizzare la gestione dei migranti senza affrontare le cause profonde delle migrazioni e senza garantire un adeguato livello di tutela dei diritti fondamentali. La maggioranza replica sostenendo che senza un deciso aumento dei rimpatri ogni politica di contrasto all’immigrazione irregolare è destinata a fallire.

È su questo terreno che si giocherà una delle principali battaglie politiche dei prossimi mesi. Perché, al di là degli slogan, il successo o il fallimento della strategia del Governo sarà misurato soprattutto da un dato: quanti migranti irregolari riusciranno davvero a essere rimpatriati.