Perché il caso Delmastro preoccupa davvero Meloni: non è solo una vicenda giudiziaria

Il sottosegretario Delmastro al ristorante Baffo

Il “caso bisteccheria” rischia di lasciare un segno profondo nella legislatura. Non tanto per il contenuto delle conversazioni tra Andrea Delmastro e l’imprenditore Mauro Caroccia, che la Procura di Roma voleva acquisire nell’ambito di un’inchiesta, quanto per il principio politico che la maggioranza ha deciso di difendere.

Il voto della Camera che ha negato l’autorizzazione all’acquisizione delle chat ha infatti trasformato una vicenda giudiziaria in uno scontro istituzionale. Da quel momento il dibattito non riguarda più soltanto Delmastro, ma il rapporto tra magistratura e Parlamento e il confine entro il quale gli investigatori possono acquisire le comunicazioni di un deputato.

Perché Fratelli d’Italia ha scelto il muro

La linea della maggioranza è stata netta fin dall’inizio. Secondo Fratelli d’Italia, quelle conversazioni rientrano nella corrispondenza tutelata dall’articolo 68 della Costituzione e non possono essere acquisite senza l’autorizzazione della Camera. Una garanzia prevista per impedire che l’attività dei parlamentari possa essere condizionata attraverso l’acquisizione delle loro comunicazioni private. Per il centrodestra, quindi, la questione non riguarda il contenuto delle chat ma la tutela di un principio costituzionale destinato a valere per qualunque parlamentare, indipendentemente dal colore politico.

La lettura delle opposizioni

Di segno opposto la posizione delle opposizioni. Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e altri gruppi parlamentari sostengono che quel voto abbia sottratto agli inquirenti uno strumento investigativo potenzialmente utile. Secondo questa lettura, impedire l’acquisizione delle chat significa rendere più difficile il lavoro della magistratura e creare un precedente destinato a pesare anche in futuro. È su questo terreno che lo scontro è diventato politico prima ancora che giudiziario.

Perché il caso pesa anche su Giorgia Meloni

Per Palazzo Chigi la vicenda presenta almeno due profili delicati. Il primo è l’immagine. Ogni volta che il Governo viene percepito come impegnato a difendere un proprio esponente in una vicenda giudiziaria, l’opposizione trova spazio per accusare la maggioranza di voler costruire tutele privilegiate.

Il secondo riguarda il precedente istituzionale. Se il principio affermato dalla Camera dovesse consolidarsi, ogni futura richiesta di acquisizione delle comunicazioni di un parlamentare rischierebbe di trasformarsi in uno scontro politico, indipendentemente dal merito dell’indagine. È proprio questo l’aspetto che rende il caso Delmastro molto più ampio della posizione personale del sottosegretario.

Le chat restano il vero punto interrogativo

Paradossalmente, il contenuto delle conversazioni continua a essere l’unico elemento sconosciuto. La Procura le riteneva potenzialmente utili all’inchiesta e per questo ne aveva chiesto l’acquisizione. La Camera ha negato l’autorizzazione e, di conseguenza, quei messaggi non entreranno nel fascicolo processuale. Non è quindi possibile affermare quale fosse il loro contenuto né quale sarebbe stato il loro effettivo valore investigativo.

Proprio questa assenza di certezze continua però ad alimentare il confronto politico. Da una parte chi ritiene che il Parlamento abbia difeso una garanzia costituzionale irrinunciabile. Dall’altra chi sostiene che la scelta abbia impedito agli inquirenti di verificare fino in fondo un elemento ritenuto rilevante per l’indagine. Ed è questo, più delle stesse chat, il nodo destinato a continuare a dividere la politica italiana.