Giuseppe Conte e la malattia: «Un fulmine a ciel sereno. Non ho pianto, ho pregato. La compagna Olivia Paladino: «È stata lei a darmi forza».

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte racconta per la prima volta il momento più fragile della sua vita recente: l’intervento chirurgico al Gemelli, arrivato dopo alcuni controlli e trasformato in poche ore in una prova inattesa. L’ex presidente del Consiglio parla di paura, fede, famiglia e lucidità, scegliendo un registro molto diverso da quello del confronto politico quotidiano. «La malattia è stata un fulmine a ciel sereno. Ero entrato in ospedale per alcuni controlli e da un giorno all’altro sono stato operato. La prospettiva non era rosea, poteva diventare davvero tutto complicato. La paura c’era, ma sono rimasto lucido. Non ho pianto ma pregato, lo confesso. Mi hanno dato forza la mia profonda fede e la famiglia», racconta.

Il passaggio segna una delle aperture personali più nette di Conte, che finora aveva mantenuto il massimo riserbo sulle proprie condizioni di salute. Nel racconto emerge un uomo costretto a confrontarsi con la vulnerabilità, lontano dai palazzi e dalle conferenze stampa. La fede, spiega, ha avuto un ruolo decisivo, insieme alla presenza delle persone più vicine.

Il ruolo di Olivia Paladino nei momenti decisivi

Nel racconto dell’ex premier entra anche Olivia Paladino, compagna discreta e sempre rimasta lontana dall’esposizione politica. Conte ricorda il loro incontro, avvenuto quando i rispettivi figli frequentavano le elementari, e descrive un rapporto costruito con prudenza dopo una separazione. «Io venivo da una separazione e andavo cauto, ma quell’incontro si era subito dimostrato importante. Tra noi una grande passione e la voglia di costruire un amore solido in modo cauto e sereno», racconta.

Secondo Conte, Olivia ha avuto un’intuizione decisiva anche nel 2018, quando il suo nome cominciò a circolare per Palazzo Chigi. «Aveva capito per prima che sarei stato premier quando mi chiesero la disponibilità in un incontro con Salvini e Giorgetti», spiega. La stessa presenza gli avrebbe dato forza durante la malattia. «È stata lei a darmi forza anche stavolta», aggiunge, sottolineando come oggi le loro famiglie abbiano costruito un equilibrio stabile: «I nostri figli fanno entrambi la maturità, sono legatissimi fra loro, siamo una famiglia».

La paura durante il Covid e le lacrime per le vittime

Conte torna anche ai giorni più duri della pandemia, quelli in cui guidava il governo mentre il Paese affrontava lockdown, ospedali al collasso, morti quotidiane e decisioni senza precedenti. «È stato un periodo terribile. Non mi sono mai ammalato, ma avevo paura perché se mi fossi fermato sarebbe stato letale», racconta.

L’ex premier rivendica la propria umanità e ammette la commozione davanti al dolore del Paese. «Mi è capitato di piangere. Sono un uomo umile, con i piedi ben piantati per terra, né santo né eroe. Ma in quei giorni trattenere la commozione davanti alle vittime della pandemia, per un uomo normale come me, era impossibile».

Il racconto personale si intreccia così con la stagione politica che più di ogni altra ha definito la sua immagine pubblica. Conte non si presenta come un leader immune dalla paura, ma come un uomo che ha attraversato il potere, la malattia e l’emergenza cercando di restare lucido. È questa la cifra del suo racconto: non l’eroismo, ma la tenuta nei momenti in cui la vita, privata o pubblica, cambia direzione senza preavviso.