Draghi lancia il Rhine Group: «L’Europa o cambia o declina». Imprenditori e finanzieri per scuotere un’Unione rimasta ferma

Mario Draghi

Mario Draghi torna a suonare l’allarme sul futuro dell’Europa. E questa volta non si limita a consegnare un rapporto alle istituzioni comunitarie. L’ex presidente della Bce e del Consiglio ha lanciato il Rhine Group, il «Gruppo del Reno», un think tank che riunisce economisti, imprenditori, finanzieri ed ex ministri con un obiettivo dichiarato: trasformare in azione quell’agenda per la competitività europea che Bruxelles ha accolto con grandi elogi, ma applicato soltanto in parte.

Il messaggio che accompagna la nascita del gruppo non lascia molto spazio all’ottimismo: «Non è troppo tardi per cambiare la traiettoria dell’Europa, se muoviamo oggi i passi giusti». Dietro la formula diplomatica c’è una diagnosi severa. Il modello economico europeo sta perdendo terreno, soprattutto nei confronti di Stati Uniti e Cina, e senza un cambio di passo il continente rischia di non riuscire più a finanziare il proprio modello sociale.

Il Rhine Group nasce dall’agenda Draghi rimasta sulla carta

Le radici dell’iniziativa portano direttamente al rapporto sulla competitività europea che Draghi presentò alla Commissione nel settembre 2024. Quel documento indicava investimenti, innovazione, energia, difesa e completamento del mercato unico come passaggi indispensabili per evitare il progressivo declino economico dell’Unione. Due anni dopo, secondo i promotori del Rhine Group, il problema resta sostanzialmente intatto.

«Il modello di crescita europeo si sta esaurendo e siamo sempre più in balia di eventi esterni», avverte il gruppo. Il declino, precisa il documento fondativo, «non è inevitabile», ma rappresenta la direzione imboccata dall’Europa se non arriveranno rapidamente decisioni capaci di invertire la rotta. Il punto più critico riguarda la tecnologia. Tra le cinquanta maggiori aziende tecnologiche del pianeta soltanto quattro sono europee e, secondo il Rhine Group, il continente appare debole praticamente in ogni tecnologia emergente destinata a condizionare i prossimi decenni.

Da Pignataro a Bending Spoons, chi c’è nella squadra di Draghi

Draghi presiede l’iniziativa insieme a Patrick Collison, cofondatore di Stripe. La direzione esecutiva spetta invece all’economista spagnolo ed ex eurodeputato Luis Garicano. La composizione del gruppo rivela però la vera ambizione del progetto: non creare l’ennesimo cenacolo accademico, ma mettere attorno allo stesso tavolo persone che controllano capitali, aziende e tecnologie.

Tra i membri figurano gli economisti Francesco Giavazzi e Lucrezia Reichlin, l’ex ministro Vittorio Colao, Andrea Pignataro, fondatore di ION Group, e Luca Ferrari, cofondatore e amministratore delegato di Bending Spoons. Ci sono inoltre Xavier Niel, Bruno Le Maire, Louis Dreyfus, Michael Miebach e altri protagonisti dell’economia europea. Una squadra che sposta inevitabilmente l’iniziativa anche sul terreno politico, pur senza trasformarla in un partito.

«Così non finanzieremo più pensioni, sanità e difesa»

L’allarme di Draghi e dei fondatori non riguarda soltanto la perdita di qualche punto di Pil. Secondo il Rhine Group, la stagnazione europea rischia alla lunga di mettere in discussione la sostenibilità dello stesso modello sociale del continente. Se l’Europa continuerà a perdere competitività, sostiene il gruppo, diminuirà progressivamente la capacità di finanziare «la difesa, la sanità, le pensioni, l’educazione, gli investimenti nel clima e le reti di salvataggio per chi perde il lavoro».

Per decenni l’Unione ha potuto permettersi una crescita modesta grazie a condizioni esterne favorevoli: commercio internazionale relativamente stabile, energia disponibile, globalizzazione e soprattutto lo scudo militare americano. Quel mondo, però, non esiste più. La competizione cinese, le tensioni geopolitiche e la politica commerciale degli Stati Uniti hanno trasformato quelle che sembravano interdipendenze innocue in vulnerabilità strategiche.

Il messaggio politico a Bruxelles

Ed è qui che il Rhine Group assume un significato che supera quello di un semplice centro studi. Draghi aveva già indicato nel 2024 ciò che l’Europa avrebbe dovuto fare. Ora crea una struttura esterna alle istituzioni per continuare a esercitare pressione affinché quelle indicazioni diventino politiche concrete.

Il bersaglio implicito è l’immobilismo europeo. La Commissione ha fatto proprie almeno formalmente diverse indicazioni del rapporto Draghi, inserendole nella Bussola per la competitività del 2025, ma il mondo produttivo continua a giudicare insufficiente la velocità delle riforme.

Da qui nasce il nuovo tentativo. Il Rhine Group vuole riunire competenze economiche, capitale e industria per riportare competitività e innovazione al centro dell’agenda politica. La conclusione del manifesto è quasi una dichiarazione di battaglia: «L’alternativa è fare ciò che l’Europa ha già fatto in passato: competere». Per Draghi il tempo delle diagnosi, evidentemente, è finito.